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lunedì 22 gennaio 2007

Il tunisino che dà lavoro agli italiani

Oriana Fallaci, intervistata dal «New Yorker», disse «andrò dai miei amici anarchici di Carrara e con un po' di esplosivo la faccio saltare in aria». Parte della popolazione locale ha indetto un referendum per boicottarla. E adesso, le sei di pomeriggio, quarantasette persone stanno facendo al freddo una salsicciata per profanare il terreno su cui dovrebbe sorgere. Ma la storia della moschea di Colle Val d'Elsa, la prima in Italia finanziata interamente da soldi «italiani», contiene un altro paradosso: sono italiani anche gli operai e l'ingegnere che la stanno, materialmente, costruendo. Questa è dunque la storia di un mondo capovolto, a voi decidere se sia per forza un male. «Il capo dell'impresa di costruzioni a cui abbiamo affidato l'opera è un tunisino, si chiama Bouallegue Mounir», informa Mohammed, marocchino, mentre ti fa accedere a piedi scalzi al centro islamico di Colle Val D'Elsa. Ci hanno montato una campagna contro - «la sinistra che finanzia la moschea!», «il Monte dei Paschi che dà i soldi ai musulmani!» - che viene voglia di vedere cosa sia questo centro, nel quale fino a quando non esisterà la moschea continuerà a raccogliersi la comunità musulmana locale. Sessantadue metri quadrati, uno stanzone e un piccolo disimpegno, in terra tappeti rossi a disegno persiano sui quali alla preghiera delle sei e quarantacinque sono riunite sette persone, di cui due bambinetti: è questo ciò che turba le nostre occidentali sicurezze?
Un'ottima inchiesta di Jacopo Iacoboni su La Stampa