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venerdì 5 gennaio 2007

La difesa dell'Intelligenza

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La difesa della razza
Ho aspettato un po' prima di scrivere il post del nuovo anno, nella speranza di poter "ripartire" con toni meno scandalizzati del solito. Dopo soli cinque giorni di attesa, mi sono ricreduto: non è cambiato nulla, anzi. Il 1 gennaio, per esempio, media e quotidiani ci hanno informato che i primi vagiti del 2007 erano "extracomunitari". Il giorno dopo, la sedicente antropologa Ida Magli - che già conosciamo - si sfoga delirando sulle pagine de Il Giornale: "Le caratteristiche di un popolo, di ogni popolo, si tramandano a livello genetico, non soltanto fisico ma anche culturale, perché quelle culturali dipendono per prima cosa da fattori biologici. Il tipo di intelligenza, per esempio, la forma mentis, è con tutta evidenza specifica negli individui appartenenti ai diversi popoli". Nel caso non sia chiaro, la Gerarca de Il Giornale si fa più "accademica": "Nessuno si può sbagliare, leggendo un testo di filosofia di un tedesco, e pensare che Kant avrebbe potuto essere italiano o spagnolo o francese... Lo stesso vale per qualsiasi altra espressione intellettuale. Monteverdi o Bellini o Puccini certamente non avrebbero potuto scrivere la loro musica se non fossero stati italiani, così come non l’avrebbero potuta scrivere Bach o Wagner". Segue il verdetto scientifico all'amatriciana: "L’enorme produzione intellettuale e artistica dell’Europa è dovuta alle differenze fra i suoi popoli, che si sono espresse durante un lunghissimo itinerario storico e in differenze linguistiche, economiche, politiche, religiose, e che ne hanno formato la particolare cultura. Del resto è lo stesso processo che ha sempre seguito la Natura: la differenziazione. L’uguaglianza uccide. Ed è proprio questo che vogliono i nostri governanti: uccidere gli italiani". Anche Magdi Allam si straccia le vesti sul suo forum: "Personalmente questa notizia mi ha preoccupato e, ancor di più, mi sconvolge la reazione sostanzialmente inerte se non addirittura entusiastica dei mass media italiani. Perché il fatto sta a indicare che gli italiani fanno sempre meno figli e che, di questo passo, la popolazione italiana si ridurrà e con essa si logorerà la sua civiltà". Detto da uno che di stirpe italica può vantare solo il passaporto...
Tre anni fa, nella serie intitolata "Le nuove frontiere dell'antisemitismo", ebbi modo di avvertire del pericolo del "razzismo “culturale”, che nasce dalla “difesa” del proprio sistema di valori, della propria cultura e del proprio stile di vita e dal rifiuto o svalutazione di valori, cultura e stile di vita altrui. Sottovalutare e minimizzare questa tipologia di razzismo, o addirittura tollerarla come succede adesso, è alquanto pericoloso: il passaggio dalle differenze “culturali” a quelle puramente “biologiche” o “razziali” è infatti abbastanza breve. Le sue basi “scientifiche” sono in testi come “Sociobiologia. La nuova sintesi” di Edward Wilson (1975), dove l’autore sostiene che i fondamentali comportamenti sociali dell’uomo – quelli legati alla sfera dell’etica, della politica, finanche della religione – sono deterministicamente riconducibili al patrimonio genetico. Ma anche Levi Strauss afferma che “Il ritmo e l’orientamento dell’evoluzione biologica dell’uomo sono determinati in amplissima misura dalle forme di cultura adottate nei vari luoghi, e dai costumi adottati in passato o tuttora prevalenti. Anziché domandarci se la cultura è o non è funzione della razza, scopriamo che la razza – o quanto generalmente si intende con questo termine – è una tra le funzioni della cultura. È la cultura di un gruppo che determina i limiti geografici che esso si assegna o subisce, i rapporti di amicizia o ostilità che mantiene con i popoli vicini”. A modesto parere del sottoscritto, il tentativo di stabilire elementi di intersezione tra biologia e cultura (o il contrario) con ferrei rapporti di causa-effetto, è particolarmente pericoloso e premonitore. D’altronde, l’inesistenza di tale legame è semplicemente dimostrata dal fatto che un bambino indiano, africano o cinese, cresciuto in occidente assorbe tutti i valori e gli ideali occidentali, indipendentemente dalla sua origine". Oggi, tutte le mie previsioni si sono materializzate e sedicenti antropologhe elaborano teorie strampalate su Puccini che non avrebbe scritto la sua musica se non fosse stato italiano. Non vorrei che un giorno qualcuno dicesse che Magdi non avrebbe scritto le sue corbellerie se non fosse stato egiziano. Preferisco pensarlo della stessa stirpe della Magli.