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martedì 16 gennaio 2007

Sul caso "Poligamia"

APCOM - "Mi dispiace che a pagarne le conseguenze a livello mediatico sia una comunità che ha poco a che fare con una vicenda che può essere facilmente strumentalizzata": Sherif El Sebaie, collaboratore de 'Il Manifesto' e redattore di 'Aljazira.it', commenta così il caso "Poligamia" denunciato oggi dal 'Corriere della Sera'. L'opinionista sottolinea che l'aspetto centrale della vicenda non è la poligamia. "Viene fatta luce non tanto sulla poligamia, che è una realtà minoritaria del mondo musulmano, forse più praticata dai convertiti che dai musulmani veri e propri (si intende di nascita, ndr) - afferma El Sebaie interpellato telefonicamente - ma sul fatto che il matrimonio religioso musulmano, poligamico o monogamico che sia, non ha valenza a livello legislativo". Un problema che "la legge sulla libertà religiosa in discussione alla Camera dei deputati stroncherebbe", precisa. "La poligamia è vietata, ma un cattolico può essere sposato e poi convivere con un'altra persona", sottolinea El Sebaie. "Ce l'hanno solo con i musulmani?". "Se il matrimonio islamico, contratto in moschea, avesse valenza a livello legislativo, difficilmente si verifichebbero situazioni come quella denunciata sul Corriere", aggiunge El Sebaie.

"L'obbligo della registrazione del matrimonio contratto in moschea presso i registri comunali farebbe emergere un eventuale rapporto poligamico in corso, permettendo alle forze dell'Ordine di perseguirne il responsabile, ai sensi del Codice Penale che sanziona la bigamia. Allo stato attuale, invece, il matrimonio contratto in una qualsiasi moschea non vale nemmeno la carta su cui è stato stampato, e non può essere impugnato in nessun procedimento penale, lasciando quindi le donne e i bambini frutto di quell'unione senza alcun genere di tutela"."E' facile strumentalizzare un caso che si è consumato nella totale assenza di un quadro normativo chiaro", spiega l'opinionista. "Allo stato attuale, infatti, un musulmano che contrae un cosiddetto matrimonio islamico - non riconosciuto legalmente - è perfettamente equibarabile ad un cristiano che convive sia con la moglie che con l'amante, come succede anche fra i mormoni: e allora perché prendersela solo con gli islamici? La legge sulla libertà religiosa in discussione alla camera che riconosce al matrimonio islamico, purché non poligamico, una valenza legale stroncherà invece alla nascita il problema".