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sabato 24 febbraio 2007

Mo ve lo Dico io...

"Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre..."

Nei dodici punti "prioritari e non negoziabili" del Presidente del Consiglio, approvati da tutti i partiti della maggioranza, sono incluse le materie più “scottanti” in discussione, a parte - è stato sottolineato - i "Dico", diventati ora "materia di dibattito parlamentare". A me preoccupa di più il fatto che siano scomparsi i diritti degli immigrati, poiché questi - a differenza dei "Dico" - sono tuttora "materia di dibattito partitico" all'interno della stessa maggioranza. Figuriamoci quando arriveranno al Parlamento. Speriamo almeno che la Maggioranza faccia in tempo a farli approvare prima di una - Dio non voglia - eventuale seconda caduta. Faccetta nera, aspetta e spera...Detto questo, avrei anch'io qualcosa da dire sui Dico. Sia l'Opposizione che larghi settori della maggioranza affermano, in linea con il parere della Chiesa, che i Dico "sono una minaccia per la società". L'agenzia stampa dei Vescovi italiani ha affermato che "Il testo normativo a proposito dei "diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi" definito e approvato dal Consiglio dei ministri e avviato, ora, verso l'iter parlamentare minaccia di incidere pesantemente - per intenzioni palesi e per conseguenze prevedibili - sul futuro della nostra società nazionale sia dal punto di vista giuridico, sia a livello culturale e di costume sia, infine, nella concreta ricaduta sulla vita delle famiglie italiane".

Personalmente, non credo che i Dico rappresentino questa grande minaccia giuridica, culturale e di costume per la società italiana, già abituata al modello delle convivenze. Questa società, infatti, al pari di numerose altre società nel mondo, ha problemi ben più gravi da affrontare che la convivenza stabile di adulti consenzienti e ciò che ne consegue. Mi riferisco, in particolare, alla scomparsa del "Buon Samaritano", agli abitanti di uno stesso quartiere, ai vicini di casa, alla gente che cammina per strada e che assiste ad un dato evento ma preferisce volgere lo sguardo altrove e non muovere un dito: un fenomeno che dovrebbe preoccupare la Chiesa cento volte più dei Dico, avendo conseguenze ben più prevedibili e una ricaduta ben più pesante sulla vita delle famiglie e il futuro della società. Quanti crimini, fra quelli che si sono verificati recentemente, avrebbero potuto essere evitati se un qualsiasi "Buon Samaritano" fosse intervenuto o almeno avesse chiamato la Polizia? L'ultimo caso è quello del maresciallo dell'aviazione militare in pensione che sentiva le grida d'aiuto di una donna ma preferì non intervenire. Peccato che a chiedere aiuto fosse proprio sua moglie, picchiata a sangue, strangolata, messa in una valigia e buttata come un rifuto dal vicino che abitava nell'appartamento in affitto preso dalla donna, esattamente sopra la sua casa. Tragico scherzo del destino: davanti casa, l'omicida incontra il marito della donna, che lo saluta e che in seguito dirà di essersi addirittura pentito per non averlo aiutato a caricare in auto il pesante bagaglio. Forse sarebbe stato meglio se avesse cercato di aiutare la donna che gridava. Magari avrebbe scoperto che era sua moglie.

Una cosa simile è accaduta anche nel caso della strage di Erba. Il vicino sopravvissuto dirà negli interrogatori di aver sentito "grida disumane" provenire dall'appartamento della famiglia Azouz. Nonostante ciò, non solo non si è mosso e non ha pensato di chiamare la Polizia, ma addirittura disse a sua moglie che si apprestava a portare il cane in giro di non scendere. In seguito tutti si dimenticheranno di questo dettaglio e il sopravvissuto verrà innalzato agli onori della cronaca come colui che cercò di difendere le vittime. E invece è stato proprio il suo consiglio a far sì che la moglie - scesa da casa quando ormai il delitto era stato compiuto e le grida erano scomparse - si trovasse proprio davanti all'assassino in fuga. Ovviamente quest'ultimo non ci pensò due volte prima di sgozzarla. Solo allora il marito accorse in aiuto della moglie, per ritrovarsi a sua volta di fronte al vicino armato che poi ha tentato di sgozzare anche lui, senza accorgersi di non esserci pienamente riuscito. Ora, mi chiedo, anche se il vicino non avesse voluto intervenire all'inizio, pensando che si trattava della solite lite fra i coniugi Azouz, quanto gli sarebbe costato alzare la cornetta del telefono e chiamare i Carabinieri, soprattutto se consideriamo che dall'appartamento provenivano - a detta dello stesso vicino - "grida disumane" e non i soliti schiamazzi della lite coniugale?

In realtà, i casi si sprecano: anche nel caso del bambino albanese torturato a sangue dal convivente della madre, i vicini non sono intervenuti. Eppure, una volta interrogati, tutti confermarono che le torture erano addirittura quotidiane. Ma quante urla, quanti pianti, quanto sangue ci vuole affinché qualcuno prenda la decisione di intervenire, quanto meno allertando le forze dell'ordine? Una variante di questi casi è quella rappresentata dalla scoperta di corpi di anziani morti dieci, otto o cinque anni fa, mumificati o congelati in casa da figli o nipoti che continuano a riscuotere la pensione. Non c'è un famigliare che chieda di loro, un vicino che si preoccupi per la loro totale scomparsa? Alla luce di questo desolante panorama sociale, è ammissibile che esponenti politici - che magari sono divorziati o che convivono - si scaglino contro i Dico? Oggi il Santo Padre ha ricordato che in un mondo e una società «talora chiassosa e violenta», «il cristiano è chiamato a mobilitarsi per far fronte ai molteplici attacchi a cui è esposto il diritto alla vita». E facendo questo conta su «motivazioni che hanno profonde radici nella legge naturale e che quindi possono essere condivise da ogni persona di retta coscienza». Ma qui lo dico e non lo nego: siamo proprio sicuri che le motivazioni condivise trovano profonde radici nella sola "legge naturale" e non nelle più semplici parabole della Bibbia?

"Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?". Quegli rispose: "Chi ha avuto compassione di lui". Gesù gli disse: "Và e anche tu fa' lo stesso".