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venerdì 23 febbraio 2007

Questione di coglioni

Come cittadino straniero residente in Italia, e quindi privo di diritto di voto, il circo politico che si sta esibendo in queste ore dovrebbe lasciarmi alquanto indifferente, se non addirittura divertito. Come già ebbi modo di scrivere su questo blog infatti, "Destra o Sinistra non fa differenza per un extracomunitario, che prima o poi saranno le cifre, i dati e gli interessi economici a parlare per la categoria. Ma ci tenevo a tifare a sinistra, e lo farò ancora fiducioso nella sua vittoria, semplicemente per essere coerente con la mia personalità e la mia cultura". Proprio per questo motivo ho partecipato alle Primarie e ho lanciato la campagna "Adotta il voto di un immigrato" sul blog e sul mio giornale. Sono persino arrivato al punto di dichiarare, sempre su questo blog: "Se Dio :) concederà il potere alla sinistra, ben venga ogni genere di tributi, di tasse e di gabelle e ogni possibile sottomissione materiale (immagino gli elettori di Destra mentre svengono, proprio leggendo questo passaggio, che accomuna la "Sinistra collaborazionista" all'Islam e all'aumento tasse), in cambio - non dell'autorità sulla fede, che sono laico - ma della nostra dignità come immigrati, che ancora non possono fregiarsi del titolo di coglioni".
Ma siccome coglioni non lo siamo fino in fondo, almeno non ancora, scrissi anche - una volta arrivata la Sinistra al potere - che "Dell’uomo di sinistra ho il vizio di ragionare con la mia testa", facendo "alcune osservazioni su ciò che stiamo consentendo che accada". Erano i tempi della guerra in Libano, e non potevo non prendere atto di come "il comportamento del nostro gruppo dirigente nazionale sulla crisi israelo-libanese abbia deluso tantissimi militanti ed elettori, e che abbia scioccato tantissimi altri". Già all'epoca intuii la gravità di quanto stava accadendo puntando il dito contro la politica estera di questo esecutivo: "Rischia di essere, sinceramente, la "goccia che ha fatto traboccare il vaso". Fare finta che la realtà non sia questa è da equiparare ad un vero e proprio suicidio politico, dalle conseguenze incalcolabili". Poco tempo dopo, il Ministro D'Alema si recò in Libano, e mi consentì di tirare un sospiro di sollievo: "Bene ha fatto quindi il ministro degli Esteri D’Alema, quando è andato – in compagnia di un ministro Hezbollah - a vedere con i propri occhi la distruzione provocata dall’esercito israeliano in Libano, restituendo al popolo italiano una visione corretta ed obiettiva del panorama politico e dell’opinione pubblica libanese del dopo-guerra. Con la sua visita e le sue parole, il ministro D’Alema ha parzialmente ricostituito il prestigio italiano in Medio Oriente, andato completamente distrutto negli ultimi anni, ponendo le basi per una proficua collaborazione tra il Libano e l’Italia sotto l’egida dell’ONU. Ma, cosa ancora più importante, ha rimediato alla sconcertante presa di posizione a favore dell’aggressione israeliana espressa da questo governo all’inizio del conflitto, restituendo a questo esecutivo la dignità, l’equilibrio e l’obiettività di sinistra".
Non immaginavo di certo che sarebbero accadute cose ancor più gravi in seguito, cose che riguardano da vicino non solo l'immagine dell'Italia nel mondo, ma la sua stessa sovranità nazionale: il mancato inoltro delle richieste di estradizione per gli agenti CIA coinvolti nel sequestro di un cittadino straniero sul suolo italiano e il totale menefreghismo con cui è stata accolta la manifestazione contro la base statunitense a Vicenza, tanto per fare due esempi piccoli piccoli. In questi momenti tragici però, non intendo girare il coltello nella piaga. Mi limito a riportare le considerazioni che feci su queste pagine in tempi non sospetti, ma che - ancora una volta- si rivelano profetiche: "La Sinistra non si faccia tante illusioni: la sua vittoria "di misura" alle ultime politiche non è affatto “un segno dei tempi”. Sarebbe il caso di rendersi conto, una volta per tutte, che molti sono andati a votare Unione "turandosi il naso" per evitare altri cinque anni di Destra. Ma la magia non funzionerà sempre e, come ha detto Paolo Cento dei Verdi in occasione della marcia pacifista per commentare il comportamento di alcuni nostri leader: "Attenti che a tirare troppo la corda poi la corda si spezza". Gli elettori non hanno votato a Sinistra per vederla appiattita sulle posizioni della Destra e meno che mai per vedere il nostro gruppo dirigente manifestare assieme ad essa. (...) Gli elettori, se avessero voluto il bipartisanesimo, avrebbero continuato a votare la coalizione uscita sconfitta alle elezioni. Hanno votato invece per avere un governo capace di atti di coraggio come quello spagnolo, un governo socialista e democratico, non una copia malriuscita dello scorso esecutivo. A forza di tentare di conquistare il voto “moderato”, l’unico risultato che la Sinistra riuscirà ad ottenere sarà quello di perdere il voto che le ha consentito di guidare oggi le sorti del paese".