Notizie

Loading...

domenica 18 febbraio 2007

''Sono un bastardo albanese''

Avvertenza sul falso manifesto elettorale che accompagna l'articolo: Leggi qui.
I media italiani ci hanno abituato a indicare la nazionalità dei criminali coinvolti nei vari episodi di cronaca nera. Tant'è vero che oggi molti italiani sono soliti indicare ogni specifica attività criminale affibiandole subito dopo una qualifica etnica o religiosa. Uno spacciatore? Marocchino. Un rapinatore? Rumeno. Una banda? Albanese. Uno sgozzatore? Musulmano. Quando si tratta, però, di crimini commessi da italiani, di nazionalità e confessione professata, sui giornali, non se ne vede manco l'ombra. In questo modo rimane nel lettore il dubbio che a commettere l'efferato delitto sia stato comunque un marocchino, tunisino, albanese o altro.

Un esempio lampante di questa particolare situazione si evince analizzando gli articoli di cronaca che hanno trattato il caso del bimbo di quattro anni martoriato dalla madre e dal convivente con sevizie sessuali, cinghiate sulla schiena, acqua bollente e via discorrendo. Se non fosse per la totale assenza di indicazioni riguardo la nazionalità dei due adulti e per il particolare razzista, consistente nel costringere il bimbo a ballare fino allo sfinimento mentre si tira da solo i capelli dicendo di sè "Sono un bastardo albanese", essendo - come riporta la stampa - "nato da una relazione che la donna, trentenne, aveva avuto con un immigrato albanese prima del legame col compagno attuale, un giovane di 28 anni", un lettore medio - specie se non attento all'interpretazione del singolare modo di agire della stampa italiana - penserebbe che i due genitori, o almeno il convivente, fossero per esempio due rumeni, o due tunisini che ce l'hanno con gli albanesi.

Vediamo per esempio come L'Ansa comunica la notizia: "Era picchiato e massacrato, ma anche costretto a ballare dinanzi al suo aguzzino, il convivente della madre, dicendo di sé "Sono un bastardo albanese", il bambino di quattro anni, sottratto alla madre e al suo compagno una settimana fa". La Repubblica: "Sul suo corpicino di quattro anni, porta i segni delle sevizie che la madre e il suo convivente gli praticavano oramai da un paio di mesi". La Stampa: "Veniva sottoposto a torture indicibili il bambino di quattro anni la cui madre e il suo convivente sono stati arrestati dai carabinieri". Il Giorno: "Sarebbe stato seviziato dalla madre e dal convivente, il bimbo di quattro anni ricoverato giorni fa all'ospedale «Sacro Cuore di Gesù» di Gallipoli con segni di percosse e scottature alla testa". La Gazzetta del Mezzogiorno: "Sarebbe stato picchiato e seviziato dalla madre e dal suo convivente. I due sono stati arrestati ieri dai Carabinieri". E così via. Su nessun quotidiano viene indicata la nazionalità o origine dei genitori, in particolare del convivente che vanta un curriculum penale di tutto rispetto, con precedenti per spaccio, rapina, prostituzione minorile e da poco uscito dal carcere.

In realtà, questo dovrebbe essere il modo corretto per affrontare simili casi sulla stampa. Nazionalità e religione professata non hanno né devono avere a che fare con il comportamento di qualche criminale squilibrato. Ma i media italiani, su questo particolare tema, fanno un'eccezione grande come una casa: se i due adulti coinvolti fossero di qualsivoglia altra nazionalità extracomunitaria, questa avrebbe campeggiato in bella vista vicino ai termini "genitori", "adulti", "coppia", "madre" e "convivente". In questo caso, invece, essendo probabilmente italiani gli adulti coinvolti, un quotidiano come La Stampa li indica, molto prosaicamente, come "I due giovani". Fa eccezione un unico quotidiano, che si affretta a sottolineare almeno l'origine della madre: La Padania. La cosa ovviamente ha destato sospetto nel sottoscritto: La Padania non si mette mica tutti i giorni a denunciare i casi di maltrattamenti su bimbi di origine extracomunitaria, specie se commessi da italiani. Un dubbio chiarito una volta arrivato alla quarta riga: "un bambino di soli quattro anni, vittima dei genitori, una donna pugliese di 30 anni e il suo convivente di 28".