Notizie

Loading...

lunedì 26 marzo 2007

Chi è causa del suo mal...

Quella legge un manifestante immigrato l'ha definita per quello che effettivamente è: "una legge punitiva, che ricorda le leggi razziali fatte dai nazisti contro i commercianti ebrei". Io dico di più: dal 22 marzo, la Regione Lombardia pratica la pulizia etnica.

Con la scusa dell’entrata in vigore delle nuove regole per le grandezze delle cabine, della sala d’attesa o dei servizi igienici applicabili a phone Center già esistenti, verranno chiusi il 90 % dei centri telefonici operanti in Lombardia: 3.000 posti - 700 nella sola Milano - e in tutto circa 10.000 persone, prevalentemente immigrate, rischiano di non vedersi rinnovato il permesso di soggiorno. Ma oltre un provvedimento xenofobo, si tratta anche di una grave violazione del diritto alla comunicazione e all'occupazione. Proprio i difensori della famiglia tradizionale, ha ricordato Arturo Squassina, consigliere Ds, si ostinano a negare che i componenti di famiglie divise dalla lontananza possano parlare tra di loro. Proprio i promotori del libero mercato, i suoi esteti, negano la possibilità agli imprenditori di mettersi in regola, di trovare un equilibrio economico per le loro attività. Nel pomeriggio di ieri alcune centinaia di immigrati di varie etnie hanno sfilato per il centro di Milano. Qualcuno sta facendo lo sciopero della fame.

Si tratta - come cita l'agenzia Zeus News - di "un provvedimento difficilmente interpretabile fuori da una logica xenofoba, come quella che punta a chiudere moschee e scuole islamiche, che anima la giunta regionale di centrodestra che ha emanato la legge e che si abbatte su un settore di attività commerciali legali rovinandolo, cosa che fa a pugni con le istanze liberiste e proimprenditoriali della destra italiana". Nel caso qualcuno abbia dei dubbi in merito, basta leggere le dichiarazioni di Giosuè Frosio, consigliere regionale della Lega, pronunciate durante la seduta della commissione chiamata ad esaminare un eventuale proroga, ovviamente non concessa: «Beh, io vi dico una cosa: sotto il profilo sanitario sono contentissimo, osti, che ci siano i vincoli non di due o di tre bagni, cinque! Sapete che loro hanno un modo diverso di rapportarsi al bagno… io non vorrei mai entrare in un bagno frequentato da un egiziano o da un arabo perché non è il mio stile di vita, fortunatamente. Con tre, uno lo riservi ad un povero cristo come me che usa ancora il bagno tradizionalmente». Eppure a me risulta che nello stesso periodo in cui gli egiziani facevano uso dei servizi igienici e gli arabi frequentavano gli hammam, altri dondolavano dagli alberi come scimmie pensando che i loro rifiuti corporei fossero commestibili.

E' ben noto che in Italia uno straniero su quattro vive in Lombardia. Il dato non è nuovo, e viene riconfermato anno per anno dal Rapporto dell’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità. Negli ultimi 5 anni la popolazione straniera in Lombardia è raddoppiata: nel 2001 gli stranieri provenienti dai cosiddetti “Paesi a forte pressione migratoria” erano meno del 5% della popolazione, oggi sono 860mila e rappresentano il 9%. Gli stranieri che in Lombardia esercitano un’attività in proprio sono 64mila: nel 15,3% dei casi, hanno aperto uno o più call center. Questa è la realtà che la legge regionale vuole colpire. Con un provvedimento perfettamente legale, e apparentemente di buon senso, si toglie ai lavoratori autonomi la loro attività. L'espulsione segue automaticamente.
Il lavoratore autonomo è, evidentemente, la categoria più invisa ai nemici dell'integrazione. Un lavoratore autonomo non deve sottostare ai ricatti e alle pressioni del datore di lavoro di turno. Non deve accettare le condizioni umilianti e i soprusi di chi ne detiene il futuro con un contratto di assunzione. E', in un certo senso, padrone del proprio destino. Teoricamente, basterebbe dimostrare un redditto sufficiente e pagare le tasse per vedersi rinnovato il permesso. Eppure a molti lavoratori autonomi viene negata persino la carta di soggiorno - quella che dura dieci anni ed è quasi un documento definitivo per la permanenza - per cavilli assurdi. Tipo l'obbligo di iscrizione alla Camera di Commercio o ad un albo professionale, mentre sono numerose le professioni autonome che non necessitano di tale iscrizione. La legge Regionale risolve il problema a monte: obbliga il cittadino straniero ad abbassare le saracinesche.

In realtà non dovrei scandalizzarmi più di tanto. Se alcune regioni italiane sono interessate a bloccare le attività degli extracomunitari e ad espellerli, faccia pure. Si ricordino solo che i circa 3 milioni gli immigrati regolari in Italia (oggi sono quasi quattro) hanno dichiarato, nel 2006, redditi per oltre 21 miliardi di euro. Su questi hanno versato tasse per quasi 2 miliardi. Il reddito derivante da attività d'impresa è di 1 miliardo e 190 milioni. Quello da lavoro autonomo 700 milioni di euro. In testa si colloca la Lombardia con 459.758 modelli F24 nel 2004. Gli immigrati rappresentano dunque non solo una realtà sociale ma anche economica e secondo calcoli fatti di recente dal Governo circa il 5% del sistema economico italiano può esser ricondotto alla presenza di milioni di lavoratori stranieri. Quando penso che il sito della Regione Lombardia è costato 1.291.513 euro (790 mila finanziati dallo Stato), mi chiedo come farebbero a coprire i buchi, in assenza di immigrati. Ma tanto chi se ne frega. Problemi loro. Chiudano pure.