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giovedì 8 marzo 2007

Intervista a Hans Küng

Hans Küng è un teologo e sacerdote cattolico svizzero. Suo è il Progetto per un’etica universale (Projekt Weltethos), che si basa sulla convinzione secondo cui le religioni potranno dare un contributo effettivo alla pace nel mondo solo se troveranno un accordo su una base etica comune, costituita da valori, norme e principi condivisi da tutte. La Fondazione Weltethos (Etica mondiale), creata nel 1995, si prefigge di promuovere il raggiungimento di tale obiettivo. L'ultima pubblicazione di Küng è Islam, Ed. Rizzoli, 2005.

Cristianesimo, Ebraismo e Islam hanno radici comuni in Adamo e Abramo, credono nel Dio unico e conoscono l’esortazione all’amore per il prossimo. Perché dunque si registrano oggi delle tensioni tra queste religioni?

I musulmani non hanno mai dimenticato, fino a oggi, le cinque grandi fasi di conflitto che ci sono state tra islam e cristianesimo. Le conquiste musulmane hanno portato, nel 7. e nell’8. secolo a un duro confronto con Bisanzio (l’Impero romano d’Oriente) e con la Spagna. Nel 12. secolo ci sono state le Crociate, e più tardi l’espansione ottomana con la conquista di Costantinopoli. Il quinto grande scontro, conseguenza del colonialismo, ha portato all’estendersi del predominio delle potenze cristiane dal Marocco all’Indonesia.

Ma quelle non sono state guerre di religione…

In parte sì, invece. Entrambi gli schieramenti hanno fatto riferimento anche a motivi teologici: da parte musulmana si parla di jihad, da parte cristiana dell’idea di crociata. Anche negli scontri più recenti, che si concentrano in modo particolare intorno alla questione palestinese, sono in gioco, da tutte le parti, motivazioni religiose. Le religioni non sono la causa di quei conflitti, ma sono in grado di dare ad essi delle dimensioni che possono portare al fanatismo.

…e perciò l’islam viene dipinto, in Occidente, come il nemico.

Soprattutto negli Stati Uniti viene alimentata e diffusa, con ogni mezzo, l’immagine di un islam ostile e nemico. Un tempo c’era un anticomunismo ideologico, oggi c’è una islamofobia ideologica.

Nel quadro di una situazione così tesa, come è possibile promuovere gli elementi che uniscono le religioni?

La maggioranza dei musulmani dovrebbe sapere, malgrado tutto, che il Dio a cui rivolge le proprie preghiere è lo stesso al quale rivolgono le loro preghiere anche cristiani ed ebrei. “Allah” non è il nome di un Dio musulmano, bensì il nome arabo che anche i cristiani arabi usano per rivolgersi a Dio nelle loro preghiere cristiane. La maggioranza dei musulmani dovrebbe sapere che Isa (Gesù) riveste un ruolo importante nel Corano. Molti cristiani ignorano invece che molte narrazioni cristiane si trovano anche nel Corano: nel libro sacro musulmano c’è ad esempio il racconto del Natale. Entrambe le religioni si rendono conto, poco per volta, che sul piano etico sussistono norme e valori etici comuni. Si tratta di norme e valori che ho sottolineato nel mio Progetto per un’etica universale (Projekt Weltethos).

Crede che sottolineando gli elementi che islam e cristianesimo hanno in comune si possa trovare la chiave per permettere l’integrazione?

Il clima di paura e diffidenza che regna oggi, nel quale ogni musulmano è indicato come un potenziale terrorista, non rende certo facile il processo di integrazione. Molti musulmani non si sentono accettati in Svizzera. Questa situazione non migliorerà finché non saremo in grado di sottolineare anche gli elementi che abbiamo in comune. Fortunatamente questo è un processo che qua e là è già iniziato, ad esempio nell’ambito dell’insegnamento della religione nelle scuole.

L’islam vive ancora in una fase preilluminista, questo non preclude la possibilità di un vero dialogo con il cristianesimo?

Non dimentichiamo che anche la chiesa cattolica ha accettato il cambio di paradigma introdotto dalla Riforma e dall’Illuminismo solo nel 20. secolo, all’epoca del Concilio Vaticano II. L’islam si trova oggi di fronte alla stessa necessità di passare attraverso un processo di riforma e deve fare i conti con l’Illuminismo. Questo cambiamento comporterà l’adozione di una lettura storico-critica del Corano, l’accettazione dei diritti umani e l’introduzione del principio della separazione tra stato e religione.

Che cosa possono imparare i cristiani dai musulmani?

Che la religione non è una questione esclusivamente privata, ma dovrebbe avere delle conseguenze sul comportamento dell’individuo nella società. Che la fede nel Dio unico non dovrebbe essere oscurata dai culti dedicati ai santi e nemmeno da un’eccessiva concentrazione sul Cristo, che eleva Gesù allo stesso livello di Dio.

E che cosa possono imparare i musulmani dai cristiani?

Il messaggio di Gesù. Proprio certi accenti contenuti nel Sermone sul monte – il perdono, l’amore per i nemici, la costruzione della pace – contribuiscono a chiarire la figura e il messaggio di Gesù. L’islam può inoltre imparare dal cristianesimo che oggi non è più possibile sostenere l’identificazione tra stato e religione, quella identificazione che è stata promossa a lungo anche dal cristianesimo. La persona di fede può accettare pienamente una società secolarizzata e vivere, in essa, il proprio impegno. In Turchia si sta sperimentando, in questi anni, il modello di una democrazia islamica. Al di là della questione dell’eventuale entrata della Turchia nell’Unione Europea, si tratta di un esperimento che merita di essere seguito con attenzione.

(intervista a cura di Matthias Herren, Saemann; trad.it. P.Tognina)