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venerdì 16 marzo 2007

L'Islamologo Tuttofare nasconde i fatti? (2/2)

Scrivevo quindi, l'altro giorno, che Marco Travaglio era a Torino per presentare il suo ultimo libro, "La scomparsa dei fatti". In presenza del folto pubblico accorso alla Feltrinelli per ascoltarlo, a Travaglio fu chiesto cosa pensava di Magdi Allam, da lui definito nella sua ultima fatica come "Islamologo tuttofare", e soprattutto cosa pensava del fatto che quest'ultimo si apprestasse a "scendere in campo" con un movimento proprio, il cosiddetto "Movimento per la vita e la libertà". Travaglio ha riassunto la sua risposta in poche battute significative: "Magdi Allam? Mi ricorda Michael Jackson. Si sbianchetta continuamente come lui. E' nato musulmano ma la cosa gli pesa, quindi fa di tutto per smarcarsene. Un'altra di quelle mosche cocchiere: ha un solo articolo in cassetto e ripropone sempre quello". Per quanto riguarda invece il cosiddetto "Movimento per la vita e per la libertà", Travaglio è stato lapidario: "Sinceramente non vedo le edicole transennate quando viene pubblicato un editoriale di Allam sul Corriere". Qui finisce l'opinione di Travaglio sul personaggio e teoricamente non si dovrebbe aggiungere altro. Ma, come ben sapete, su questo caso particolare non mi posso tirare indietro per una serie di motivi: tanto per incominciare, io e Allam condividiamo - anche se a distanza di tempo e con un po' di varianti - un'esperienza di vita, che è quella della nascita in Egitto, la Scuola Salesiana del Cairo, l'immigrazione in Italia e la collaborazione con Il Manifesto.

E poi è praticamente impossibile parlare di Islam in Italia senza menzionare il Vicedirettore onorario del Corsera che occupa tuttora saldamente la sua posizione come editorialista del quotidiano più venduto d'Italia, pur avendo confessato sul suo ultimo libro, "Io amo l'Italia" (E evidentemente voi no, aggiungo io), di ambire alla posizione di "Ministro per l'immigrazione e l'integrazione" della Repubblica Italiana. La cronaca dettagliata dei suoi tentativi di ottenere il suddetto incarico dal Presidente Berlusconi è riportata nel suo libro: sei mesi di pressione sul leader della Casa della Libertà e sui suoi collaboratori per inventarsi un dicastero da cui dettar legge sui destini degli sfigati che dovranno avere a che fare con la struttura da lui guidata. Fortunatamente non solo i tentativi di Allam sono falliti, ma le elezioni sono state vinte dalla coalizione di centro Sinistra che persegue una politica completamente diversa in materia di immigrazione. Ora, se fossimo in un'altro contesto, magari più serio, Magdi Allam avrebbe dovuto dimettersi, fondare il suo movimento e candidarsi alle prossime elezioni. E invece sembra che continui ad usare il Corriere come un mezzo di propaganda personale, per accreditarsi presso un pubblico di intolleranti e/o di malinformati come l'immigrato che salverà l'Italia dalle grinfie dei musulmani che lui sembra conoscere così bene.

Effettivamente è impossibile non pensare di Allam ciò che pensa Travaglio. Prendiamo in considerazione il suo ultimo editoriale sulla moschea di Via Padova a Milano. Lasciamo pure da parte la solita manfrina sull'UCOII: come Travaglio ha avuto modo di dire, se rileggessimo gli articoli pubblicati da Allam in questi ultimi tre anni, ci renderemo conto abbastanza agevolemente che non sono nient'altro che varianti dello stesso, identico, unico tema. Si tratta di un'osservazione di natura puramente "professionale" e non vuole avere nessuna implicazione politica: se l'UCOII venisse effettivamente tolto di mezzo, Magdi Allam non saprebbe più di cosa scrivere. Ma l'aspetto tragicomico della faccenda è che nonostante i continui avvertimenti a mezzo stampa di Allam, il mondo politico - incluso quello di Destra a cui lui stesso fa riferimento - non sembra prenderlo sul serio, il che rende i suoi sforzi doppiamente inutili.

Se lasciassimo quindi da parte i primi due paragrafi, quelli sull'UCOII appunto, che non aggiungono nulla di nuovo a ciò che ormai abbiamo imparato a memoria, il resto dell'editoriale è un capolavoro di autolesionismo, di allarmismo ingiustificato, di diffusione di pregiudizi e sentimenti xenofobi e mi meraviglia moltissimo che la Redazione del Corriere permetta una simile vergogna. Fra le ragioni sbandierate da Allam per impedire il "trasloco" della moschea, c'è " l’atteggiamento tendenzialmente ostile degli italiani" dovuto ad "un’immediata ragione economica: laddove sorgono le moschee, si creano dei ghetti islamici e il prezzo delle case crolla". Una considerazione inqualificabile: l'unico motivo per cui si creano dei ghetti islamici e il prezzo delle case crolla è che i proprietari italiani, appunto, stipano gli islamici in questione, al ritmo di centinaia e centinaia di euro a persona, in decine di vani che poi non vengono ristrutturati. E poi ammesso che non sia cosi, se fossi italiano, e venissi descritto, magari da un parvenu incontrato per strada, come uno tendenzialmente ostile alla presenza di un luogo di culto per un'immediata ragione economica, facendo la figura barbina dell'avaro di Molière, mi offenderei. Non parliamo poi della propaganda negativa e spaventevole con cui individui come lo stesso Allam investono quotidianamente i luoghi di culto islamici, dipingendoli come centrali di indottrinamento all'odio e al terrorismo.

Come se ciò non bastasse, Allam "aggiunge a tutto ciò un flusso quotidiano di musulmani, favorito dalla fermata della metropolitana di Cascina Gobba e dalla tangenziale Est, che potrebbe raggiungere 2 o 3 mila unità il venerdì", il che "rischia di accentuare la perdita di identità del quartiere che ha la più alta densità di immigrati, accrescere la microcriminalità, incentivare l’esodo degli autoctoni e sfociare nella formazione di un ghetto straniero". Sembra che Allam voglia limitare gli spostamenti dei musulmani, riducendo il loro accesso ai mezzi di trasporto pubblico. Magari istituendo delle carrozze separate a numero chiuso o persino dei vagoni piombati targati "sola andata". E poi sorge spontanea la domanda: perché la presenza dei musulmani farebbe "accrescere la microcriminalità"? I musulmani sono forse tutti o in maggioranza criminali per definizione? E poi in che senso il flusso quotidiano di musulmani potrebbe "accentuare la perdita di identità del quartiere"? Respirandone l'aria? Comprando al mercato? Vendendo dei tappeti e del tè verde? E poi di quale identità sta parlando questo immigrato egiziano, musulmano, figlio di genitori entrambi egiziani e musulmani, naturalizzato cittadino italiano non più di vent'anni fa, che non fa altro che sbandierare la scimitarra dei pregiudizi nei confronti degli immigrati musulmani? Un po' di senso della realtà no, eh?