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martedì 24 aprile 2007

Daniel Pipes e l'Opzione spiacevole (I)

Daniel Pipes, membro di vari think tank neoconservatori, è uno dei più rabbiosi agitatori anti-musulmani negli Stati Uniti. Ha fondato il Middle East Forum, il cui scopo è di "promuovere gli interessi americani" attraverso pubblicazioni, attività di ricerca, di consulenza, di coinvolgimento dei media e di istruzione pubblica e in seguito è stato designato da George Bush a far parte del cosiddetto "Consiglio dell'Istituto per la Pace" (sic). Il Forum da lui diretto pubblica due periodici: il Middle East Quarterly e il Middle East Intelligence Bulletin e sponsorizza Campus Watch, un progetto che ha l'obiettivo di "passare in rassegna, recensire e perfezionare gli studi sul Medio Oriente". Per meglio inquadrare il personaggio, basti notare che nonostante la guerra in Irak, Afghanistan, Libano, ecc, egli osservi che "Tenendo conto del limitato impatto (sic) che nel 2001 sortì la perdita di 3.000 vite e basandomi sulla mia ipotesi di "imparare dagli omicidi", secondo la quale la gente si rende conto dell'Islam radicale solo quando il sangue scorre nelle strade, prevedo che un efficace profiling (dei passeggeri musulmani sugli aerei, ndr) entrerà in vigore solo quando subiremo la perdita di un ancor più elevato numero – poniamo 100.000 – di vite di cittadini occidentali".
Sul suo sito web, vengono riproposti i suoi articoli, spesso tradotti in italiano (forse più delle altre lingue), che cercherò di riassumere in poche citazioni. Nonostante possa apparire riduttivo l'estrapolazione di frasi da un contesto più ampio, le ritengo infatti ampiamente sufficienti per cogliere il pensiero del personaggio: "Questo è ciò che io chiamo la sindrome da jihad instinct, in base alla quale dei tranquilli musulmani diventano all'improvviso violenti. Il che genera la terribile ma legittima conseguenza di diffidare di tutti i musulmani. Chi può sapere da dove verrà il prossimo jihadista? Come si può avere la certezza che un musulmano rispettoso della legge non esploda di punto in bianco in una furia omicida? Sì, è vero, queste percentuali sono molto basse, ma sono sproporzionatamente molto più alte rispetto ai casi riscontrati tra i non-musulmani". In un altro articolo egli osserva,"Innanzitutto, giacché i terroristi islamisti sono tutti musulmani, che occorre focalizzare l'attenzione sui musulmani". Quindi, "Il fatto spiacevole, dovuto a una combinazione di inezia, diniego, codardia e correttezza politica, è che i servizi di sicurezza degli aeroporti occidentali – con la sola eccezione di quello israeliano – continuano a cercare sopratutto i mezzi utilizzati dal terrorismo, ignorando in gran parte i passeggeri".
Per questo motivo, egli cita con entusiasmo che "il 55 per cento dei britannici è a favore dell'utilizzo di profiling dei passeggeri in cui si tenga conto del "background o dell'aspetto", mentre solo il 29 per cento è contrario. Lord Stevens, ex capo di Scotland Yard, approva l'idea di focalizzare l'attenzione sui giovani uomini musulmani. Il quotidiano britannico Guardian riporta che "alcuni paesi dell'UE, in particolar modo Francia e Paesi Bassi, desiderano (…) introdurre precisi controlli sui viaggiatori musulmani" aggiungendo che "Un politico del Wisconsin e altri due dello Stato di New York si sono detti favorevoli all'utilizzo di profiling del genere. Bill O'Reilly, conduttore di Fox News, suggerisce che i passeggeri musulmani di età compresa tra i 16 e i 45 anni "devono tutti rispondere a delle domande" poste dal personale addetto alla sicurezza aeroportuale. Mike Gallagher, uno dei più famosi conduttori di talk-show radiofonici, desidera che vengano istituiti negli aeroporti "appositi posti di controllo per i musulmani". Un autore propone perfino di imbarcare "su un aereo i musulmani, e far salire tutti gli altri su di un differente aeromobile". Mi sembra che questo basti per capire di chi stiamo parlando: la versione oltre-oceano, e proprio per questo più pericolosa, del Magdi Allam nostrano che dalle pagine del Corriere ci informa che "Tra una legittima emozione calcistica e una sacrosanta vacanza al mare, forse vale la pena soffermarsi sulla realtà dell’inquilino della porta accanto e che potrebbe condizionare il nostro futuro". Ovviamente parlava di un ipotetico inquilino musulmano.