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mercoledì 25 aprile 2007

Daniel Pipes e l'Opzione spiacevole (II)

Daniel Pipes respinge ogni accusa di razzismo, giacché "Il razzismo riguarda esclusivamente le questioni razziali e non i punti di vista in merito all'immigrazione, alla cultura, alla religione, all'ideologia, all'applicazione della legge o alla strategia militare". Questa è una variante particolarmente elaborata della tipica argomentazione usata da tutti i razzisti - il famigerato "Non sono razzista ma..." - secondo la quale il razzismo riguarda solo le questioni di "superiorità e inferiorità" legate all'ascendenza "biologica" e non i riferimenti equivalenti alle culture, religioni ecc. E dal momento che i musulmani appartengono a razze diverse, ecco che il problema "Razzismo" non sussiste.
In realtà, basterebbe controllare un qualsiasi dizionario per dissipare i dubbi. Sebbene il termine "Razzismo" indichi "l'insieme degli orientamenti e degli atteggiamenti che distinguono razze superiori da razze inferiori", esso è, per estensione, "ogni atteggiamento discriminatorio variamente motivato nei confronti di persone diverse per categoria, estrazione sociale, sesso, opinioni religiose o provenienza geografica". E quindi, anche se i musulmani appartengono a razze diverse, il solo fatto di prendersela con loro in quanto musulmani, e cioè per la fede che essi professano, è nient'altro che razzismo. Lo stesso vale, ovviamente, nel caso qualcuno focalizzasse le proprie attenzioni sugli arabi, e cioè su una particolare provenienza geografica del più ampio mondo islamico. Come discendente di una famiglia ebraica polacca, scappata negli Stati Uniti nel 1939, Pipes dovrebbe essere il primo a rendersene conto. Ma ovviamente non lo fa.
Durante il periodo buio del Nazismo, il Reich applicava una "politica razziale" basata su una discriminazione religiosa e culturale. Il concetto di "Razza inferiore" coincideva, di fatto, con "l'essere ebrei". E anche se gli ebrei appartengono a razze diverse (basta pensare che ci sono ebrei russi come ebrei etiopi e che il Reich se la prendeva con gli ebrei francesi, italiani e polacchi senza fare distinzioni), nessuno - ancora oggi - si è sognato di dire che il "razzismo non c'entrava". Quindi non è affatto vero, come dice Pipes che "Il razzismo riguarda esclusivamente le questioni razziali e non i punti di vista in merito (...) alla cultura, alla religione". E questo Pipes lo sa benissimo: in effetti basterebbe sostituire la parola "Ebrei" a "Musulmani" nei suoi articoli per ottenere pezzi degni di Hitler, Goering e Goebbels messi assieme.
Immaginate se qualcuno avesse scritto, dopo l'attentato fallito a Hitler - per addossare la colpa agli ebrei e non agli ufficiali della Wehrmacht - che tale evento "genera la terribile ma legittima conseguenza di diffidare di tutti gli Ebrei. Chi può sapere da dove verrà il prossimo attentatore? Come si può avere la certezza che un ebreo rispettoso della legge non esploda di punto in bianco in una furia omicida? Sì, è vero, queste percentuali sono molto basse, ma sono sproporzionatamente molto più alte rispetto ai casi riscontrati tra i non-Ebrei". Immaginate se qualcuno avesse scritto, all'epoca o persino oggi, che "il 55 per cento dei tedeschi è a favore dell'utilizzo della schedatura dei viaggiatori in cui si tenga conto del "background o dell'aspetto", o che Herr Franz, ex capo della Gestapo, "approva l'idea di focalizzare l'attenzione sui giovani uomini ebrei" o che "Il quotidiano tedesco Spiegel riporta che "alcuni paesi del Reich, in particolar modo Francia e Paesi Bassi, desiderano (…) introdurre precisi controlli sui viaggiatori ebrei". Non si sarebbe parlato, ancora oggi, di razzismo nazista e di antisemitismo?
Oppure immaginate che Herr Markus, conduttore di Radio Berlino, suggerisce che i passeggeri ebrei di età compresa tra i 16 e i 45 anni "devono tutti rispondere a delle domande" poste dal personale addetto alla sicurezza". O che Klaus, uno dei più famosi conduttori di talk-show radiofonici, desidera che vengano istituiti nelle stazioni "appositi posti di controllo per gli ebrei". O che un autore propone perfino di imbarcare "su un treno gli ebrei, e far salire tutti gli altri su di un differente mezzo". Non vi si rizzerebbero i capelli sulla testa? Eppure tutte le dichiarazioni sopra elencate sono tratte da articoli o da citazioni riportate con tutto l'entusiasmo possibile dallo stesso Pipes. Ai nomi inglesi sono stati sostituiti nomi tedeschi, agli aeroporti sono stati sostituiti i treni, e la parola "Ebrei" ha preso il posto della parola "Musulmani". Sfido chiunque a dire che quelle citazioni, lette sotto questa luce, non ricordassero il periodo nazista. Sorge quindi spontanea una domanda e legittimo un dubbio: l'Occidente sta tornando indietro? Pipes sta facendo apologia del Nazismo, cambiando solamente bersaglio? Leggi la Terza parte.