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giovedì 26 aprile 2007

Daniel Pipes e l'Opzione spiacevole (III)

Come ogni promotore del razzismo anti-musulmano che si rispetti, Daniel Pipes si è dotato di un parco di pappagalli islamici. Si tratta di una moda recente: il promotore del razzismo si porta dietro uno di questi pappagalli, il quale ovviamente impara a memoria i discorsi del suo proprietario. Se un ascoltatore dovesse alzarsi e contestare i contenuti razzisti del discorso, un rumore proviene dal fondo della sala: una voce che ripete lo stesso, identico, discorso, con un tono adeguatamente petulante. A questo punto il proprietario indica il pappagallo - che viene illuminato dall'alto come una star - e esclama, soddisfatto: "Lo vede il pappagallo? Lo sa che è musulmano? Se il pappagallo, che è - lo sottolineo ancora una volta - musulmano, ripete le stesse cose che dico io, è ovvio che non sono un razzista anti-musulmano! O no?". A questo punto, l'ascoltatore, sconvolto dalla rivelazione - un pappagallo musulmano! - si dimentica che esso è e rimane un pappagallo, che avrebbe comunque ripetuto qualunque cosa insegnatagli dal proprietario. In Italia, abbiamo un pregiato esemplare di questa rara specie: Magdi Allamatriciana Islamicus.
Magdi Allam, Vice Direttore onorario del Corriere della Sera, è un personaggio che si è distinto - in questi ultimi quattro anni - nel ripetere le stesse identiche cose che scrive e dice Daniel Pipes. Un esempio vale per tutti: Magdi Allam dice "individuiamo i musulmani moderati come quelle persone che condividono i valori compatibili con ciò che definisco la comune civiltà dell'uomo. Questa realtà esiste e opera". Daniel Pipes invece sostiene che "i musulmani moderati esistono. Ma naturalmente essi costituiscono un esiguo movimento se comparato all'attacco furibondo islamista. Il che significa – arguisco io – che il governo statunitense ed altre potenti istituzioni dovrebbero dare la priorità all'individuare, incontrare, finanziare, appoggiare, conferire più potere e rendere onore a questi coraggiosi musulmani che, a loro rischio e pericolo, si alzano in piedi e affrontano i totalitaristi". Non vi tedierò oltre: basta leggere gli articoli di Pipes e quelli di Allam per accorgersi di una miracolosa identità di vedute su tutto: sugli Stati Uniti, sull'Iraq, sull'Iran, sull'Afghanistan, sui Musulmani integralisti e i musulmani moderati, sulle patatine fritte e il pollo al curry.
Tra l'altro è abbastanza interessante notare come molti degli articoli di Pipes, redatti in inglese, vengano tradotti in altre lingue: 1 articolo in urdu, 4 in serbo, 13 in persiano, 48 in cinese, 168 in arabo, 184 in russo, 188 in hindi, 349 in francese e ben 427 in italiano - tradotti da tale Angelita La Spada - il numero più alto in assoluto. Magdi Allam però, sostiene che "Ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale" e si arrabbia molto se lo si accusa di "copiare Daniel Pipes". L'accusa gli è stata mossa da Tariq Ramadan, consulente della Task Force Anti-terrorismo del governo di Tony Blair, in un'intervista rilasciata al sottoscritto per il portale Aljazira.it e ribadita in un'intervista concessa a La Stampa di Torino il 23 settembre 2005: "Magdi Allam è un bugiardo. Copia le cose che scrive Daniel Pipes in America". La risposta di Allam è arrivata nel suo ultimo capolavoro, "Io amo l'Italia, ma gli italiani la amano?", in un capitoletto intitolato proprio come la dichiarazione di Ramadan (P.145).
Nel capitoletto, non c'è nessuna risposta precisa e chiara all'accusa di copiare Daniel Pipes. C'è invece una domanda esistenziale di Magdi: "Qual'è dunque il significato coranico dell'accusa di essere un "bugiardo" e quale la sanzione? Cito alcuni versetti". E giù una pagina e mezza di versetti del Corano che condannano le bugie e chi le proferisce. In effetti, bisogna stare molto attenti a come ci si rivolge a Magdi, che è molto "americano" anche in questo: "Qualunque cosa dirai, sarà usata contro di te in tribunale…". Un tribunale islamico, ovviamente, poiché Magdi dorme sempre con un Corano sotto il cuscino. Basta che tu dica che Magdi Allam è un fannullone, che scrive un articolo ogni 15 giorni, pur essendo questo teoricamente il suo unico lavoro, e lui - per capire cosa significa questa grave accusa - non tira fuori un dizionario, ma il Corano, dal quale attinge decine di versi e di detti di Maometto che condannano chi non lavora abbastanza, interpretando il tutto come una fatwa islamica, o una condanna a morte nei suoi confronti. Ad ogni modo, fatwe e altre diavolerie a parte, la realtà è proprio questa: Magdi Allam copia Daniel Pipes. O Daniel Pipes copia Magdi Allam. In ogni caso, sono intercambiabili: probabilmente non è un caso se proprio il 5 marzo scorso, Daniel Pipes ha difeso proprio Magdi Allam, con un interessante articolo, che analizzeremo domani. (Leggi la quarta parte)