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sabato 28 aprile 2007

Daniel Pipes e l'Opzione spiacevole (V)

Il motivo per cui scrivo di Daniel Pipes non è ovviamente Magdi Allam. Era però impossibile parlare del personaggio senza menzionare il suo pappagallo musulmano in Italia, specie se consideriamo come Pipes in persona sia sceso in campo per difenderlo. Ritengo infatti che Pipes sia molto più pericoloso e influente: Bush l'ha nominato nel Consiglio direttivo dello "United States Institute of Peace", un'istituzione creata dal Congresso americano per promuovere "la risoluzione pacifica dei conflitti" (cioè alla maniera americana, ndr), è consulente della Casa Bianca sul Medio Oriente (adesso sappiamo di chi è la colpa, ndr), fa parte della "Speciale Task Force in materia di Terrorismo e Tecnologia" del Dipartimento della Difesa americano, ha testimoniato dinanzi a parecchie commissioni del Congresso e ha partecipato all'organizzazione di quattro campagne presidenziali. Magdi Allam, invece - nonostante i suoi stretti rapporti con anonime "fonti dei servizi" (leggere qui, qui e qui)- sta ancora cercando di diventare Ministro dell'Immigrazione per far espellere i suoi critici, e i suoi accorati appelli sul Corriere spesso rimangono lettera morta. Per fortuna.
Il motivo per cui scrivo di Pipes è un altro suo articolo - ampiamente ripreso e commentato dalla stampa italiana - addirittura con una pagina intera sul Corriere. In realtà, Pipes viene spesso intervistato e ospitato con generosità dai quotidiani italiani, in particolare La Stampa. Un atteggiamento che conferma la nefasta influenza che certuni ideologhi neoconservatori riescono a esercitare sul Bel Paese e sull'Europa persino dall'Oltre-Oceano: evidentemente i loro pappagalli islamici locali non sono all'altezza del compito loro assegnato, e ogni tanto si trovano costretti ad intervenire in prima persona. Oppure è il fascino dell' "esperto americano", che da diecimila chilometri di distanza e dall'alto dei quei pochi secoli di storia degli Stati Uniti, pontifica su ciò che l'Europa dovrebbe o non dovrebbe fare. L'articolo di Pipes è intitolato: "Le spiacevoli opzioni dell'Europa". Quali sarebbero, dunque, queste opzioni "spiacevoli"? Nell'ordine: una presa di potere islamica (sic), l'espulsione in massa dei musulmani oppure la loro integrazione.
Per quale motivo, però, l' "esperto americano" è tanto interessato al "truce destino" della povera Europa? "Il futuro dell'Europa riveste una enorme importanza non solo per i suoi abitanti. (...) La regione (...) continua ad essere estremamente importante in termini economici, politici e intellettuali. Perciò, a prescindere da quale direzione l'Europa prenderà, ciò avrà grosse implicazioni per il resto dell'umanità, e specie per i suoi paesi figli, come gli Stati Uniti, che storicamente guardano all'Europa come serbatoio di idee, persone e beni". Tradotto in altri termini: "Perché l'Europa è una vacca da mungere per il bene degli Usa e non possiamo permetterci che diventi una potenza politica ed economia indipendente, che operi scelte autonome o che guardi al bacino Mediterraneo in cerca di alleanze alternative". In queste affermazioni, c'è l'eco dei documenti che il PNAC (Project for the New American Century - Progetto per il nuovo secolo americano) - un influente organizzazione dell'estrema Destra americana - elaborava ancor prima dell'11 settembre e le conseguenti guerre in Iraq e in Afghanistan: "la leadership americana è un bene sia per l'America che per il resto del mondo". Anche se non credo che siano preoccupati di chiedere al "resto del mondo" se andava bene anche per loro.
Nel rapporto elaborato dal PNAC e intitolato "Ricostruire le difese dell'America: strategie, forze, e risorse per un nuovo secolo" si affermava la "convinzione che l'America dovrebbe cercare di preservare ed estendere la sua posizione di leadership globale mantenendo la superiorità delle forze armate USA" mentre nella "Dichiarazione di principi" del PNAC viene ricordato che: "Mentre il 20° secolo volge al termine, gli Stati Uniti restano la prima potenza mondiale. Avendo condotto l'Occidente alla vittoria nella guerra fredda, l'America si trova ora di fronte un'opportunità e una sfida: Gli Stati Uniti avranno la capacità di farsi forti delle conquiste dei decenni trascorsi? Gli Stati Uniti avranno la determinazione per formare un nuovo secolo favorevole ai principi e agli interessi americani?". Gli interessi americani. In questo, almeno, Daniel Pipes è coerente. L'uomo ha speso una vita, ha scritto innumerevoli articoli, tenuto centinaia conferenze e scritto decine di libri per un un'unico scopo: "promuovere gli interessi americani", e - visto che ci siamo - anche quelli israeliani.
Pensate che Pipes sostiene, in qualità di membro del "Consiglio dell'Istituto per la Pace" che dovrebbe promuovere "la risoluzione pacifica dei conflitti", che la pace averrà in Medio Oriente solo attraverso una totale e incondizionata vittoria militare israeliana: "I palestinesi hanno bisogno di essere sconfitti più di quanto Israele abbia bisogno di sconfiggere loro". E meno male che è nominato in un Istituto che promuove la risoluzione pacifica dei conflitti. Ma torniamo all'articolo: Pipes ha valutato ognuno dei tre scenari da lui inventati. Il primo contempla "l'islamizzazione dell'Europa, e una sua silente sottomissione allo status di dhimmi o una conversione all'Islam, poiché lo yin dell'Europa e lo yang dei musulmani ben si accordano: un basso e un alto grado di religiosità, un basso e un alto tasso di fertilità, un basso e un alto grado di fiducia culturale. L'Europa è una porta attraverso cui passano i musulmani". Il secondo è uno scenario di guerra civile grazie all' "arrivo al potere di partiti nazionalisti che ricuseranno il multiculturalismo e tenteranno di ristabilire i tradizionali valori e molte altre cose. Non si può far altro che fare delle supposizioni in merito ai loro mezzi e alle reazioni da parte dei musulmani", il terzo - decisamente meno apocalittico - ossia "La possibilità che i musulmani accettino i confini dell'Europa storica e che si integrino senza difficoltà in seno ad essa" ebbene, signore e signori, Daniel Pipes ci dice che "può essere praticamente ritenuta inconsistente". Accontentiamoci, quindi, dei primi due. (Leggi la sesta e ultima puntata)