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lunedì 30 aprile 2007

Daniel Pipes e l'Opzione spiacevole (Ultima puntata)

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Daniel Pipes sostiene che "La possibilità che i musulmani accettino i confini dell'Europa storica e che si integrino senza difficoltà in seno ad essa" sia praticamente "inconsistente". In questo modo, egli azzera del tutto lo "scenario più roseo", dove "gli autoctoni europei e gli immigrati musulmani riescono a trovare un modus vivendi e un modo di vivere insieme in armonia". In cambio, egli ci propone come prima alternativa "l'islamizzazione dell'Europa, e una sua silente sottomissione allo status di dhimmi o una conversione all'Islam". Ovviamente, in questa asserzione, egli ha due alleati italiani, che menziona in due occasioni diverse: "La scomparsa Oriana Fallaci" che "osservò che col passare del tempo "l'Europa diventa sempre più una provincia dell'Islam, una colonia islamica" e il suo pappagallo musulmano, Magdi Allam, che ha intitolato uno dei capitoli del suo ultimo libro (Io amo l'Italia. Ma gli italiani la amano?, ndr): "L'Italia, terra di conquista islamica". La seconda alternativa, invece, è ovviamente leggermente più ottimista: La guerra civile. Secondo Pipes, infatti, "i partiti nazionalisti ricuseranno il multiculturalismo e tenteranno di ristabilire i tradizionali valori e molte altre cose. Non si può far altro che fare delle supposizioni in merito ai loro mezzi e alle reazioni da parte dei musulmani". E, ancora una volta, egli cita un esempio italiano: "In Italia, la Lega Nord ha fatto parte per anni della coalizione di governo. Questi partiti probabilmente si rafforzeranno poiché i loro messaggi anti-islamisti e spesso anti-islamici echeggeranno, e i principali partiti approveranno in parte i loro messaggi"
Anche se Pipes afferma che si possono fare solo "delle supposizioni in merito ai loro mezzi", egli ne dà comunque un assaggio, citando il columnist americano Ralph Peters: "Lungi dal godere della prospettiva di assumere il controllo dell'Europa facendo figli, i musulmani europei hanno i giorni contati (…) le previsioni di una presa di potere dell'Europa da parte musulmana (…) ignorano la storia e una inestirpabile malvagità dell'Europa". Invece, descrivendo l'Europa come il luogo "che perfezionò il genocidio e la pulizia etnica", egli preconizza che i musulmani che vivono lì "saranno fortunati ad essere deportati" e non uccisi. Anche Claire Berlinsky ricorda "i vecchi conflitti e i modelli (…) che procedono con andatura rapida e noncurante dalle nebbie della storia europea". Pipes ricorda che "I partiti che si oppongono all'immigrazione e all'Islam hanno in genere un background fascista, ma col tempo stanno acquisendo una maggior rispettabilità, sbarazzandosi delle loro origini antisemite e delle ambigue teorie economiche, focalizzandosi piuttosto sulle questioni attinenti la fede religiosa, la demografia e l'identità culturale, e apprendendo nozioni sull'Islam e sui musulmani". In altre parole, i partiti in questione smettono - seppur temporaneamente, almeno secondo me - di essere antiebraici per diventare anti-musulmani, mascherando il tutto con fumose questioni attinenti alla "fede religiosa, demografia e identità culturale". Proprio per questo motivo, essi diventano - almeno agli occhi di Pipes di cui abbiamo già analizzato il pensiero sul razzismo - meno "razzisti" e soprattutto "più rispettabili", anche se dovessero ricorrere a metodi leggermente "fascisti" su cui si possono fare solo delle "supposizioni".
Pipes però aggiunge un'ultima affermazione: "è ancor più probabile che i tentativi di rivendicazione da parte degli europei verranno avviati in modo pacifico e lecito, e saranno i musulmani – in linea con i recenti modelli di intimidazione e terrorismo – a ricorrere alla violenza". Sembra la metafora del lupo e dell'agnello: l’agnello si abbevera a valle di un corso d’acqua, il lupo a monte. Eppure il lupo riesce ad accusare l’agnello di inquinargli l’acqua che beve e perciò se lo sbrana. Dopo aver paventato - citando altri - scenari di campi di concentramento, espulsioni di massa e genocidi, ricordando la gloriosa eredità dell'Europa in materia, Pipes ci ricorda che se mai i musulmani dovessero reagire, sarà - ovviamente e ci mancherebbe altro - colpa loro. In realtà Pipes sa bene dove vuol arrivare: paventare scenari di "Dominio musulmano", di "Conquista islamica" e di "Sottomissione alla Sharia", aumenta la rabbia e l'odio della masse popolari europee. Pipes dimostra di esserne ben consapevole quando dice che "un sentimento di stizza tra gli europei, meno tra le élite che tra le masse, contesta con veemenza i cambiamenti (multietnici, ndr) già in corso". A forza di ripetere la cantilena dell' "islamizzazione", e negando una possibilità di "integrazione armoniosa", di fatti si spinge la massa a affidarsi ai partiti ultra-nazionalisti sui cui metodi si possono fare "solo delle supposizioni". In questo modo, Pipes assicura il totale isolamento dell'Europa dai territori ad essa più vicini e affini (Bacino Mediterraneo), un impoverimento in termini economici e intellettuali (Tutte le statistiche e ricerche affermano che l'Europa ha bisogno dell'immigrazione e della multietnicità, e non scordiamoci che entrambi rappresentano la base del successo statunitense) e il conseguente sfruttamento dell'Europa da parte degli Stati Uniti come "serbatoio di beni, persone e idee". Ma Pipes è perfettamente coerente nel suo piano: come consulente statunitense, di ispirazione neoconservatrice, egli promuove "gli interessi americani". E se gli interessi americani consistono nel distruggere l'Europa promuovendo una guerra civile, o politiche restrittive delle libertà individuali o dell'immigrazione, Pipes non si tirerà indietro. La domanda che dobbiamo porci quindi è un'altra: se Pipes è coerente con gli interessi del suo paese, chi sostiene le sue stesse idee in Europa e soprattutto in Italia, sta promuovendo gli interessi di chi?
Fine