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venerdì 6 aprile 2007

La lobby musulmana ferma Santoro

Fermo restando che l'articolo sopra riportato (cliccare qui o sull'immagine per ingrandire, ndr) è stato pubblicato su Libero, e che quindi per forza di cose deve alludere a supposti fiancheggiamenti ai terroristi, simpatie per i fondamentalisti, e chissà cos'altro, credo che abbia l'indubbio merito di far emergere alcuni elementi interessanti. Ve ne propongo innanzittutto l'incipit, a cui seguono alcune mie considerazioni: "Contrordine Santoro. Niente più trasmissioni contro il fondamentalismo islamico: ad Annozero si passa a parlare di emergenza rifiuti ed energia. Strano, perché la puntata andata in onda ieri sera su Raidue sembrava dovesse bissare lo schema della precedente: un’altra quarantina di minuti girati all’interno delle moschee italiane, sulle tracce di Al Qaeda.Ma, all’improvviso, salta tutto. Compreso l’invito a Izzedine El Zir, portavoce dell’Ucoii, il cui intervento era fissato già da lunedì. Poi, silenzio fino a mercoledì, quando «scusandosi per l’inconveniente, con un’e-mail mi hanno detto che il programma era cambiato per motivi di attualità». Rimane deluso, perché ritiene «come associazione che raggruppa 130 moschee in Italia, di aver titolo a parlare come parte della società italiana e di poter dare il nostro contributo, anche in tema di sicurezza»".
Innanzittutto l'articolo di Libero mette in evidenza la violazione della Privacy perpetrata dalle troupe di Anno Zero. Personalmente, non mi riferisco alla riprese in moschea, di cui si occuperà la IADL in quanto, secondo l'organizzazione, «la censura - o autocensura - ha origine in un cavillo giuridico: siccome le troupe di Annozero sono entrate in moschea senza ricevere alcun permesso e senza ottenere alcuna liberatoria per le immagini girate, su Santoro e la sua redazione pende la spada di Damocle della violazione di proprietà privata. «Totalmente illegale», dicono, «perché le moschee non sono luoghi riconosciuti di culto, quindi non vi si può accedere come in un luogo pubblico». (e proprio per questo mi auguro che si rifletta sulla necessità di riconoscere ufficialmente i luoghi di culto islamici, ndr). Tutte circostanze sul confine tra la libertà di stampa e il diritto alla riservatezza, che sono finite sul tavolo del Garante per la Privacy. Di un intervento diretto, però, non c’è traccia. Il componente dell’Autorità, Mauro Paissan, smentisce seccamente la voce circolata ieri di una sua telefonata dissuasiva al conduttore della trasmissione: «Non c’è stato alcun contatto tra me e Santoro». Ad Annozero si limitano a non confermare mentre alla Rai lo giudicano semplicemente impossibile perché «è impossibile fermare Michele»".
Mi riferisco piuttosto alla telecamera che si è avvicinata riprendendo il nome sul campanello di una casa privata che la giornalista voleva "forzare" con le sue telecamere. Credo che in un paese che si indigna per un po' di foto fatte a vallette e attricette, sia una vergogna riprendere il campanello di una casa privata, mettendo in evidenza il nome del proprietario, in un contesto che non riveste nessuna importanza pubblica. La giornalista infatti voleva entrare nella casa di alcuni immigrati, tra l'altro degli sconosciuti - quindi niente imam o chissà chi - e la figlia del proprietario ha gentilmente rifiutato. Punirla riprendendo il nome sul campanello nel corso di una trasmissione in prima serata mi sembra davvero un atto osceno. Evidentemente gli immigrati musulmani non hanno diritto alla privacy, che viene elargita a piene mani ai cosiddetti VIP e non solo.
L'articolo parla anche di una "Lobby musulmana": "Altri ambienti islamici, invece, esultano. In prima linea l’Islamic Antidefamation League, a rivendicare, come frutto della sua azione di lobbying, la sospensione di quello che considera un attacco all’islam". Se per lobby si intende un gruppo di persone che mettono al servizio degli altri le proprie capacità e gli strumenti in loro possesso, un gruppo sostenuto da una parte dell'opinione pubblica che chiede una maggiore serietà ed obiettività nella conduzione delle trasmissioni del Servizio Pubblico, il giornalista ha perfettamente ragione. Personalmente, ho già teorizzato la necessità di una lobby islamica, che tragga forza dal sostegno delle persone oneste: l'evidente frammentazione dell'Islam italiano, e la presenza sulla scena di personaggi poco credibili, fa si che tutti pensino di poter imbastire dei baracconi mediatici in cui mettere i musulmani alla berlina. E' ora che alcuni volenterosi, indipendentemente dalle organizzazioni a cui fanno o non fanno riferimento, si uniscano per impedire che ciò accada ancora. Ben vengano le trasmissioni che denunciano l'estremismo e le violenze domestiche, a patto che siano trasmissioni eque, obiettive e rispettose delle leggi. Le trasmissioni che invece tentano di farlo in maniere discutibili, e in evidente malafede, ne devono pagare le conseguenze, sia in termini di reputazione che di bilancio.
A proposito di maniere discutibili e evidente malafede, l'articolo di Libero ha anche il pregio di mettere in risalto una vergogna che denuncio da giorni su questo blog e non solo: "Eppure, qualcuno è riuscito a bloccare la messa in onda non solo dell’incitamento alla violenza, ma anche delle dichiarazioni degli ospiti più controversi. Ci sono profili perfino comici, messi in rilievo ironicamente sui blog dei musulmani italiani. Fra tutti, la presenza alla trasmissione del 29 marzo di cosiddetti esperti come la Adriana Bolchini Gaigher, parapsicologa e cartomante. Alle critiche degli infedeli, anche dure, i seguaci di Maometto ormai hanno fatto il callo. Ma non sopportano di essere messi sullo stesso piano delle maghe".