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lunedì 2 aprile 2007

Le notizie? Le stiamo perdendo

Dal 6 aprile sarà disponibile in libreria il secondo numero di una rivista con cui ho cominciato a collaborare. Si tratta di Aidem, nuovo trimestrale di critica dei media diretto da Giulietto Chiesa e Adalberto Minucci, con importanti personalità del mondo intellettuale italiano nel comitato scientifico: Margherita Hack, Luciano Canfora, Lidia Menapace, Franco Cardini, Sabina Guzzanti, Lamberto Maffei, Enrico Vaime, Oliviero Beha, Luciana Castellina, Vanni Codeluppi, Fausto Colombo, Carlo Formenti, Claudio Fracassi, Domenico Gallo, Aldo Garzia, Giuliano Montaldo, Luisa Morgantini, Daniele Pitteri, Ennio Remondino, Anna Maria Testa, Gabriella Turnaturi.
Il numero in questione si intitola: “Le notizie? Le stiamo perdendo” ed esamina i tanti volti dell’informazione, con le testimonianze dalle redazioni delle agenzie di stampa, dei quotidiani, delle tv, delle radio e delle numerose realtà del web che stanno sperimentando uno dei momenti più difficili della storia del giornalismo. Fra i tanti dossier, uno in particolare - "Cronisti deviati. L’informazione tra servizi e segreti" - si propone di analizzare: "Il caso Abu Omar, le storie di Betulla e Scaramella, l’operato del Memri, agenzia di traduzione dall’arabo. Giornalisti spiati e giornalisti spioni. Vicende, approfondite nei saggi di Sandro Provvisionato, Sherif el Sebaie e Alessio Marri, che più di altre rivelano il rapporto perverso tra il quarto potere e la politica, anche internazionale, ai tempi di uno scontro perpetuo con un nemico che se non c’è, va inventato". Il mio contributo , da p.189 a p.197, è su "La disinformazione del Memri. Come far odiare gli arabi attraverso la stampa". Ospite d'onore - e non avrebbe potuto essere altrimenti - Magdi Allam.
Di seguito vi propongo un breve estratto dell'editoriale firmato da Giulietto Chiesa sul primo numero uscito a dicembre 2006 - intitolato "Sui Media non si media" - che ben descrive lo spirito di Aidem: "Il nome della rivista parla chiaro: noi pensiamo che i media debbano essere accuratamente guardati “dal rovescio”, all’incontrario, dall’interno. Il cosiddetto mainstream informativo-comunicativo che “informa/forma” l’“opinione”, cioè le idee correnti di milioni di persone – in Italia – e di miliardi – nel mondo intero – è essenziale, a nostro avviso, che lo si guardi, lo si critichi, lo si analizzi, lo si studi da tutte le parti possibili e immaginabili, tranne dalla prospettiva ufficiale che esso propone e impone, quando, descrivendo se stesso, si traveste da rappresentazione della realtà. Poiché già sappiamo che essa è falsa. (...)
Non sono i media a rispecchiare la società; è quest’ultima ad essersi piegata alla logica spettacolarizzatrice della tv, a comportarsi a sua immagine e somiglianza. E le conseguenze deleterie sono macro, solo perché contemporaneamente si manifestano sul piano di ogni singola psicologia individuale. Ognuno di noi è sempre più capace di assorbire immagini e sempre meno in grado di tenere alta la soglia critica nella lettura di fatti, esperienze e consigli per gli acquisti; questo vale a maggior ragione per il pubblico dei minori, che considerano i media solo come interfacce tecnologiche con cui svagarsi (più raramente istruirsi). Mentre questi si insinuano subdolamente nella loro vita e nello sviluppo della loro capacità cognitiva, sotto forma di playstation, di pubblicità di zaini e merendine, di sponsor che riempiono le loro scuole.
Tutto questo rappresenta il cuore dell’associazione Megachip di cui sono presidente, e che non a caso ha come sottotitolo “Democrazia nella Comunicazione”. E di cui aideM rappresenta uno dei frutti del percorso finora compiuto in questa direzione. Percorso tortuoso, per via della censura che il sistema della comunicazione-informazione mette in atto verso tutte le voci di dissenso che gli vengono rivolte. Ma aideM è anche un punto di partenza. Noi pensiamo – e quando dico noi intendo dire il collettivo di persone, intellettuali, artisti, politici, sindacalisti, giornalisti, pubblicitari, in generale tutti coloro che si collocano negli ormai numerosissimi anelli della catena produttiva della comunicazione – che nella società contemporanea, e in quella futura, l’informazione-comunicazione che ci piomba addosso così velocemente, che suona alla porta tutti i giorni senza neppure essere annunciata, sia un fenomeno ormai strutturale. I cui effetti sociali, culturali, etici - oltre a quelli produttivi, economici, finanziari - sono così potenti e duraturi da richiedere che l’intera materia sia portata al centro dell’attenzione politica e sociale. (...)