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domenica 22 aprile 2007

Profondo Rosso

Vi propongo la dichiarazione di Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci. Colgo l'occasione per consigliare anche la lettura dell'ottimo contributo di Gianluca Neri sulla questione "Chinatown Milano" e la reazione delle forze dell'ordine.
Gli scontri avvenuti a Milano sono una conseguenza diretta della politica di persecuzione contro gli stranieri messa in atto dalla Giunta Moratti. La chiusura dei Phone Center, le ronde leghiste, lo sgombero dei campi rom e, adesso, le multe ai commercianti cinesi di via Paolo Sarpi fanno parte di un disegno politico che mira ad allargare il consenso attraverso una rappresentazione del migrante come nemico da cui cittadini e istituzioni dovrebbero insieme difendersi.
Da molti anni le giunte milanesi di centrodestra rilasciano le autorizzazioni ai cinesi per il commercio all'ingrosso in quel quartiere. In questi ultimi mesi però si sono moltiplicati gli episodi di vero e proprio boicottaggio di questa attività da parte del Comune, arrivando ad impedire il parcheggio dei mezzi che trasportano il materiale. Lo stesso boicottaggio attuato verso i phone-center, ai quali si chiede di rispettare regole che con disinvoltura vengono modificate e che diventano di fatto incompatibili con le dimensioni e la logistica dei locali.
E' una forma sottile di persecuzione, che mira a sospingere anche gli stranieri che hanno un lavoro regolare verso la marginalità e l'esclusione. Se questo è il disegno, non deve meravigliare la reazione della comunità cinese di Milano - animata in gran parte da giovani - alla quale vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà per le angherie e i soprusi subiti. La reazione violenta delle forze dell'ordine di sicuro non aiuta a ripristinare quell'indispensabile rapporto di dialogo e fiducia che deve caratterizzare il rapporto tra istituzioni dello stato e cittadini, di qualunque nazionalità essi siano.
Il rischio altrimenti è quello di una chiusura identitaria, della sfiducia in un sistema che impone regole ma non riconosce uguali diritti. Rivolgiamo un appello a tutte le forze politiche e sociali democratiche a far pervenire la loro solidarietà alla comunità cinese e a tutti i migranti che vivono a Milano, dimostrando che esiste una parte maggioritaria del paese che crede nei valori della pacifica convivenza.
Rifiutiamo una rappresentazione dei fatti di Milano come "scontro tra etnie". E' un modo per rimuovere la portata vera del problema alla base della ribellione, e cioè il fatto che a Milano è in corso una vera e propria persecuzione razzista contro gli stranieri, anche se realizzata con modalità diverse a seconda dei casi. Invitiamo tutti a riflettere, a fermarsi prima che una somma di comportamenti ottusamente repressivi inneschi un sentimento di esasperazione che potrebbe avere esiti negativi per tutti.