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venerdì 20 aprile 2007

Una scorta per Vauro!

Torno di nuovo a scrivere dell' incredibile caso del vignettista colpito da una fatwa lanciata da un immigrato egiziano sulle pagine del Corriere della Sera. Vauro, condannato a morte per aver disegnato una vignetta contenente una cosiddetta "personalizzazione blasfema dell’invocazione «Dio è grande!»" nel corso della penultima puntata di Anno Zero, vive sotto costante minaccia e senza nessuna protezione.
Un blogger ha pubblicato due post, dai titoli "Canaglia" e "Vauro è morto", poi li ha rimossi affermando di aver ricevuto un invito da uno studio legale di Roma "in nome e per conto del sig. Vauro Senesi, a rimuovere n.2 post pubblicati entrambi il 15 aprile dai titoli "Vauro è morto" e "canaglia", giacché "contenenti espressioni gravemente offensive della reputazione e personalità del sig. Senesi, nonché minacciose e lesive della sua stessa integrità fisica".
Un fondamentalista che risiede a Dallas avverte: "Stampare e diramare una vignetta simile e' indegno di qualsiasi giornale o media". La minaccia è ovviamente rivolta anche al sottoscritto, reo di aver copiato e diffuso la "vignetta blasfema". L'orda dei fanatici è scatenata dapertutto in rete: insulti pesanti, inviti all'isolamento, e chi più ne più ne metta. Tutto questo accade nel silenzio delle istituzioni e delle forze dell'ordine.
L'immigrato, che tra l'altro si vanta di aver presentato documenti falsi alla questura per ottenere il permesso di soggiorno (si è tuttora in attesa della risposta del Ministero degli Interni all'interrogazione del Senatore Malabarba in merito), lancia fatwe dalle pagine di un quotidiano nazionale e nessuno muove dito. In Germania hanno assegnato una scorta di 15 agenti al simpatico orsetto Knut, minacciato anch'esso da un folle. Difendere la sacralità della vita deve venire prima di tutto e tutti!
Vauro, con un atto di grande civiltà, ha risposto all'immigrato in questione con una lettera al Corriere. Ripubblico qui la lettera, assieme alla vignetta che per l'occasione ho anche colorato, in segno di solidarietà con il vignettista minacciato e a difesa della libertà di espressione e di satira:
«Che orrore vedermi raffigurato nei panni di un kamikaze… proprio io che sono in prima linea nella guerra al terrorismo islamico… ha sentenziato Vauro sventolando la vignetta della mia morte». Sono alcuni stralci dell'articolo di Magdi Allam riguardo una mia vignetta su di lui, andata in onda nella scorsa puntata di «Anno Zero». Già da questi stralci emerge chiara una certa vocazione di Magdi a considerarsi eroe e martire della sua guerra al terrorismo. Del resto non sono certo un mistero le frequenti prese di posizione di Allam, caratterizzate sempre da una durissima intransigenza, espressa per altro anche nella trasmissione di Santoro nella quale era ospite. La vignetta in questione satireggiava proprio questa sua intransigenza (integralista domestico), questa sua alta autostima (Allam Akbhar), il giubbotto del presunto kamikaze era imbottito di copie del Corriere della Sera arrotolate, che, come si sa, non hanno nessun potere esplosivo, essendo di carta. Quindi nessuna «vignetta sulla mia (sua) morte» è stata «sventolata». Ricordo con che passione Allam difendeva il diritto di satira dei vignettisti danesi, quando scoppiò la questione delle «vignette sataniche». Arguisco che questa passione l'ha spesa tutta per difendere le vignette con protagonista Maometto; forse per questo giudica sataniche le vignette di cui il protagonista è lui stesso.
Vauro