Per la prima volta quest'anno il Rapporto Istat dedica un accurato studio al fenomeno, sottolineandone gli aspetti positivi che non sempre emergono dalle cronache: "L'Italia è il Paese europeo che presenta la maggiore attrattività dei flussi migratori - spiega uno dei coordinatori del Rapporto, Valerio Terra Abrami - insieme alla Spagna. Il fatto che poi la lingua italiana non sia spendibile nè in altri Paesi d'immigrazione nè nei Paesi d'origine, rende più difficile un'ulteriore emigrazione, e facilita al contrario l'integrazione e si traduce, in molti casi, in una maggior coscienza di appartenenza e di cittadinanza".
Quasi tre milioni di immigrati, ormai il cinque per cento della popolazione, ma con un tasso di occupazione più alto rispetto alla media italiana e un tasso di fecondità doppio, che ha fatto sì che circa la metà dell'incremento della natalità osservato per il complesso della popolazione tra il 1995 e il 2005 si possa attribuire alle donne straniere. Nonostante l'Italia abbia una "storia immigratoria" più recente di Germania, Francia, e Regno Unito, la presenza degli stranieri sta assumendo una rilevanza sempre maggiore, sotto tutti i profili, sociale, economico e culturale. (...) Un elevato tasso di occupazione. Gli stranieri, rileva il Rapporto Istat, partecipano al mercato del lavoro più degli italiani: il loro tasso di attività è pari nel 2006 al 73,7 per cento, superiore di ben 12 punti percentuali rispetto a quello della media della popolazione italiana. La quota di popolazione in età lavorativa occupata è di circa nove punti percentuali più elevata per la componente straniera. (...) Aumentano gli imprenditori stranieri. Molti immigrati tentano però con successo la strada dell'iniziativa privata: tra il 1998 gli imprenditori stranieri uomini sono passati da circa 35.000 a 106.000 e le donne da 14.000 a 32.000. (La Repubblica)

