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lunedì 7 maggio 2007

La Carta dei Valori: l'Utopia e la Mistificazione (I)

L'Utopìa è un racconto di Tommaso Moro, pubblicato in latino nei Paesi Bassi nel 1516, in cui è descritta un'immaginaria isola-regno abitata da una società ideale. Intitolata "De optimo reipublicae statu deque nova insula Utopia" (Dell'ottima forma di stato e della nuova isola di Utopia), L'Utopia esprime il sogno rinascimentale di una società pacifica dove sia la cultura a dominare e a regolare la vita degli uomini. Sopra, Antica illustrazione dell'isola di Utopia.
La Carta dei Valori, della Cittadinanza e dell’Integrazione voluta dal ministro dell’Interno Giuliano Amato è stata finalmente varata da un "Comitato scientifico" appositamente costituito presso il Ministero degli Interni. Sei mesi di lavoro in cui il Comitato - guidato dal Prof. Carlo Cardia – ha incontrato "decine di comunità straniere, religiose, associazioni di rappresentanza delle donne immigrate in Italia". L’obiettivo: definire diritti e doveri uguali per tutti e “fare società”, secondo le parole dell’On. Khaled Fouad Allam, anch'esso membro del Comitato. Il documento, nelle intenzioni degli Autori, vorrebbe infatti “enunciare valori e principi validi per tutti coloro che desiderano risiedere stabilmente in Italia”.
A suo tempo, il ministro degli Interni sembrava aver posto questioni assai precise in merito alla stesura, e in gran parte queste sono state recepite: si doveva trattare di sfera internazionale, di ambito nazionale, di diritto familiare e di diritto individuale, di convivenza e di rispetto reciproco fra le nazioni, di ripudio delle armi di distruzione di massa e delle aggressioni, di sostegno alla diffusione della democrazia, di realizzazione delle decisioni delle organizzazioni internazionali, di accettazione dei principi dell’Unione europea e ancora, in ambito nazionale, di affermazione del principio di non discriminazione e di pari opportunità, di pluralismo religioso e di sviluppo di un sistema scolastico basato sulla “cultura della compresenza fra cultura nazionale, culture locali ed etniche e fedi religiose diverse”.
Dopo che la Carta è stata resa pubblica, il Ministro ha ammonito sulla Stampa: "Dai decreti con cui ho accompagnato la Carta dei valori si capisce chiaramente che chi non la firmerà non potrà far parte di organismi istituiti presso il mio ministero". Ma il ministro ha anche specificato che lo stesso documento non potrà essere imposto ai cittadini: chi vuole aderire lo potrà fare. Non avrà quindi valore “vincolante” o di atto normativo, ma “potrebbe accompagnare il processo d'integrazione e il percorso per la cittadinanza degli immigrati”. Sembra infatti che il Ministro Amato abbia già firmato due decreti nei quali si afferma che l’azione del Ministero dell’Interno "trarrà ispirazione dai contenuti della Carta per diffondere una migliore conoscenza dei problemi dell’immigrazione e della libertà religiosa".
In altre parole, non si esclude che alcune parti del testo possano servire da spunto per future modifiche legislative, specie in materia di immigrazione. Ai cittadini non verrà richiesto di firmarla, ma è più che probabile che gli immigrati - specie se islamici - siano costretti a farlo per rinnovare il permesso o la carta di soggiorno oppure per ottenere la cittadinanza. Fortunatamente però, la Carta non prevede censure o limitazioni al diritto di parola e di informazione, e quindi mi sento autorizzato ad analizzare un documento che un giorno - forse - dovrò firmare anch'io. Di critiche al documento ce ne sono state tante, finora: c'è chi ha detto che era "una sconvolgente accozzaglia di banalità che nascondeva un'imposizione e una limitazione alla libertà religiosa e di opinione", chi ha detto che "non introduce elementi di novità e che, anche se lo facesse, questi resterebbero lettera morta non essendo norme vincolanti" e chi ha detto che "basta e avanza la Costituzione".
Per quanto mi riguarda, si tratta di un documento puramente teorico e soprattutto utopico. Chi rispetta già questi principi non ha bisogno di una Carta dei valori. Chi non li rispetta, invece, potrà beatamente ignorarla o firmarla al solo fine di rimanere in Consulta. Ma a rendere questa Carta teorica ed utopica sono le stesse frasi ricorrenti nelle sezioni di cui è composta (Lavoro e salute - Scuola, Istruzione e Formazione - Famiglia e nuove generazioni - Laicità e libertà religiosa - L'ipegno Internazionale dell'Italia): "L’Italia è impegnata perché ogni persona sin dal primo momento in cui si trova sul territorio italiano possa fruire dei diritti fondamentali", "L´immigrato, come ogni cittadino italiano, ha diritto ad un compenso adeguato per il lavoro svolto", "L'Italia è impegnata perché tutti possano fruire di una abitazione adeguata ai bisogni della propria famiglia e a costi ragionevoli" oppure "Spetta anche ai mezzi d´informazione favorire la conoscenza dell´immigrazione, delle sue componenti culturali e religiose, contrastando pregiudizi e xenofobie" e ancora "I diritti di libertà, e i diritti sociali, che il nostro ordinamento ha maturato nel tempo devono estendersi a tutti gli immigrati".
Frasi davvero belle e d'effetto, ma che contrastano palesemente con la realtà dei fatti, con la mera quotidianità. Non solo nemmeno tutti i cittadini italiani godono di questi diritti (penso al compenso adeguato per il lavoro e all'abitazione adeguata ai bisogni della propria famiglia e al caso del giovane che ha sequestrato una donna, minacciandola con un coltello, in un Centro Commerciale di Lucera proprio per chiedere un lavoro e una casa), ma ogni giorno, e in barba ai più elementari diritti, gli immigrati vengono soggiogati dalla burocrazia legislativa, sfruttati in maniera sfacciata e per di più criminalizzati dai media. Messa così, questa carta dovrebbe essere vincolante nei confronti del Governo, delle istituzioni e della stampa italiana e non (solo) nei confronti degli immigrati, delle confessioni religiose o dei consulenti islamici del Ministro. Mi auguro quindi che l'On. Amato, in qualità di Presidente della Consulta, firmi il documento redatto e che vengano chiamati a firmarlo anche i capi dei partiti della Maggioranza e dell'Opposizione nonché i direttori dei telegiornali e dei giornali e chiunque si occupi, da vicino o da lontano, di immigrazione. Altrimenti questa Carta diventerà l'ennesima reboante dichiarazione d’intenti priva di ogni valore giuridico e persino simbolico. Un documento utopico dicevo, ma che si è macchiato anche di una mistificazione. Ma di questo parleremo domani. Leggi la Seconda Puntata