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mercoledì 16 maggio 2007

La Carta dei Valori: l'Utopia e la Mistificazione (III)

Nelle due puntate precedenti (le potete trovare qui e qui e, tradotte in inglese, qui e qui. Colgo l'occasione per ringraziare Diego Traversa e Mary Rizzo per lo sforzo), ho avuto modo di denunciare la grande mistificazione storica che la Carta dei Valori, della Cittadinanza e dell'Integrazione elaborata da un "Comitato scientifico" del Ministero degli Interni vorrebbe implicitamente accreditare come Verità Unica ed Incontrovertibile, sottoponendola prima alla firma dei membri della Consulta islamica del Ministero, poi a quella degli esponenti delle comunità religiose e quindi, forse, a quella degli stessi immigrati che aspirano a risiedere in Italia. Fortunatamente, la grande mistificazione è inclusa nell' introduzione retorica del documento, e quindi - chiudendo un occhio - si potrebbe anche dire che non ne fa nemmeno parte e che, in quanto tale, non è soggetta all'approvazione dei firmatari. Ciononostante, l'apposizione di una firma sotto un documento che viene introdotto in quel modo fazioso, potrebbe essere interpretato da qualcuno come una sostanziale condivisione anche del contenuto dell'introduzione. Ecco perché ci sarebbe da riflettere e da discutere, magari assieme allo stesso "Comitato Scientifico", ancor prima di pensare di firmare quel documento.
Credo che sia estramemente grave che in uno stato democratico, dove la libertà di espressione, di opinione e di ricerca è garantita dalla Costituzione, venga chiesto o addirittura obbligato chicchessia - pena l'esclusione da un incarico o dallo stesso diritto alla residenza - di firmare, e cioè sostanzialmente riconoscere come valido e veritiero, un documento che presenta con estrema nonchalance una teoria storica che è l'esclusivo frutto di una propaganda retorica non confortata da nessuna prova o testimonianza attendible. Il documento presentato dal Ministero dà infatti per scontata l'esistenza di una "tradizione ebraico-cristiana" (Si badi bene: si parla di "tradizione" e non di "parentesi contemporanea") e l'imperversare dell'antisemitismo in Europa come avvenuto nel solo "XX secolo". Ora, il fatto che non sia mai esistita una "tradizione" ebraico-cristiana e che l'antisemitismo abbia rappresentato una specie di minimo comun denominatore dell'intera storia del continente europeo, sono dati di fatto. E, guarda caso, il principale promotore dell'antisemitismo altro non era che la stessa tradizione cristiano-cattolica, e in particolare quella cattolico-italiana. A sostenere questa grave accusa, però, non è il sottoscritto bensì la Storia. In particolare Una storia: quella di Edgardo Mortara, ebreo, rapito all’età di sei anni da Santa Romana Chiesa nella Bologna del 1858.
La polizia pontificia bussa alla porta di un mercante ebreo, Momolo Mortara, e pretende la consegna di uno dei suoi figli, il piccolo Edgardo. La famiglia tenta disperatamente di opporsi, ma è tutto inutile: l’Inquisitore è venuto a sapere che Edgardo è stato battezzato in segreto da una domestica. E poiché la legge della Chiesa non tollera che un bambino cristiano possa crescere in una famiglia ebraica, ordina che il piccolo sia trasferito a Roma, nella Casa dei Catecumeni, per perfezionare la sua educazione cattolica. Un affaire a cui oggi i manuali di storia neppure accennano, ma che fece scalpore nell’Ottocento, suscitando accese polemiche in Europa e in America e che è stata dettagliatamente ricostruita da David I. Kertzer (1948, New York), specialista di storia italiana e professore di antropologia e storia presso la Brown University di Providence (Rhode Island) nel suo libro "Kidnapping of Edgardo Mortara", Random House Inc, tradotto per la Rizzoli nel 1996 e riproposto dalla BUR nel 2004, con il titolo "Prigioniero del papa re".
Vorrei condividere con voi alcune delle acute osservazioni fatte dall'autore nelle conclusioni del saggio. La prima di queste osservazioni recita: "Più in generale, il trattamento che la Chiesa ha riservato agli Ebrei non è stato discusso volentieri dagli storici della Chiesa. Esso solleva troppo quesiti imbarazzanti, soprattutto dopo l'Olocausto: Chi in Europa promosse la consuetudine di esigere dagli Ebrei che indossassero distintivi colorati per poter essere prontamente identificati? Chi per secoli insegnò che qualunque contatto fra Ebrei e Cristiani contaminava i Cristiani e doveva essere punito con la forza? Era molto più comodo considerare le leggi razziali italiane del 1938 come provvedimenti che non avevano nulla a che fare con la Chiesa, e nemmeno con l'Italia, ma che erano in un certo modo un'importazione, una colpa degli stranieri". Tendenza, questa, che sopravvivve ancora oggi, seppur con i dovuti adattamenti: non solo i media italiani incolpano gli stranieri di ogni male possibile ed immaginabile che capita in Italia - tacendo sapientemente le travi conficcate nei propri occhi - ma ancora oggi gli storici della Chiesa (e non solo loro) non vogliono discutere e tanto meno accennare alle sue dirette responsabilità nel dramma dell'Olocausto. Leggi la Quarta Puntata.