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martedì 12 giugno 2007

Ayaan, la Talebana Infingarda (II)

Leggi la Prima Puntata

«In breve, penso che sia in corso una guerra mondiale, ancora sparpagliata, per il controllo, e la riconquista, delle donne. Che il corpo delle donne sia il campo di battaglia e insieme la posta del famoso scontro di civiltà sembrava fino a qualche tempo fa un'idea balzana, o provocatoria: ora è quasi un'ovvietà»
Introduzione di Adriano Sofri a "Non sottomessa", di Ayaan Hirsi Ali, Einaudi, Torino 2005.
Il momento più allucinante dell'incontro che si è svolto sul palco della Fiera del Libro di Torino con Ayaan Hirsi Ali nella veste di ospite, si è verificato quando l'intervistatrice ha chiesto all'ex deputata olandese di origine somala se la guerra in corso (in Irak, Afghanistan ecc) era una guerra scatenata dai fondamentalisti per il "possesso del corpo della donna" e non una guerra strategica, con motivazioni politiche ed economiche. La delirante affermazione, ve ne sarete resi conto, è tratta dall'introduzione che Sofri scrisse per uno dei primi libri della Hirsi Ali (non si sa a che titolo). Ovviamente quest'ultima non poteva che essere d'accordo, e lo disse dopo una lunga esposizione in cui ha spiegato che effettivamente il problema non era l'estremismo islamico ma l'Islam in quanto religione. Credo che sia persino inutile sottolineare il perchè si possa bollare questa "analisi" come delirante: ridurre l'attuale scenario di conflitti armati, missili puntati e ripuntati, sanzioni diplomatiche, discorsi minacciosi ad una specie di riedizione del Ratto delle Sabine mi sembra francamente ridicolo.
E' stata proprio questa delirante "analisi" a spingermi, a fine dibattito, a chiedere alla Ali - visto che sosteneva che c'era bisogno di rispettare i diritti di tutti, inclusi i musulmani - se non era il caso cominciare rispettando "il diritto al rispetto" - scusate il gioco di parole - degli stessi musulmani. Non era forse possibile rivendicare interpretazioni moderne del testo coranico senza offendere la sensibilità religiosa dei credenti? Era proprio necessario realizzare un film in cui compare una donna quasi nuda impegnata nell'atto della preghiera, e poi farla raffigurare con i versi del Corano stampati sul fondo schiena, quando si sa benissimo che i musulmani ritengono sacro non solo il contenuto il testo, ma la grafia stessa con cui è stato tracciato? Era proprio necessario ricorrere ad un regista come Van Gogh, noto per le sue esternazioni offensive, inclusa quella nei confronti di una signora ebrea che aveva apostrofato dicendo che di notte sicuramente si eccitava sognando Mengele e che delle donne aveva un' opinione talmente elevata da qualificarle come "uteri parlanti"?
Finita la domanda, la Hirsi si è rivolta al sottoscritto dicendo: "Non so se lei è musulmano, ma la ringrazio davvero per la sua domanda. Era proprio questo, il punto a cui volevo arrivare". Evidentemente la Ali aveva capito che solo un musulmano poteva farle notare che il problema della sua sceneggiatura non stesse tanto il contenuto del testo che veniva messo in discussione, ma l' uso che ne ha fatto. Osservazione che la Ali è riuscita ad aggirare in maniera perfettamente comprensibile per un occidentale: qual'è la cosa più scandalosa, un versetto che afferma che le donne possono essere battute, o un versetto scritto sul fondoschiena di una donna? Vista cosi, la risposta è scontata. Ma solo perché confronta due cose diverse, percepite da due sensibilità e mentalità diverse. Da una parte il contenuto, dall'altra la raffigurazione. Da una parte una mentalità "sganciata" dalla religione, dall'altra una mentalità che ne è permeata. Da una parte una concezione occidentale della calligrafia, dall'altra una orientale che la sacralizza. Credo che sia evidente, a questo punto, che nella risposta della Ali, il "diritto al rispetto" della sensibilità religiosa islamica per ciò che riguarda il modo in cui è stato usato il testo, e non tanto per ciò che riguarda il contenuto, sia andato letteralmente a farsi benedire. (Leggi la Terza Puntata)