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mercoledì 13 giugno 2007

Ayaan, la Talebana Infingarda (III)

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"Sono in difficoltà anche con tutti questi angeli e Jinn: sarò blasfema, ma non vedo prova della loro esistenza. Guardo i dipinti, qui, in Occidente: e mi domando se sono questi gli angeli, esseri dalla veste bianca e dalle guance paffute".
Ayaan Hirsi Ali, L'Infedele, p.304
"Theo non credeva nell'Aldilà. Io non credevo più nell'Aldilà. Cosi, pensai, questa è la Fine".
Ayaan Hirsi Ali, guardando il cadavere di Theo Van Gogh, L'Infedele, p. 361
"Prima di tutto gli uomini, e anche le donne, possono alzare gli occhi e parlare ad Allah: i credenti possono avere un dialogo con Dio e guardarlo da vicino".
Ayaan Hirsi Ali, L'Infedele, p.386
E' ovvio che per un occidentale, da sempre immerso nella cultura dell'immagine, della pittura, della scultura, anche in ambito religioso e di conseguenza totalmente estraneo alla cultura della calligrafia sacra, suoni particolarmente strano che un musulmano ritenga sacra e "intoccabile" una grafia e una lingua. Eppure questo succede anche in ambito ebraico, ove per leggere la Torah si usa una piccola mano in argento - lo yad- poiché le mani non debbono mai giungere a contatto con la pergamena. I rotoli della Torah vengono gelosamente custoditi in involucri di velluto, coperti da corone in argento e rinchiusi in un armadio che occupa la parete frontale del Tempio, quindi portati con massimo rispetto sul leggìo per la lettura. Quando i Nazisti profanavano le sinagoghe, la prima cosa che facevano era tirare fuori questi rotoli e rivenderli alle industrie che ne facevano di tutto: dalle borse alle suole delle scarpe. Quindi è improprio porre il confronto nei termini in cui l'ha esposto la Hirsi Ali: qui non si sta discutendo del contenuto del testo, ma del modo in cui è stato usato.
Voglio fare un piccolo esempio per rendere chiaro il concetto: se decidessi un giorno di prendere dei rotoli della Torah e fabbricarne delle suole, spacciando questo gesto per un'opera artistica, verrei quasi sicuramente (e giustamente, direi) bollato come antisemita, anti-ebraico. Riuscirei a giustificare il mio gesto chiedendo: "Che cosa è più offensivo? Usare un pezzo di carta come suola per una scarpa, o un testo che inneggia ai massacri e allo scorrere del sangue?" (e la Bibbia è piena di simili passaggi). Sia chiaro: non voglio paragonare il corpo di una donna alla suola di una scarpa, voglio solo avvicinare il concetto della sacralità di una grafia. La mia risposta, di apparente buon senso e perfettamente comprensibile per un ateo o un non praticante, non verrebbe accettata: primo perché è evidente che avrei mancato di rispetto alla sensibilità religiosa della comunità ebraica, secondo perché è la stessa cosa che facevano i Nazisti. Ora, basta la libertà artistica o una motivazione che non tiene conto della sensibilità religiosa, per giustificare un atto nazista? Ed è legittimo a questo punto ritenere il gesto della Ali - presentato come una libera espressione artistica - ma profondamente offensivo per la sensibilità religiosa islamica, un atto nazista? In realtà il nazismo c'entra poco con questa vicenda, c'entra molto invece la mancanza di rispetto o la voglia di provocare. La Ali non è nazista, molto più banalmente è un'atea e una provocatrice. E non si tratta di un'accusa lanciata per screditarla, o per "condannarla a morte": lo dice lei, nel suo libro, in un capitolo intitolato "Congedo da Dio".
Ritengo che la Ali sia libera di pensarla come vuole. Ma ciò non deve impedirci di fare una riflessione: può un ateo - che non crede affatto in Dio - dire ai credenti, come fa la Ali, che si può discutere direttamente con Dio? Io lo trovo davvero assurdo, l'ateo può - semmai - invitare i credenti a non credere più, ma non invitarli a discutere direttamente con un'entità che lui ritiene inesistente. Allo stesso modo, un ateo può invitare i credenti a buttare i libri sacri nella pattumiera, ma non invitarli a re-interpretarli. In altre parole, la Hirsi Ali non ha nessuna autorità morale in materia religiosa ed è nell'ambito dell' a-religiosità che dovrebbe parlare, senza sconfinare in letture, interpretazioni, consigli ai credenti che lei semplicemente considera, come minimo, al pari dei ritardati mentali. Ciò che voglio dire è che solo un credente può invitare gli altri credenti a calare le loro convinzioni religiose nel contesto contemporaneo, solo un credente può chiedere agli altri credenti di fornire interpretazioni al passo coi tempi. Un'ateo non lo può fare, non perché è "un'infedele indegno di parlare" ma per il semplice motivo che non è credibile, che sembra volere raggirare, prendere per i fondelli i suoi interlocutori: come puoi invitarmi a dialogare direttamente con un Dio di cui tu non riconosci nemmeno l'esistenza?(Leggi la Quarta Puntata)