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venerdì 15 giugno 2007

Ayaan, la Talebana Infingarda (IV)

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"Ingaggiai un avvocato, il quale mi disse che, se avevo usato il nome Ali, nome di nascita di mio nonno, conosciuto come Magan, i dati indicati nel modulo non erano falsi. Stilò anche una relazione che prendeva in esame la legge somala, dimostrando che avevo diritto di utilizzare, come cognome, qualsiasi nome dei miei antenati uomini. Non essendo in grado di produrre i certificati di nascita di mio nonno, di mio padre e di mia madre, come richiesto, ottenni una dichiarazione firmata da mio fratello la quale confermava che mio nonno Magan era stato chiamato Ali alla nascita. Mi sembrava tutto una farsa"
Ayaan Hirsi Ali, L'Infedele, p.379
Non è difficile capire perchè la Ayaan Hirsi Ali sia un personaggio inattendibile. Come si può ritenere attendibile una persona che pretende di impartire delle lezioni di interpretazione religiosa a milioni di credenti, quando è la prima a dichiarare di non credere in alcuni dei più elementari precetti religiosi, come l'esistenza di Dio, l'Aldilà, il Giudizio Universale, la resurrezione dei corpi? Anzi, ha ragione Lorraine Ali quando su Newsweek dice che la "Hirsi Ali è più un'eroe tra gli islamofobi che tra le donne musulmane. Questo è problematico, se si considera che ella descrive sé stessa come un'infedele che combatte per i diritti delle donne islamiche, per l'illuminazione dell'Islam e per la sicurezza dell'Occidente. Come puoi cambiare la vita delle tue ex-sorelle, e lavorare per la riforma, quando hai forgiato una carriera sulla rinuncia alla religione e sull'insulto rivolto ai suoi fedeli?". Ma per rendersi conto dell'inattendibilità della Hirsi Ali non è necessario immergersi nella teologia e nella spiritualità, basta rimanere con i piedi ben saldi per terra, e considerare le cose da un punto di vista puramente mondano. Alla signorina Ali è stata ritirata la cittadinanza olandese quando si è scoperto che per ottenere lo status di rifugiata aveva fornito un nome e un'età falsa, inventando tutta una storia di costrizioni e abusi famigliari che non trovava riscontro nella realtà. Questi fatti sono stati in parte confessati dalla stessi Ali, in parte svelati dai famigliari rintracciati da una trasmissione olandese e in parte ammessi persino dallo stesso fratello che ha fatto da "anagrafe" (sic) per permetterle di conservare la cittadinanza olandese. Ed è così che è arrivato prima il verdetto che la cacciava dal parlamento, quindi dalla sua stessa casa, ove rischiava "di mettere in pericolo" e di "deprezzare gli appartamenti" dei vicini con la sua presenza minacciata dal fondamentalismo islamico e infine dall'intero paese.
Fu in quell'istante che la Ali decise di accettare l'offerta di un Think Tank neoconservatore statunitense. La cittadinanza olandese, invece, riuscì a recuperarla solo grazie alle pressioni politiche e a quel cavillo legale rintracciato in qualche sperduta legge somala che teoricamente la autorizzava ad usare il nome di "uno qualsiasi degli antenati maschi" nei documenti ufficiali. Un po' come essere prescritti per essere scambiati per innocenti. Ma la Ali non è innocente, è abituata alle farse: ha letteralmente rubato il posto di una persona che probabilmente lo meritava più di lei, e ha sfruttato le strutture di uno stato ospitante (e lei sì che era un'ospite, con tanto di sussidio di disoccupazione, affitto e corsi gratuiti) per fare carriera. Lei stessa racconta di essersi sentita in colpa quando un rifugiato si diede fuoco in mensa quando gli venne comunicato il respingimento della sua richiesta di asilo. Ma come si può essere così ipocriti? L'ipocrisia raggiunge il suo culmine quando la Ali afferma che la religione islamica è all'origine di tutti i mali del mondo. Rispondendo al presidente del partito laburista olandese, di cui faceva parte, che commentava gli attentati dell'11 settembre dicendosi "sorpreso che tutti siano convinti che ci sia di mezzo l'Islam", lei ha avuto la sfrontatezza di rispondere: "Ma c'è di mezzo l'Islam. E' tutto radicato nella fede. Questo è l'Islam". Cosa che ovviamente il politico ha respinto con indignazione: "Ayaan, certo, queste persone saranno pure musulmane, ma sono un gruppo di pazzi. Anche tra noi cristiani ci sono gli estremisti, che interpretano la Bibbia alla lettera. La maggioranza dei musulmani non crede a queste cose. Affermare questo significa denigrare una fede che rappresenta la seconda religione al mondo, civilizzata e pacifica". Fu in quel momento che una lampadina si accese nella mente della Ali: avrebbe costruito la sua fama mediatica, la sua carriera politica, la sua posizione sociale e la sua fortuna materiale confutando proprio quella risposta. (Leggi la Quinta e Ultima Puntata)