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lunedì 18 giugno 2007

Ayaan, la Talebana Infingarda (V)

"La sua risposta mi fece riflettere, forse per me era giunto il momento di aiutare gli olandesi a capire, non si trattava solo di Koole. (...) Alcuni opinionisti dalla stupidità irritante (soprattutto individui che si definivano arabisti, ma che a quanto pareva non sapevano praticamente nulla sulla realtà del mondo islamico) scrissero risme di commenti (sull'11 settembre, ndr) I loro articoli erano tutti concentrati sull'immagine dell'Islam che aveva salvato Aristotele e inventato lo zero, imprese risalenti agli studiosi medievali, oltre otto secoli fa; dell'Islam come religione di pace e tolleranza, lontana dalla violenza. Erano tutte favole che non avevano nulla a che fare con il mondo reale che conoscevo". Ayaan Hirsi Ali, L'Infedele, p. 301.
"Sulla CNN e su Al-Jazeera, cominciarono a passare le registrazioni di vecchie interviste a Osama Bin Laden. Erano piene di giustificazioni alla guerra totale all'America (...) Seduta là, in una bella casa, a Leida, cittadina splendida come un dipinto, quelle cose mi sembrarono del tutto inverosimili, i vaneggiamenti di un pazzo. Ma le citazioni di Bin Laden (dal Corano, ndr) continuavano a risuonare nella mia mente. (...) Non volevo farlo, ma a quel punto non potevo più tirarmi indietro: presi il Corano e l'Hadith e cominciai a leggerli, a studiarli pagina per pagina. Odiavo farlo, perché sapevo che avrei trovato le stesse parole di Bin Laden, e non volevo mettere in dubbio la parola di Dio. Però sentivo il bisogno di chiedermi: gli attentati dell'11 settembre derivavano da una vera fede nel vero Islam? E se cosi fosse stato, cosa pensavo io dell'Islam?" Ayaan Hirsi Ali, L'Infedele, p. 302.
"Nell'ottobre del 2002 volai in California. Era la prima volta che andavo negli Stati Uniti, e mi accorsi quasi subito che i miei pregiudizi sull'America erano del tutto infondati. Mi aspettavo di trovare gretti conservatori e gente grassa armata fino ai denti, poliziotti molto aggressivi e razzismo sfacciato: una caricatura di una caricatura. Invece vidi persone che vivevano vite ben organizzate, che facevano jogging e bevevano caffè" . Ayaan Hirsi Ali, L'Infedele, p. 328.
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Con questa puntata, si conclude l'analisi della figura di Ayaan Hirsi Ali, una giovane di origine somala, naturalizzata olandese con l'inganno, già deputato dell'Aia e attualmente membro di un influente Think Tank neoconservatore vicino a Bush negli Stati Uniti, nonché autrice di un' autobiografia - intitolata L'Infedele (Ed. RCS) - che ha scalato le classifiche di vendita anche in Italia. Nelle puntate precedenti abbiamo visto come la signorina Ayaan è riuscita, con la truffa, ad ottenere, perdere e quindi riavere la cittadinanza olandese e tutti i benefici derivanti dallo status di rifugiata. Abbiamo visto come la fanatica neo-atea ha voluto indurre i credenti musulmani a riformare la loro religione inscenando una puntata televisiva che qualunque credente o quanto meno persona rispettosa della sensibilità religiosa avrebbe giudicato offensiva. Una provocazione sconsiderata che è costata la vita al regista, Theo van Gogh: una responsabilità che persino il piccolo figlio del regista ucciso era riuscito a cogliere: "Decisi - è Ayaan che sta scrivendo - di mandare al figlio di Theo un regalo per Sinterklaas, il Babbo Natale olandese, che porta i doni il 5 dicembre. Due settimane dopo, il pacchetto tornò indietro ancora chiuso. Il figlio di Theo non voleva ricevere nulla da me" (P.370). I risultati della sua azione avevano provocato disordini ancora più ampi: nella piccola e pacifica Olanda, per la prima volta, "nel fine settimana erano state incendiate quattro moschee e due chiese, ed era stato appiccato il fuoco ad una scuola elementare musulmana, a Uden, vicino Eindhoven" (p. 362).
Questi disordini dimostrano quanto siano pericolose le persone come la Ayaan Hirsi Ali e la sua versione "italiana", Magdi Allam. Quest'ultimo è stato definito, direi a ragione, da Ferdinando Imposimato, Giudice Istruttore nel Processo Moro e nell'attentato a Giovanni Paolo II come una persona "che alimenta l'odio e il conflitto tra Cristiani e Musulmani" e da altri persino come "terrorista" e, in chiave ironica, persino "Kamikaze". In effetti, costoro - pur innalzando i vessilli della Sicurezza dell'Occidente - sono i primi alleati dei fondamentalisti che dicono di voler combattere. Sono proprio loro, con le loro sconsiderate azioni, con le loro sfacciate provocazioni, con la loro virulente retorica mascherata da buoni propositi - a fornire loro gli allibi per aizzare le masse e guadagnare consensi. Sono loro a mettere in pericolo la Sicurezza dell'Occidente promuovendo il pregiudizio, la diffidenza, la paura fino a spingere le fazioni più esaltate di ambo le parti ad intraprendere una vera e propria guerra civile. Eppure essi dicono agli occidentali che li vogliono aiutare a capire una realtà che conoscono bene. Ma è davvero cosi? Niente affatto. Prendiamo in considerazione la Hirsi Ali: dice di conoscere perfettamente la realtà islamica - la realtà misogina, violenta, terrorista in cui è cresciuta - eppure non aveva letto il Corano e i detti di Maometto fino all'11 settembre del 2001. Non aveva mai sentito i "versetti violenti" citati da Bin Laden. Ma nonostante questo, si permette pure di dare lezioni agli opinionisti "dalla stupidità irritante", agli "arabisti", e cioè a persone che conoscono molto bene le realtà di cui parlano.
Ora, la domanda sorge spontanea: se la Hirsi Ali è cresciuta in una realtà dove si predica quotidianamente l'odio, e dove l'indottrinamento alla violenza è moneta corrente, come mai non aveva mai sentito i versetti citati da Bin Laden? Possibile che sia rimasta immersa per una vita nella "cultura della morte", senza che sia stato citato nemmeno un - e dico un - versetto ad essa ineggiante? E se conosce cosi bene la realtà islamica, come mai non aveva letto il Corano o i detti di Maometto fino all'11 settembre del 2001? La risposta è molto semplice: perché queste persone non solo non hanno mai vissuto queste realtà orribili di cui parlano, ma esse non conoscono nemmeno tanto bene la fede che vorrebbero spiegare agli occidentali. Questo spiega anche la loro particolare avversione al mondo accademico che confuta - puntualmente e scientificamente - tutte le balle che vanno raccontando in giro. Lo stesso Allam è cresciuto e ha studiato in una scuola salesiana e cattolica - la stessa in cui ho studiato io, tra l'altro - ma in un'epoca in cui la religione non era nemmeno prevista come materia scolastica. Ha dovuto prendere lezioni private da chissà quale docente per avere una conoscenza quantomeno superficiale della fede di cui oggi sarebbe "un profondo conoscitore". L'ha raccontato nella sua ultima autobiografia. Ed è proprio per questo che oggi tenta di screditare il mondo accademico che di queste tematiche si è sempre occupato. Ora, io non voglio dire che nel Corano non ci sono i versetti di cui parla la Ali. Ci sono eccome, cosi come ci sono brani particolarmente truci nell'Antico Testamento. Ma la maggioranza dei musulmani li vive e li legge allo stesso modo in cui i cristiani e gli ebrei recitano i "Salmi violenti" durante le funzioni. Non chiedono la loro abolizione ma non li applicano nemmeno. O quantomeno li calano nel loro contesto storico, interpretandoli alla luce dei fatti e dei protagonisti di 1400 anni fa. Altrimenti ci sarebbero milioni e milioni di terroristi in giro. Cosi come non nego la presenza dei fondamentalisti, o il terreno che hanno guadagnato ultimamente. Ma se lo hanno guadagnato, è anche grazie alla Ali e a Allam.
Questa sostanziale ignoranza e superficiale conoscenza delle realtà di cui parlano fanno si che persone come la Hirsi Ali e Magdi Allam, passino da una interpretazione superficiale e pregiudizale della loro fede e delle loro culture e patrie d'origine, ad una altrettanto superficiale e pregiudiziale interpertazione delle loro realtà di immigrazione e adozione. La Hirsi Ali era convinta che negli Stati Uniti ci fossero "grassoni armati fino ai denti", poi vi ha visto delle persone che "fanno jogging e bevono il caffè". Magdi Allam - lo racconta lui stesso nel suo ultimo libro - andava in giro con la Keffiah con chi gridava morte agli Ebrei, ed oggi vede in Israele un faro della Civiltà contro la Barbarie. Invidui che non sono in grado di vedere le cose obiettivamente, di approffondire - anche in chiave autodidatta - la loro realtà di provenienza e quella di adozione. Non vedono le sfumature, i colori grigi: per loro è tutto nero o tutto bianco, ci sono solo gli estremi, nessuna via di mezzo, nessun compromesso. E questo è molto grave, perché - di fatti - queste persone sono prive di una vera e propria identità. Sono strumenti funzionali a certe politiche di destra pronte a sacricarli quando si rendono conto della pericolosità del gioco che stanno intraprendendo. Sono delle banderuole al vento, basta che leggano qualche rivista o che scoprano determinati aspetti positivi nella loro realtà di adozione per cambiare considerazioni. Ma forse un'identità tutto sommato ce l'hanno, e sono io quello che sbaglia. Ed è quella riassunta da Samuel Huntington nel suo saggio sullo Scontro tra le Civiltà: "Come spesso accade con gli ibridi o i convertiti, tra i più accesi fautori della civiltà universale (occidentale, ndr) troviamo intellettuali emigrati in Occidente, per i quali tale principio fornisce una risposta del tutto soddisfacente alla domanda di fondo: "Chi sono io?". "Schiavi negri dei bianchi", così Edward Said ha definito tutti questi emigrati". Fine