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venerdì 22 giugno 2007

Io non chiedo. Io pretendo

Alcuni giorni fa ho assitito ad un incontro in cui è intervenuta una giornalista di origine araba arrivata in Italia all'età di 18 anni per proseguire gli studi universitari. Attualmente è cittadina italiana e lavora per una rete satellitare locale. Non rivelerò in quali circostanze, la rete, il nome o l'origine della signorina in questione per comune senso del pudore. Nel corso del suo intervento, banale e superficiale all'ennesima potenza, un vero e proprio monumento alla stupidità e servilità umana, ha specificato - tra le altre chicche - che "lei è arrivata dove si trova adesso perché ha seguito un certo percorso e chi vuole può intraprendere gli stessi percorsi" (mi veniva voglia di chiederle di rivolgersi personalmente ai braccianti immigrati che lavorano nei campi e agli operai extracomunitari che si spaccano la schiena nella fabbriche, con le indicazioni del percorso da seguire) e ha rivelato che "gli immigrati marocchini sfuggono la povertà, perché da quelle parti non riescono a stare con i loro simili" (si, proprio così). Verso la fine, la signorina se n'è uscita con la seguente affermazione: "Gli immigrati che arrivano in Italia devono chiedere con gentilezza". Inutile dire che di fronte a quest'ultima esternazione, il sangue mi è letteralmente montato alla testa. Se non fosse per il rispetto che serbo per gli organizzatori dell'incontro, probabilmente mi sarei alzato per dire alla signorina che cosa pensavo esattamente del suo delirante discorso.
Chiedere con gentilezza??? E che cosa dovrei chiedere con gentilezza, perdio??? "Brego-badrone-mi-versa-ber-favore-i-contributi"? La regolarizzazione dell'impiego e il pagamento dello stipendio da parte del datore di lavoro? Un atteggiamento civile quando si discute della costruzione di un luogo di culto decente per le minoranze religiose che pregano tutt'oggi nei garage e negli scantinati? Una reazione educata quando si avanza la richiesta di acquisto/affitto di un'abitazione, per un mutuo bancario o qualsiasi altro servizio normale? Un comportamento professionale da parte degli addetti al settore immigrazione nelle strutture pubbliche? Ebbene no. Io non chiedo - e non chiederò mai - "con gentilezza" questi diritti. Io li pretendo e li pretenderò. Con educazione, con moderazione, con civiltà ma li pretenderò. Con fermezza, senza indugi e senza fare sconti a nessuno. Perché di questo stiamo parlando: Diritti. E non sono diritti che discendono o che derivano dal nulla. Sono sanciti dalla Costituzione e dalle leggi, dal dovere civico e morale, sono diritti che gli immigrati si guadagnano con il rispetto dei doveri che sono stati loro assegnati, dall'osservanza delle leggi al pagamento delle tasse. In Italia spesso e volentieri gli immigrati vengono accusati di pretendere solo diritti. Ma pochi si rendono conto del fatto che la maggioranza degli immigrati rispetta le leggi, lavora e paga le tasse e in cambio può solo sperare nel rinnovo del permesso di soggiorno. Eppure non sono ospiti: pagano tutto, quanto - e anche più - degli altri. Lo pagano con la loro fatica, con i loro sacrifici, con la loro dignità umana. E dopo tutto questo devono pure "chiedere con gentilezza"?
Come scrive Angelo Del Boca, "soltanto gli italiani hanno gettato un velo sulle pagine nere della loro storia ricorrendo ossessivamente e puerilmente ad uno strumento autoconsolatorio: il mito degli "Italiani brava gente", un mito duro da morire, che ci vuole "diversi", più tolleranti, più generosi, più gioviali degli altri, e perciò incapaci di atti crudeli". O razzisti, aggiungo io. E invece non è così: gli italiani possono essere intolleranti, ingenerosi, non gioviali, capaci di atti crudeli e razzisti, come tutti gli altri. Per troppo tempo questo paese si è cullato nel mito dell' Italiano "brava gente", buono e gentile per natura e per questo costantemente sfruttato e derubato da furbi e furbetti provenienti dall'estero. Una menzogna auto-assolutoria che non trova riscontri in nessun altro paese o popolo del mondo, sviluppata forse per nascondere una dura realtà: i furbi e furbetti sono innanzittutto italiani. Sono coloro che lavorano nelle ambasciate e nei consolati italiani all'estero e che vendono i visti di ingresso ai clandestini, sono quelli che gestiscono il traffico di droga e della prostituzione delegando agli irregolari le attività più compromettenti, sono quelli che fanno lavorare gli immigrati in nero, che evadono le tasse, che scaricano la frustrazione della gente sugli immigrati mentre sfruttano le istituzioni, gli appalti e i finanziamenti statali e europei. E io dovrei chiedere a costoro "con gentilezza" ciò che mi è dovuto? Ma mi faccia il piacere, mi faccia!