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lunedì 25 giugno 2007

Viva Israele. O tempora o mores! (I)

Gamal Abdel Nasser ha preso il potere in Egitto, rovesciando la monarchia di Re Faruk, nel 1952 (ufficialmente nel 1954). E' morto nel 1970. Magdi Allam, vicedirettore onorario del Corriere della Sera, è nato al Cairo nel 1952. Ha lasciato l'Egitto definitivamente per l'Italia nel 1972. Questo significa che Magdi Allam è nato, è cresciuto e si è plasmato all'ombra del regime nasseriano. Una volta detto questo, non è più necessario ricorrere a Gente o alle congiunzioni astrali per tracciare un profilo convincente del personaggio Allam, come questi ha fatto con Saddam nel cosiddetto saggio dedicatogli, pubblicato dalla Mondadori nel 2003. Basta sfogliare "Palazzo Yacoubian", il romanzo diventato un best-seller internazionale (recensito anche su questo blog) dell'autore egiziano Alaa Al-Aswani - premiato sabato scorso col Grinzane Cavour - e leggere cosa dice il protagonista a proposito di Abdel Nasser e degli egiziani nati e cresciuti sotto di lui: "Abdel Nasser è stato il peggiore leader di tutta la storia egiziana. Ha rovinato il paese e ci ha portato la sconfitta e la povertà (...) Abdel Nasser ha insegnato agli egiziani la viltà, l'opportunismo e l'ipocrisia". Ed è proprio all'insegna della viltà, dell'opportunismo e dell'ipocrisia, che Magdi Allam ha pubblicato recentemente "Viva Israele", il romanzo che mi appresto a recensire su questo blog.
I libri, prima di recensirli, bisogna leggerli fino in fondo. "Viva Israele" l'ho letto praticamente in anteprima. Eppure non ho voluto recensirlo prima di oggi, perché certi libri - prima di recensirli - bisogna che ci si sottoponga ad una cura di disintossicazione e ci si conceda un lungo periodo di meditazione, onde evitare di dire cose non molto piacevoli - per usare un eufemismo - del testo e del suo autore. Voglio subito chiarire che il motivo di tale disagio non è dato dal titolo del libro nè tanto meno dall'idea su cui esso si fonda, ovvero che "per salvaguardare il diritto alla vita di tutti bisogna innanzittutto salvaguardare il diritto alla vita di Israele". Il vero motivo di questo disagio è quella massiccia dose di interessata adesione alla causa di Israele, quel viscido attaccamento alle sue ragioni, quell'opportunistico servilismo che Magdi Allam sfoggia nel libro. Una roba talmente esagerata che uno stenta a credere - e infatti io non ci credo affatto - che Magdi Allam sia pienamente convinto di ciò che va asserendo.
Questa - chiamiamola pure con il suo nome - falsità, è talmente palese, che praticamente trabocca, cola, gocciola materialmente dalle pagine del libro, al punto di spingere persino Gad Lerner a denunciarla pubblicamente, mettendo giustamente in guardia la comunità ebraica italiana e non solo. La falsità si evince sin dalla prima pagina, dove una patetica poesia recita, nell'ultima strofa: "Grazie alla vita, Viva la vita! Grazie all'amore, Viva l'amore! Grazie alla libertà, Viva la libertà! Grazie a Israele, Viva Israele". Tanto ardore - immagino - è dovuto senz'altro ai premi cosiddetti internazionali che Israele - unico tra i paesi del mondo - decide di elargire regolarmente al Vicedirettore del Corriere, ogni volta che questi scrive o dice qualcosa a favore della politica israeliana e statunitense. Memorabile il premio da 250.000 dollari che Allam è andato a riscuotere a Tel Aviv. Anche in quell'occasione si è esibito in un altro sentito, caloroso e vibrante ringraziamento, recitando - riporto le testuali parole - "cari amici presenti, noi vincitori del Premio Dan David vi diciamo “Grazie Israele”, vi diciamo “Noi amiamo Israele”, vi diciamo “Siamo tutti israeliani”, vi diciamo “Viva Israele”, vi diciamo "Am Israel hay"!".
Poi si passa all'introduzione, dove Magdi Allam ci avverte che ciò che "vi accingete a leggere è una testimonianza di fede" (p.5). Un sorriso beffardo si è dipinto sul mio volto leggendo questa affermazione per la prima volta. Mi sono infatti ricordato che anche in ambito islamico si è soliti elargire i soldi della beneficenza - la zakat - ai neofiti, per "rinforzare la loro fede" in Allah. O tempora o mores! Che Allam sia un nuovo convertito non lo dico ovviamente io, ma lui stesso quando afferma che il popolo di Israele l'ha "inconsciamente odiato tra le nebbie della tirannia, e consapevolmente amato alla luce della democrazia". E così scopriamo - ma io lo sapevo da tempo - che Allam non è sempre stato il buon "moderato" che oggi conosciamo: andava in giro per i licei ad esporre la sua "concezione razzista dello stato di Israele" (p.111), percepiva "Israele come una potenza aggressiva, colonialista, razzista, immorale, contraria e ostile a ogni ipotesi di pace "giusta, stabile e duratura"" (p.115) e addirittura andava in giro strombazzando "Palestina Libera!, Viva la Resistenza palestinese! Viva Marx, Viva Lenin, Viva Mao Tse-tung!". (Leggi la Seconda Puntata)