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martedì 26 giugno 2007

Viva Israele. O tempora o mores! (II)

Leggi la Prima Puntata
"Sfilavo e urlavo anch'io questi slogan con i "compagni" a Roma. Indossando la divisa ideologia d'ordinanza: stivaloni da battaglia che sanno di stato d'emergenza, jeans che sanno di proletariato, eskimo preferibilmente color grigioverde che sa di guerriglia urbana, borsa di cuoio dell'artigianato di Tolfa che sa di solidarietà operaia, il giornale del partito o di area politica in bella vista nella tasca del giaccone o infilato nel retro dei pantaloni che sa di lotta di classe, infine come distintivo della militanza terzomondista, la kefiah palestinese a scacchi bianche e neri da avvolgere al collo, magari con la variante più spinta che copre la bocca lasciando liberi solo gli occhi per accrescerel'identificazione con i Fedayin, o anche semplicemente allacciandola come un vessillo alla borsa, che sa in ogni caso di rivoluzione". (Magdi Allam, Viva Israele, P. 100). Viene quasi spontaneo chiedere ad Allam se nell'armamentario sopra descritto figurasse anche una finta cintura da Kamikaze. Ma forse non è il caso metterlo in imbarazzo ulteriormente.
In effetti, molti si sono chiesti perché Allam abbia deciso di rivelarci tutti questi truci e sconvolgenti dettagli della sua vita passata. Nel suo libro precedente, "Io amo l'Italia, ma gli italiani la amano?", si era spinto fino a rivelarci di aver simulato un suicidio per costringere la madre a lasciarlo venire in Italia, che è stato sottoposto all'elettroshock, che ha presentato documenti falsi in questura per rinnovare il permesso di soggiorno. Il perché di cotanta sincerità è presto detto. Anzi, lo dice la copertina di Tempi sopra riportata. Non è un fotomontaggio, anche se molti avrebbero preferito che lo fosse. E' l'autentica copertina del 24 maggio scorso di un settimanale che esce il giovedì in tutte le edicole della Lombardia, del Veneto, del Friuli Venezia Giulia, di Roma e Bologna città, abbinato gratuitamente a "Il Giornale". Non dice nulla di più di quanto Allam non ci abbia già rivelato nel suo precedente libro. Il nostro si sta candidando non solo a fare il Ministro dell'Immigrazione, integrazione e cittadinanza, ma a guidare le sorti dell'intero paese e degli italiani. "Asham Iblis fi al-Jannah", direbbe l'egiziano che è in me: l'anelito di Satana per il Paradiso.
Di fatti, Allam sta applicando alla lettera i precetti del manuale elettorale statunitense: bisogna svelare in prima persona, e battendo nei tempi, tutto ciò che gli avversari potrebbero usare o strumentalizzare contro l'eventuale candidatura futura. Un solo passo falso, un qualsiasi dettaglio insignificante taciuto può rivelarsi un boomerang fatale per la carriera politica che si vuole intraprendere. Di Allam mi occupo da un bel po', ho incontrato numerosi suoi ex-compagni dai Salesiani ed ex-colleghi di lavoro che giuravano e spergiuravano che un giorno Allam andava in giro con la kefiah, inneggiando alla resistenza palestinese, che attaccava duramente la Lega e la Destra, che negava la minaccia del terrorismo islamico attaccando persino le forze dell'ordine, che si spingeva fino ad accusare esponenti della Conferenza episcopale italiana e i vertici del Vaticano di strumentalizzare la questione dell’immigrazione, in particolare quella di fede musulmana, nel tentativo di ricristianizzare la società italiana.
Ciò che in realtà Magdi Allam non ha calcolato è che grazie ai suoi ultimi due libri ha rivelato - anche al lettore profano - un quantità di particolari e circostanze molto interessanti che contribuiscono a tracciare non solo un profilo completo della sua figura ideologica e psicologica, ma dell'intera rete a cui si appoggia per realizzare il suo disegno politico. In questo senso non possiamo che ringraziare Magdi per aver scritto questi libri: oltre che fornirci gli anelli mancanti, esso conferma e pubblicizza tutto ciò che finora era confinato verbalmente in un ambito ristretto di persone. Il fatto che abbia anticipato tutti gli altri nello scoprire i suoi punti deboli non lo mette affatto al riparo, semmai lo espone e lo rende più vulnerabile politicamente. A dimostrazione di ciò, va ricordato che subito dopo aver confessato di aver presentato documenti falsi alla questura per rinnovare il permesso di soggiorno, un Senatore della Repubblica ha presentato un'interrogazione per sapere se, «considerato che lo stesso Allam si vanta di aver ottenuto fraudolentemente il rinnovo del permesso di soggiorno, tale illecito potrebbe avere effetti sulla validità della successiva acquisizione da parte sua della cittadinanza italiana». Il fatto che questa interrogazione sia stata promossa da Sinistra e che non sia più stata riproposta dopo, deriva da motivi precisi, che un giorno verranno probabilmente chiariti. Ma il caso della Ayaan Hirsi Ali - la deputata olandese di origine somala privata dalla cittadinanza e sostanzialmente indotta a cambiare paese dal suo stesso partito - di destra - nonostante lei abbia già rivelato più volte in passato di aver mentito nella sua richiesta di Asilo - dovrebbe insegnare qualcosa anche a Allam (Leggi la Terza Puntata)