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sabato 30 giugno 2007

Yalla, Italia!

*«Yalla, Italia!» è un mensile satirico in italiano che contiene articoli e vignette (tutte con traduzione italiana, alcune si possono vedere qui) riprese da siti e giornali simili diffusi in Europa. E' in edicola con il settimanale non profit «Vita» diretto da Giuseppe Frangi.
di Jesi Carlotta, Il Corriere, 25 maggio 2007
«Sono musulmana, porto il velo, ho iscritto le mie figlie dalle suore Orsoline, navigo sul sito Internet del Vaticano, adoro i Queen e sogno in italiano». Sorride Sumaya Abdel Kader, 28enne nata a Perugia da genitori palestinesi e trasferitasi a Milano per prendere la seconda laurea, Scienze politiche dopo Biologia. Sorride perché sa di essere una musulmana lontanissima dallo stereotipo di generazione chiusa, serissima e un pò fanatica con cui sono spesso bollati i ragazzi nati da genitori immigrati. Invece Sumaya, rappresentante dei giovani musulmani italiani di Milano (sposata con un musulmano, due figlie di 4 e 2 anni), è andata oltre. Ha creato un giornale - Yalla, Italia!, o Vai Italia! - scritto, in italiano, da una redazione di musulmani under 30 che, a partire dal 26 maggio, ogni mese sarà allegato al settimanale Vita. Obiettivo: «Abbattere il muro di diffidenza che ci circonda e raccontare che, contrariamente a quanto si crede, siamo allegri, simpatici e spiritosi». Il modo migliore per riuscirci? Quello indicato da Persepolis, il cartoon sulla vita di un' adolescente musulmana emigrata in Europa, tratto dall' omonimo libro a fumetti dell' autrice iraniana Marjane Satrapi, in concorso al festival di Cannes: l' autoironia. Da qui il titolo del primo numero del giornale, «Ridere da musulmani»: 8 pagine di articoli, e soprattutto di vignette, che non risparmiano nessun aspetto della cultura araba, dal velo al corano. Come è nato «Yalla, Italia»? «Il professor Paolo Branca, docente di letteratura araba all' Università Cattolica, mi ha proposto di lavorare a un giornale che desse voce agli immigrati di seconda generazione. Con me hanno aderito altri sette ragazzi, cinque donne e due uomini, che vivono e studiano a Milano. Il settimanale Vita ha creduto nel progetto e ci ha dato spazio. Coordinatore editoriale del giornale è Martino Pillitteri». Una redazione in maggioranza femminile, come mai? «Femminile e velata. Alcune di noi studiano ancora, altre lavorano come mediatrici culturali, interpreti ed ostetriche. Credo dipenda dal fatto che le ragazze, più dei maschi, abbiano ancora pochi spazi per esprimere la loro opinione. E invece sono molte le cose che non sapete sul nostro conto». Per esempio? «Facciamo sport e siamo attente alla moda. Al punto che molte ragazze, a Milano, hanno deciso di studiare moda all' università con l' obiettivo di diventare stiliste e creare abiti che rispettino i nostri valori culturali senza rinunciare all' estetica o alla ricerca sui tessuti». Anche una musulmana che manda i figli dalle suore stupisce. «Invece sono molte le famiglie islamiche di Milano che scelgono scuole cattoliche per i propri figli: hanno paura che perdano di vista i valori di base comuni all' Islam e al Cristianesimo, come il rispetto per l' altro e il senso di Dio. In famiglia, inoltre, dialoghiamo molto sulle differenze religiose. Mia figlia di 4 anni, per esempio, un giorno è tornata a casa e si è fatta il segno della croce prima di mangiare. Con l' aiuto delle maestre, le ho spiegato che i musulmani non lo fanno. Mai sottovalutare i bambini. Fin da piccoli, noi musulmani di seconda generazione abbiamo vissuto tra due culture, non abbiamo un unico punto di vista sulle cose e, soprattutto, non crediamo che il nostro approccio alla vita sia l' unico giusto e possibile». Non tutte le musulmane di seconda generazione sembrano libere ed aperte come lei. «Certo. "Yalla, Italia!" è nato anche per loro e per le loro famiglie. Per dar voce a chi, a vent' anni, lotta per costruirsi un' identità». Ha parlato di autoironia: come ridete di voi stessi? «C' è una battuta che dice: l' unica cosa su cui gli arabi sono d' accordo è di non riuscire ad accordarsi su nulla». Ci si riconosce? «No. Io mi sento italianissima. In casa, con mio marito che è musulmano, parlo italiano. Ho studiato in italiano. Sogno in italiano. Se questa intervista me l' avesse fatta in arabo sarei riuscita a dire la metà di ciò che ho detto».
*23 mila Sono i musulmani di 2ª generazione a Milano, 10% I giovani che frequentano la moschea, secondo lo studio del professor Branca.