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martedì 31 luglio 2007

La Casta

Una delle letture che hanno allietato la mia breve vacanza era "La Casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili", il best-seller di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, edito da Rizzoli e in classifica tra i best seller da diverse settimane. L'unica riflessione che sono stato in grado di elaborare, a libro concluso, era una risposta a distanza ad un lettore che, tempo fa, lasciò su questo blog un commento per dirmi di smetterla di "fare paragoni del cazzo, ps, mussolini, ma falla finita! voi avete dittature fondamentaliste vergognose, tu sei uno scarafaggio, e gli scarafaggi non possono parlare, nemmeno di altri suoi simili...". Aveva perfettamente ragione: quello dell'era Mussolini - seppur durata un ventennio, neanche tanto lontano - era davvero un paragone "del cazzo". Non c'era affatto bisogno di viaggiare nel tempo: basta leggere la "Casta" e confrontata alle "vergognose dittature fondamentaliste", l'Italia emerge in tutto il suo splendore di...circo. Un circo pseudo-democratico, in cui una cerchia ristretta - sempre la stessa da generazioni, e persino per vie ereditarie - approffitta dei cittadini, che - a differenza degli scarafaggi delle dittatture - possono parlare e protestare, con l'unico risultato di farsi menare ancora di più per il naso, e in perfetta legalità.
Lasciamo da parte gli stipendi e i benefit da favola, che sono - da sempre - una prerogativa di tutte le classi dirigenti, dittature e non, in tutti i paesi del mondo. Sta di fatto che tra i grandi Paesi occidentali l’Italia è quello con il numero più alto di parlamentari eletti, senza contare i senatori a vita. Gli europarlamentari italiani prendono oltre 44.000 euro più degli austriaci, ma incassano quasi il doppio dei tedeschi e degli inglesi, il triplo dei portoghesi, il quadruplo degli spagnoli. Lo stipendio di un deputato è cresciuto dal 1948 ad oggi, in termini reali e cioè tolta l’inflazione, di quasi sei volte (11.703 euro mensili). Il Quirinale costa sei volte più di Buckingham Palace. Ma a tutto questo vanno aggiunte altre chicche del tipo: il rimborso delle spese di viaggio per l’europarlamentare e i suoi collaboratori, solo per fare un esempio, viene “calcolato a forfait sul biglietto aereo più costoso, senza vincolo di documentazione”. Per non parlare della “rilevante indennità aggiuntiva per i collaboratori, di cui non solo non occorre documentare la retribuzione, ma neppure l’esistenza”. A questo punto è persino inutile girare il coltello nella piaga e ricordare come alcuni parlamentari passino le vacanze nei posti più belli del mondo, pagando 19,37 euro la camera matrimoniale o non pagando affatto, o che un piatto prelibato al ristorante del Senato costi meno di quello offerto in una mensa studentesca.
Facciamo finta che tutto questo stia nell'ordine delle cose. Ciò che invece non ci sta affatto è che alla Camera risulti che su 629 collaboratori ufficiali - con tanto di tesserino di riconoscimento - quelli regolarmente assunti siano solo 54: tutti gli altri pagati in nero (tra i 500 e i 1.500 euro) allorché i deputati addebitano, al mese, su questa voce 4.678 euro al Senato e 4.190 alla Camera. E che il Ministero del Lavoro (del Lavoro!) risponda dicendo che: "c'è l'assenza di una qualificazione normativa, cioè il parlamentare che vuole comportarsi correttamente ha difficoltà a trovare uno strumento normativo di riferimento chiaro e preciso". Cosi come non sta affatto nell'ordine delle cose che un deputato resti a Montecitorio senza essere stato eletto per tutta la durata di una legislatura, poiché si era ritrovato - grazie ad una banale svista del presidente di un seggio brindisino - i voti dell'avversario, al quale venne data finalmente ragione un mese prima delle nuove elezioni. O che un capogruppo comunale assuma come proprio staff moglie e prole. Per non parlare del complesso residenziale, affittato dalla Camera per 18 anni e per la somma stratosferica di 444 milioni di euro e mezzo, in modo tale da permettere al proprietario di ritrovarsi comodamente padrone dell'intero complesso (l'affitto copre totalmente il mutuo), senza che la Camera, alla fine, risulti proprietaria di un solo mattone.
Non posso elencare le tante "maraviglie" riportate nel libro, con nomi, cognomi e cifre. Ma vi consiglio vivamente di leggerlo. Innanzittutto vi permetterà di meglio comprendere e digerire alcuni episodi recenti. Tipo quello del parlamentare dell'UDC - quelli della Famiglia Cristiana per intenderci - finito al centro di uno scandalo a base di orgie di prostitute e droga. Dopo aver letto la "Casta", la patetica difesa del parlamentare che afferma di aver solo commesso una "leggerezza" con un' "amica" a cui aveva fatto un "regalo" (in contanti, ovviamente), perché aveva già trascorso nientepopodimeno che 6 giorni da solo a Roma, sembra una barzelletta. Leggermente meno spassosa, invece, è l'intervista - concessa a La Stampa del 30 luglio (p.10) - in cui il nostro risponde piccato - e contraddicendosi - al cronista: "Certo che mi riconosco nei valori cristiani ma che c'entrano questi con l'andare con una prostituta? E' una faccenda personale". Assai più inquietante, infine, è la proposta del Segretario dell'UDC di integrare i già sostanziosi emolumenti percepiti dai parlamentari a titolo di «ricongiungimento famigliare». Letta la Casta, si comprende meglio e si giustifica persino la bancarotta ufficiosa del Comune di Catania. Leggo, sempre su La Stampa, che da quelle parti sono riusciti ad ingaggiare una giovane 22enne, nota per essere stata Miss Eritrea, come "consulente per lo sviluppo industriale delle città". Per la bellezza di 24.000 euro. Credo fermamente che la Casta sia un'ottima lettura per gli esportatori di Democrazia de'noantri. Non è che cercate di "perfezionarla" - si fa per dire - almeno un "pochino", questa democrazia, prima di esportarla altrove?