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lunedì 16 luglio 2007

Una, nessuna e centomila identità (I)

L'anno scorso ho ricevuto alcune bellissime email da parte di un giovane lettore, un ragazzo nato in Italia da un padre egiziano (proveniente da Luxor) e una mamma italiana (originaria della Sicilia). Mi ha raccontato un po' di cose di sè, e una delle sue lettere mi ha particolarmente colpito, e infatti l'avevo pubblicata a suo tempo sul blog: "Alcuni padroni di case da affittare danno precise disposizioni di non affittare a stranieri, immigrati e figli di stranieri. Ieri, dopo aver risposto alla domanda "Sei straniero?" con un: "Sono Italiano, di origine egiziana, questo non dovrebbe essere un problema..." mi sono sentito dire "Invece lo è". Questa gentile signora priva di tatto, ha poi detto che "Non ci sarebbero problemi per me, ma la padrona non vuole stranieri, comunque poi vediamo". Io ho disdetto l'appuntamento, non voglio avere a che fare con questa gente... magari per te niente di nuovo sotto il sole, a me era capitato solo altre due volte. Sentirsi definito un problema, per quello che si è, ferisce; se il modo - per quanto sdegnoso - fosse stato diverso non avrei fatto una piega, cose del genere succedono spesso, ma sentirmi dire che la mia origine è un problema ...beh è un pò diverso. Questa cosa non è la prima volta che la sento: Wahid, un amico di amici, di origine palestinese, assolutamente ateo, si è più volte sentito dire uno sprezzante: "Quindi saresti mussulmano..." per telefono mentre cercava casa".
Ci sarebbe molto da dire, ovviamente, sui padroni di casa che non vogliono affittare agli stranieri, e che - in questo caso particolare - non vogliono affittare ad un italiano, seppur di origini straniere. Ma si tratta di un problema particolarmente grave e con ricadute talmente negative, che mi riservo di affrontarlo in un'altra sede. Ciò che mi preme di sottolineare in quest'occasione, è il dramma identitario di questo ragazzo, e di migliaia di altri giovani come lui. Sono italiani a tutti gli effetti: spesso e volentieri sanno poco o nulla dei paesi di origine dei loro genitori, magari li hanno visitati durante le vacanze e quindi li hanno percepiti come luoghi di piacevole villeggiatura e nulla di più, parlano un arabo stentato o non lo parlano affatto. Sono nati in Italia, come nel caso sopra descritto, hanno vissuto tutta la vita qui, parlano l'italiano con le inflessioni locali ma il loro nome e cognome, le origini dei genitori, la confessione che hanno ereditato, l'aspetto fisico, il colore della pelle, li condannano ad essere considerati da parte di una buona fetta della società italiana come "stranieri". Con le inevitabili conseguenze spiacevoli che ne derivano: dall'esclusione dai posti di lavoro alla difficoltà di trovare casa, dalle battute sarcastiche a scuola agli atteggiamenti di vera e propria discriminazione.
In un'altra email, il giovane mi ha chiesto se: "Data la sua doppia origine, si è mai posto domande sulla propria identità? Le chiedo questo anche perchè il suo avatar, splendido tra l'altro, lascia trasparire una forte identità africana prima ancora che araba. Io nonostante sia fisicamente non identificabile come arabo o africano, sento forte l'identità che mi lega all'Egitto e all'Africa, e in special modo alla regione di Luxor da cui la mia famiglia proviene". Mi sono venute in mente le email di questo lettore mentre leggevo l'ultimo romanzo di Randa Ghazi. Randa ha esordito, un anno dopo l'11 settembre e all'età di 15 anni, con "Sognando Palestina" (2002), un romanzo che ha riscosso un sucesso incredibile e che è stato tradotto in 15 paesi. Recentemente è tornata con "Forse oggi non ammazzo nessuno. Storie minime di una giovane musulmana stranamente non terrorista". Racconta la storia di una ragazza, italiana di origine egiziana, milanese di 23 anni, che va all'università, esce con le amiche e flirta con i suoi coetanei. Tutto normale. O quasi, perché lei è musulmana. Crede nella pace ma entra ogni giorno in guerra per difendere le sue idee. Una guerra in cui l'ironia viene usata come arma per stare tra due mondi senza appartenere veramente a nessuno dei due. E infatti, ad un certo punto, l'autrice spiega una realtà durissima, con cui hanno fatto o devono fare i conti tutti i giovani di doppia nazionalità o doppia origine, come il sottoscritto: «Ma sai qual' è il rischio? Che finisci per non essere accettata da nessuno, veramente. Rischi di rimanere incastrata nel mezzo. Nessuno qui ti percepirà mai fino in fondo come italiana. E se continui a snobbare e criticare le tradizioni e la forma mentis degli arabi e dei musulmani in generale, anche loro inizieranno a percepirti come diversa. E così sarai diversa da tutti». (Leggi la Seconda Puntata)