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mercoledì 18 luglio 2007

Una, nessuna e centomila identità (III)

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In realtà, non mi sono mai vergognato di ciò che sono. Anzi, ne sono particolarmente orgoglioso. Nascere in una famiglia mista, poter contare su una buona educazione cosmopolita sono elementi di ricchezza, altro che motivo di vergogna. Non ho mai invidiato quelle persone sicure della propria cosiddetta identità, le ho sempre compatite: la diversità è ricchezza, l'isolamento è povertà. Proprio per questo al trattamento razzista che qualcuno ha tentato di riservarmi, ho sempre risposto con la superbia, secondo me pienamente giustificata. Chi è costui? Chi crede di essere? Come osa? L'ho spesso ripetuto su questo blog: nascere in Italia, o in Europa, è un fatto puramente casuale. Uno scherzo del Destino. Non può essere scambiato per un messaggio divino o per un'investitura di superiorità razziale, intellettuale o altro. C'è gente che nasce nei paesi più sperduti e più arretrati di questo pianeta e che per onestà, moralità, educazione vale centomila europei. Il luogo di nascita - e la cittadinanza che a volte ne consegue - non sono elementi di merito o di demerito. Sono solo scartoffie. Fosse per me le abolirei perché non dicono nulla dei loro portatori. Quanti italiani all'estero hanno la cittadinanza italiana solo in virtù del fatto che qualche loro bisnonno era italiano? Quanti stranieri hanno la cittadinanza greca anche se non sanno dire neanche "buongiorno" in greco? Quanti asiatici, indiani, africani, europei hanno la cittadinanza americana o canadese? Se la cittadinanza dovesse equivalere ad "Identità", tutto questo non sarebbe accaduto. Eppure accade. Ed è giusto che sia cosi.
Proprio per questo rido di gusto, quando sento Magdi Allam parlare, pontificare, aizzare il suo pubblico di rimbambiti. Lui è proprio l'ultimo a dover parlare di identità e cittadinanza. Figlio di una famiglia esclusivamente egiziana e musulmana, cresciuto in una scuola salesiana, emigrato in Europa dover aver finto un suicidio, possessore di un permesso di soggiorno che è stato rinnovato con la truffa e l'inganno ed oggi invece è tutto un cianciare del "nostro paese", dei "nostri valori" e della "nostra identità". Di quale paese sta parlando costui? Di quali valori? Di quale identità? A rigor di logica, Allam dovrebbe essere esclusivamente egiziano. Il suo essere italiano è un fatto puramente burocratico, soggetto persino ad interrogazioni parlamentari. I suoi sostenitori continuano ad indicarlo come "Il giornalista egiziano", "musulmano", "arabo", eppure sono più di vent'anni che è cittadino italiano sulla carta. Ciononostante, lui continua a vergognarsi di ciò che è, a combattere ogni espressione del mondo da cui proviene, a tentare di mettere limiti, vincoli ed ostacoli a coloro che vorrebbero emigrare o prendere la cittadinanza italiana, magari senza ricorrere a trucchi e documenti falsificati. Magdi Allam è la prova vivente che non esiste un concetto chiamato identità: il fatto che un egiziano, musulmano, diventato italiano per caso, si erga a fautore di una cosiddetta identità nazionale italiana, cristiana ed occidentale è la riprova che non è mai esistita. Per inventarla, difenderla, promuoverla, farne una bandiera, si è dovuto persino ricorrere ad un extracomunitario immigrato appena vent'anni fa in Italia. Ecco, quella è la conclusione a cui sono arrivato tempo fa: non esiste nessuna identità. E Magdi Allam ha provato la correttezza e la logicità della mia convinzione. Mi chiamo Sherif: non sono egiziano, non sono greco, non sono italiano, non sono francese. E nel contempo io sono tutto questo, sono il risultato dell'incontro - anche fortuito, anche superficiale, anche lontano nel tempo - di tutte queste nazionalità, queste scuole, e delle tre confessioni monoteiste. Sono un essere umano, che ha vissuto molte vite, che ha avuto molte esperienze e che ha fatto proprie molte identità. Io ho una, nessuna e centomila identità.