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domenica 1 luglio 2007

"Un'inguaribile brava ragazza"

In questi giorni, su un blog un tempo vicino alle tematiche del rispetto per i diritti umani e civili delle minoranze etniche e religiose, si è riaperta una querelle che si riteneva fosse stata pietosamente e doverosamente sepolta, che coinvolgeva un dirigente musulmano nazionale, alcune sue avventure certamente molto umane e una blogger nota per il suo scrivere di fatti intimi con grande maestria e poca discrezione.

La blogger intima ad alcune delle persone che l’hanno sostenuta, senza nulla chiederle e solo per spirito di solidarietà, di inviare una lettera raccomandata a un giornalista per “liberarlo” dal vincolo del segreto professionale. Infatti, questi aveva pubblicato ampi stralci di una mail riservata inviata dalla blogger al dirigente ed alle persone suddette in qualità di testimoni di un cosiddetto “divorzio”.

Supponiamo che questa strampalata richiesta abbia lo scopo di imporre loro di “provare” la loro “innocenza” dall’accusa infamante di essere le “talpe”, attraverso un atto inutile ed ininfluente sulla decisione presa da parte del giornalista. I giornalisti, infatti - va ricordato - non sono costretti da alcun genere di “patto di sangue” con le loro fonti. Possono, invece, decidere autonomamente di non renderle note ai sensi dell’articolo 138 del codice sulla protezione dei dati personali, e la successiva giurisprudenza.

Questa è, tuttavia, una proposta interessante e alla quale intendiamo aderire, facendo sommessamente presente che il metodo migliore per trattare la questione sarebbe stato quello di evitare toni da diktat o ultimatum, richiedendolo gentilmente ai nostri indirizzi di posta elettronica. Anche perché non siamo soliti andare tutti i giorni in pellegrinaggio sul suo blog per ricevere consigli e direttive.

Non abbiamo, però, dimenticato il senso di una battaglia che ci ha visti – in diverse misure - impegnati per garantire tutela e diritti alle donne straniere ed italiane, facendo del caso di questa blogger un paradigma.

Per questo motivo, e sapendo di farle cosa gradita, le annunciamo che siamo disposti a fornirle i documenti che così perentoriamente ci ha richiesto, alle seguenti condizioni:

1. La spedizione di un’analoga liberatoria al giornalista in questione anche da parte sua, in quanto autrice della lettera pubblicata;
2. La pubblicazione dell’elenco completo delle persone che hanno ricevuto – sia da lei direttamente, sia per interposta persona e su sua richiesta – la mail di cui in narrazione;
3. L’inoltro e/o pubblicazione dell’intera sentenza del Garante;
4. Il risarcimento delle spese di invio delle raccomandate.

Ed infine, considerando:

- “E' emerso, durante questa vicenda, che qui abbiamo le marocchine abbandonate in mezzo a una strada da “musulmani” che evidentemente non se la assumono, la responsabilità delle donne, ed è su questo blog che si è parlato del fatto che la Caritas interviene, in questi casi. Credo che vada supportata” [cit. dal blog dell’autrice della lettera];

- l’evidente arroganza con cui viene richiesto tale attestato, documento sostanzialmente inutile, che costringerebbe i malcapitati a perdere molto del loro tempo;
si richiede anche:

5. Il versamento, documentato e confermato, di € 6.000 in favore della Caritas di Torino. Tale importo è l’esatta somma da lei pretesa o percepita come “risarcimento” – debitamente o meno - dal dirigente musulmano coinvolto in quello che all'epoca decise di definire “battaglia per un divorzio islamicamente corretto”.

Non bisogna mai perdere di vista l’obiettivo, e il nostro è sempre - e solo - stato questo.

Sherif El Sebaie, Miguel Martinez, Dacia Valent