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martedì 3 luglio 2007

Viva Israele. O tempora o mores! (IV)

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Riprendiamo la recensione di "Viva Israele", l'ultimo libro pubblicato da Magdi Allam, Vice direttore onorario del Corriere della Sera. Nelle precedenti tre puntate, è emerso che il libro in questione agisce su due piani: uno nazionale, in cui viene preparata la "discesca in campo" di Allam stesso, sostenuto da settori della Destra ultra-cattolica e filo-israeliana (negli Stati Uniti, questo elettorato viene definito "Cristianosionista". Ma siccome siamo in Italia, pare che ci sia bisogno di rivolgersi ad un musulmano per fare da guida al movimento. Quando si dice integrazione...), l'altro internazionale, nell'ambito di una campagna più ampia per abbellire l'immagine di Israele nel mondo e soprattutto in Europa. Ovviamente non c'è da meraviglarsi: la guerra si combatte anche così, con la propaganda. E se Israele ha i fondi e le competenze necessarie per promuovere un'azione di tipo pubblicitario che spazia dai concerti alle mostre, dai libri alle riviste soft-porn, è suo diritto farlo. Semmai sono gli arabi e i musulmani - a cui non mancano i mezzi e la creatività (forse non proprio nel soft-porn e i suoi derivati) - a dover riflettere sulle loro mancanze, soprattutto di questi tempi. Quando penso che l'unica volta in cui un'associazione islamica nazionale italiana ha comprato la pagina di un quotidiano è riuscita a farsi condannare dall'intero parlamento e da tutti i media, indistintamente, e guardo invece la propaganda israeliana, mi prende lo sconforto: loro si che hanno capito, come funziona la propaganda oggi giorno, almeno in Occidente. Ciononostante, sulla campagna di Israele, ho sollevato anche qualche obiezione: mi sembra talmente esagerata e palese che rischia di riscuotere nell'opinione pubblica - almeno quella più intelligente - l'effetto contrario. E poi diciamocelo: se c'è qualcosa che non ha funzionato - in questa campagna, almeno in Italia - è proprio il libro di Allam.
In effetti, il libro di Allam non dice nulla di nuovo, e non mi riferisco solamente alla sua ricca - quanto inutile e non fertile - produzione "letteraria" (chiamiamola pure cosi) negli ultimi quattro anni, ma alle altre pubblicazioni analoghe (e cioè a favore di Israele) che hanno invaso il mercato editoriale negli ultimi mesi, nell'ambito della campagna di pubbliche relazioni voluta dal ministro degli esteri israeliano. L'unico aspetto che rende il libro di Allam per cosi dire "particolare" e meritevole di cagnara mediatica, è il nome arabo e la confessione musulmana del suo autore. Qui sarebbe utile rileggere la serie dove annuncio la scoperta di una specie nuova, quella del "pappagallo musulmano". In quel caso parlavo di promozione del razzismo anti-islamico, ma l'equazione vale anche in altri ambiti, incluso quello della politica internazionale, quindi ve la ripropongo con alcune piccole varianti: il difensore di Israele si porta dietro uno di questi pappagalli, il quale ovviamente impara a memoria i discorsi del suo proprietario. Se un ascoltatore dovesse alzarsi e contestare i contenuti marcatamente filo-israeliani del discorso, un rumore proviene dal fondo della sala: una voce che ripete lo stesso, identico, discorso, con un tono adeguatamente petulante. A questo punto il proprietario indica il pappagallo - che viene illuminato dall'alto come una star - ed esclama, soddisfatto: "Lo vede il pappagallo? Lo sa che è arabo? Se il pappagallo, che è - lo sottolineo ancora una volta - arabo, ripete le stesse cose che dico io, è ovvio che non sono un filo-israeliano tout-court! O no?". A questo punto, l'ascoltatore, sconvolto dalla rivelazione - un pappagallo arabo! - si dimentica che esso è e rimane un pappagallo, che avrebbe comunque ripetuto qualunque cosa insegnatagli dal proprietario. In Italia, il pregiato esemplare di questa rara avis è proprio Magdi Allam'atriciana Islamicus Arabicus.
Ma è proprio l'origine araba e musulmana dell'autore a condannare l'opera in via definitiva. A differenza di altri autori, israeliani ed ebrei, che scrivono di Israele, non c'è nessun motivo valido affinché Magdi Allam sia addirittura più israeliano degli israeliani. Attenzione: non dico che non c'è un motivo valido affinché Magdi Allam difenda il diritto di Israele all'esistenza , ma che non c'è nessun motivo intrinsecamente convincente affinché sia cosi acritico, suadente ed untuoso nei confronti di Israele. Soprattutto se si considera la sua formazione ed educazione anti-israeliana nell'Egitto di Nasser e il suo passato di estremista anti-israeliano in Italia. Voglio dire: è anche comprensibile che tenti di ingraziarsi gli italiani, visto che è almeno burocraticamente un cittadino italiano. Ma Israele? Mi auguro che gli concedano al più presto la cittadinanza - oltre che i cosiddetti premi internazionali in contanti - e che gli offrano di trasferirsi lì al più presto. In realtà c'è anche qualcos'altro, che non quadra: il suo essere arabo e musulmano gli impone di far almeno finta di appoggiare la soluzione dei "Due popoli, due stati", riconoscendo di fatto il diritto dei Palestinesi ad uno stato (tuttora inesistente), altrimenti tutta la messa in scena del pappagallo arabo fallisce miseramente, e il pubblico avverte che c'è veramente qualcosa che non quadra in questo arabo che difende a spada tratta Israele e per di più nega ai palestinesi uno stato (e infatti del fatto che qualcosa non quadri se n'è accorto persino Gad Lerner). Il risultato di questa ardua combinazione è un altro dei capolavori di Taqqiyah e ambiguità in cui eccelle Allam, che è una contraddizione vivente. Nel suo appello a favore di Israele (4 novembre 2005) Allam afferma pubblicamente il diritto di Israele all'esistenza riassumendo la traccia del suo futuro libro (Viva Israele, ndr): "Cari amici israeliani e ebrei, la vostra battaglia per il diritto di Israele all'esistenza è anche la mia battaglia per il diritto alla vita di tutti, compresi i palestinesi che aspirano legittimamente a un proprio Stato indipendente". Ma in un'intervista concessa al quotidiano israeliano Maariv (17 giugno 2007), conseguente alla pubblicazione del libro, afferma che: "Mi dispiace vedere ebrei ed israeliani divisi. È un assurdo che in un programma radiofonico con Moni Ovadia io debba trasmettere messaggi che risveglino l'Occidente, mentre lui parla contro l'occupazione, a favore del diritto dei palestinesi di avere uno Stato, e dice che Gaza è un carcere a cielo aperto. Non capiscono la necessità di combattere per l'esistenza dello Stato di Israele, poiché esso è uno dei pochi elementi che possono salvare l'Occidente". In realtà, quello che non si capisce è come fa Allam a dire che i palestinesi possono aspirare "legittimamente a un proprio stato" e - contemporaneamente - che è assurdo che persino un ebreo parli "a favore del diritto dei palestinesi ad avere uno stato". Insomma, Magdi, deciditi: questo diritto ad avere uno stato palestinese è legittimo o assurdo? (Leggi la Quinta Puntata)