Notizie

Loading...

lunedì 6 agosto 2007

Aiutatevi che Allah v’aiuti

Continuo a ricevere nella mia casella di posta, ogni tanto, una lettera di protesta contro la trasmissione "Anno Zero" del 29 marzo scorso, secondo il modello che avevo a suo tempo diffuso in rete. Stiamo parlando della famigerata puntata taroccata - oggetto di una denuncia per diffamazione aggravata da motivi razziali - che Santoro aveva imbastito sull'Islam e la comunità musulmana in Italia e andata in onda ben cinque mesi fa. Segno, questo, che la email di protesta sta ancora circolando in rete, e che nonostante sia passato tutto questo tempo - o forse proprio per questo - riesce ancora a suscitare indignazione. In realtà io non voglio parlare di nuovo di quella trasmissione. Voglio parlare della mail che ho ricevuto ieri e che portava un nome e cognome arabo. Fra le decine, centinaia di mail di protesta di cui ho ricevuto una copia per conoscenza, i nomi arabi erano infatti ben pochi: quelli di due lettori assidui di questo blog e il mio. Con quella ricevuta ieri siamo quindi a quota quattro: quattro musulmani in mezzo a decine e decine di italiani che protestano contro una trasmissione che aveva preso di mira proprio la loro fede, la loro cultura e le loro origini con un cumulo di falsità e prove manomesse. Probabilmente altri avranno protestato senza inoltrarmi una copia per conoscenza: è successo in molti altri casi, di cui sono venuto poi a conoscenza casualmente. Sta di fatto che, attualmente, io sono in possesso - escludendo il mio - di soli tre nomi riconducibili a persone di cultura islamica che hanno protestato contro la trasmissione.
Questo è ovviamente un fatto molto grave. I musulmani residenti in Italia non hanno forse saputo di quella puntata e degli sviluppi della faccenda? Oppure non interessa loro nemmeno ciò che dice la Tv in merito alla loro fede di fronte a milioni di italiani? Ci hanno fatto il callo? Ovviamente la risposta a tutte queste domande è no: la quasi totalità dei musulmani residenti in Italia ha saputo di quella trasmissione e si è indignata per come è stata condotta. Forse allora sono tutti abitanti delle caverne, senza connessioni internet e incapaci di mandare una mail? La risposta è ovviamente ancora una volta no: molti sono stimati professionisti e/o giovani all'avanguardia. Sorge quindi spontanea la domanda: come mai non si è registrata nessuna reazione proprio dai diretti interessati? La risposta è: Paura. Perché da queste parti si fa un gran parlare di democrazia, diritti, libertà di espressione, mentre la realtà quotidiana dice chiaramente che quasi un milione di persone vive in Italia con la paura di parlare, di esprimere la propria opinione, di indignarsi pubblicamente. Hanno paura non perché abbiano qualcosa da nascondere, ma semplicemente perché sono musulmani. La verità - piaccia o meno, signori miei - è proprio questa: i musulmani in Italia vivono con l'eterna paura di essere espulsi, di vedersi revocati il permesso o la carta di soggiorno, di vedersi rifiutata una cittadinanza, di perdere il posto di lavoro, di essere accusati ingiustamente, di vedersi rapiti o imprigionati con accuse inconsistenti. E per questo accettano di essere bersagliati impunemente dai volgari mezzi di informazione, dai politici senza scrupoli, dal Magdi Allam di turno, senza fiatare.
Io mi meraviglio di essere considerato coraggioso, e di ricevere email di ringraziamenti e complimenti, solo perché mi indigno pubblicamente di fronte a cose che non potrebbero che suscitare quella reazione. Certo, prima di decidere di dire la mia ho passato alcuni anni a costruire il terreno per poterlo fare: in un clima come quello attuale, non si può mica decidere dall'oggi al domani di dire la propria sul come vengono trattati i musulmani dai media. Ma vi assicuro che non ci vuole molto: basta essere persone corrette, che si comportano bene con tutti e che rispettano la Legge. E dal momento che sono convinto che la stragrande maggioranza dei musulmani che vivono in questo paese risponde a questi requisiti, credo che sia giunta l'ora di non farsi spaventare dal primo che capita, per altro in situazioni innocue e nel quadro di una dialettica di confronto civile. Quando c'è da protestare, civilmente, come nel caso sopra riportato, bisogna farlo immediatamente e in maniera coordinata e non delegare al resto dell'Italia il compito di farlo per paura di chissà quali ritorsioni. Altrimenti passerà molto tempo prima che i musulmani, e soprattutto i loro figli, vengano considerati, da certe parti, come esseri umani con una dignità da rispettare. Aiutatevi che Allah v’aiuti.