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venerdì 24 agosto 2007

Allam e la Fatwa che non c'è

Avevo già anticipato la montatura di Magdi Allam sul caso di Mohamed Hegazi, il musulmano che si è convertito al cristianesimo e che ha fatto causa allo Stato egiziano per risolvere un semplice problema burocratico relativo alla sua carta d'identità. Ora, abbiamo la conferma: Suad Saleh, indicata da Allam come autore della fatwa che ha condannato a morte Hegazi cade dalle nuvole. La sua unica colpa è di aver risposto ad una domanda posta nel corso di una trasmissione televisiva sul punto di vista della tradizione risalente a 1400 anni fa sull'apostasia (non considerata reato in Egitto). Ma Magdi Allam, autore di cosiddetti "saggi" su Saddam Hussein basati sugli articoli di Gente e sui pareri degli astrologhi, probabilmente non l'ha capito. O forse vuole che la signora faccia la cialtrona e si inventi la tradizione e la storia di sana pianta in base a criteri da lui inventati. O forse avrebbe preferito che si rivolgesse ad una cartomante per sapere come rispondere. Vallo a sapere... In ogni caso, ci voleva ben poco per capire che si trattava dell'ennesima montatura: l'avete mai vista, voi, una donna che emette una fatwa nel mondo islamico? Ovviamente no. Ma tanto i boccaloni che seguono Allam non sanno mica distinguere fra un nome arabo maschile ed uno femminile. Quindi se leggono "Suad" e poi "fatwa" subito immaginano il barbutissimo Imam che sbraita sputacchiando. Mi chiedo: ma Allam crede davvero che siano tutti sempliciotti come i suoi affezionati lettori?
Caso Hegazi. Ma la fatwa dov'è?
di Paola Caridi, Il Riformista
Mercoledi' 22 Agosto 2007
Al Cairo cadono dalle nuvole. Studiosi d’islamismo e persone della maggioranza silenziosa che segue l’islam politico moderato. Nessuno sa nulla della fatwa di Al Azhar contro Mohammed Hegazy, il 25enne egiziano convertitosi al cristianesimo nove anni fa, che ha richiesto la modifica della sua appartenenza religiosa sui documenti d’identità. Perché, finora, nessuna fatwa è stata emessa. E cadono dalle nuvole anche quando si spiega che sui giornali italiani, invece, il caso sta montando come panna. Sulla stampa egiziana, anche su quella indipendente – invece – poco si legge. E quello che si legge, a dire il vero, è decisamente moderato. Molto più moderato di quanto successo per casi analoghi, negli anni recenti. Tra la gente, poi, sembra che in pochi si straccino le vesti. Nessun furor di popolo aleggia attorno al caso Hegazy, che anzi tutti, a cominciare dalle autorità copte, vogliono tenere basso. Interrogandosi anche se Mohammed Hegazy, che si sarebbe convertito a 16 anni, in piena adolescenza, non sia in cerca di pubblicità. C’è stato addirittura dieci giorni fa un incontro ad altissimo livello, nella chiesa copta egiziana, tra tre vescovi (compreso il segretario del capo dei copti, Pope Shenhouda III) sul dossier Hegazy. Risultato: altissime fonti copte hanno dichiarato al primo giornale indipendente egiziano, Al Masri el Youm, che la chiesa prende le distanze dagli estremisti e da quelli che chiama “missionari”, dichiara di non aver niente a che fare con la questione, e afferma anzi di aver chiesto al primo avvocato di Hegazy di rinunciare al suo mandato. Non si vogliono urtare i sentimenti dei “fratelli” di altra fede. Difficile, poi, riuscire a trovare la fatwa che sarebbe stata emessa da Soad Saleh, la preside del collegio islamico femminile dell’università di Al Azhar al Cairo. Della fatwa si è avuta notizia dai giornali italiani, a cavallo di Ferragosto. E a dire il vero, le imprecisioni erano lampanti. La prima, anzitutto. Soad Saleh non è un uomo, non è un rettore, come ha scritto Repubblica. Perché il rettore di Al Azhar è un uomo, peraltro indicato dalla presidenza egiziana. Soad Saleh è una signora con tanto di velo, una delle poche studiose donne di Al Azhar, con un curriculum di tutto rispetto, una delle telepredicatrici più famose d’Egitto, conservatrice ma fino a un certo punto. Tanto da essersi beccata le minacce degli integralisti radicali per aver detto che il niqab, il velo integrale, non è prescritto dal Corano. Ebbene, Soad Saleh – sentita al telefono ieri sera dal Riformista – ha detto di non aver emesso nessuna fatwa. Ma di aver solo espresso una opinione sul caso Hegazy di carattere giuridico, chiarendo cosa dice la sharia riguardo all’apostasia, in risposta a una domanda su di una tv egiziana. Sui giornali italiani, invece, erano state riportate frasi di seconda mano, riportate da un settimanale d’assalto come Al Dustour, ri-riportate dall’agenzia di stampa spagnola, e poi non si era saputo più niente. L’unica cosa che salta agli occhi, dal dibattito egiziano, è semmai la moderazione. In un paese dove le frizioni tra musulmani e copti non datano dall’11 settembre, e in cui le tensioni sulle reciproche conversioni tengono banco a intervalli regolari. I copti, insomma, accusano i musulmani per le conversioni forzate. I musulmani fanno altrettanto. Il mufti Ali Gomaa, la più alta autorità musulmana a livello nazionale, ha, anzi, destato scalpore alla fine di luglio per aver scritto la seguente frase non sul sito ufficiale delle fatwe. Bensì sul forum dedicato alla fede dal Washington Post. “La domanda fondamentale per noi è se una persona che è musulmana possa scegliere un’altra religione che non sia l’islam. La risposta è sì, può farlo, perché il Corano dice “a te la tua religione, a me la mia” (109:6) e “chi vuole, lascia che creda, e chi vuole, lascia che non creda” (18:29)”. Solo a Dio, nel giorno del giudizio, spetta la punizione, ha scritto ancora Ali Gomaa. Questo sì, e non il caso Hegazy, ha suscitato parecchia sorpresa. E a dargli man forte sono stati altri studiosi, interpellati qui e là. Per i quali non si dovrebbe semmai porre la questione di indicare il proprio credo religioso sui documenti d’identità. Ma – a proposito - la fatwa, dov’è? Prima di far rompere i rapporti tra Al Azhar e le università italiana, forse bisognerebbe sincerarsi che ci sia.