Notizie

Loading...

domenica 26 agosto 2007

Bufale e moschee

Moderne, mistiche, "sabaude": ecco le moschee di Porta Palazzo
In tv la falsa "khoutba" a favore di Al Qaeda
di Angela Lano, La Repubblica
"Abbiamo promosso solidarietà arte e la scuola per imam" In corso Giulio Cesare c´è la più attiva: svolge cento iniziative "per partecipare alla vita di questo Paese" In via Cottolengo quella che fu di Bouchta, finita nella bufera dopo il servizio di "Anno Zero".
Moschea della Pace. Corso Giulio Cesare 6. Un venerdì di preghiera. Alcuni fedeli stanno arrotolando i tappeti che poco prima erano distesi nel cortile per accogliere le prosternazioni in direzione della Mecca. Assieme a quella di via Saluzzo, è la moschea più frequentata di Torino: qualche centinaio di persone, ragazzi, uomini e donne. «È stata aperta nel 1996 da Mustafa Abousaad - racconta il responsabile, ´Abdel-Aziz Khounati - Una delle nostre prime iniziative è stata la partecipazione, una domenica, a una "raccolta del sangue". Volevamo dimostrare ai torinesi, agli italiani in genere, che il nostro sangue scorre anche nel loro, e viceversa. Era un modo per sentirci parte integrante della nazione italiana». L´Istituto islamico di corso Giulio Cesare ha affrontato un lungo cammino di integrazione, passando da posizioni integraliste (nella gestione precedente a quella attuale) ad aperture verso la società civile torinese e alla promozione o adesione a numerose iniziative di tipo interreligioso: visite guidate per gli studenti; collaborazione con il Centro interculturale del Comune di Torino, con ricercatori universitari, con il Comitato Interfedi durante le Olimpiadi del 2006; allestimento della scuola domenicale di arabo per i bambini maghrebini e di italiano per le donne. «Una delle iniziative più importanti cui abbiamo preso parte - sottolinea Khounati - è stata la 1ª Biennale di Arte islamica organizzata dal Centro di Studi Ibn Sina, che ha visto la nostra moschea aprire le sue sale ai cittadini e cooperare con la sinagoga e con il Sermig. Inoltre, a luglio abbiamo organizzato la prima "scuola per imam" d´Italia, un´iniziativa unica nel suo genere e che ha riscosso un notevole successo di pubblico. Il nostro obiettivo, infatti, è quello di far crescere la comunità musulmana, di spingerla a tenere posizioni equilibrate, aperte alla modernità, e di renderla propositiva nei confronti della società italiana».La moschea della Pace fa riferimento alla scuola di pensiero islamico At-Tawhid wa al-Islah (Unicità e Riforme), un movimento marocchino che ha molto seguito in patria e da cui provengono molti membri del partito Adala wa Tanmiya (Giustizia e sviluppo, l´unico partito musulmano ammesso nel Parlamento del Marocco). Khounati, tuttavia, sottolinea la «totale autonomia» del suo istituto rispetto al suo Paese: «Siamo proiettati nella vita quotidiana italiana, non in quella marocchina». Fino a un anno fa, la moschea aderiva all´Ucoii (Unione delle Comunità e Organizzazioni islamiche in Italia), ma ora è parte dell´Umi (Unione dei Musulmani in Italia), di cui ´Abdel Aziz Khounati è presidente.A Torino e provincia i musulmani sono quasi 40 mila, ma le «moschee» cittadine non raggiungono la decina. Non si tratta di strutture architettoniche in vero stile islamico, quanto piuttosto di negozi, appartamenti, magazzini ristrutturati in cortili di quartieri popolari, prevalentemente a San Salvario e Porta Palazzo. Le più vecchie sono quella di via Berthollet, conosciuta poi come la «moschea dei somali e delle donne», e quella di corso San Martino, entrambe chiuse. Quest´ultima è stata trasferita, qualche anno fa, in corso Regina Margherita 192, ed è diretta dal commerciante marocchino Mohammed El-Idrisi. Idrisi vive a Torino da circa quarant´anni ed è sposato a un´italiana: è conosciuto tra i musulmani piemontesi anche per il suo stile quasi sabaudo di persona schiva e che rifugge la ribalta, ma anche per il suo rifiuto verso ogni tipo di «politicizzazione» della religione. Se alla moschea di corso Giulio Cesare va il primato dell´attivismo interreligioso e delle iniziative «pilota», a quella di via Cottolengo, At-Tawhid (l´Unicità), negli ultimi anni spetta il primo posto per visibilità mediatica. In passato grazie al protagonismo del suo ex responsabile, il marocchino Bouriqi Bouchta, espulso nel settembre del 2005, la scorsa primavera grazie alle «bufale» della trasmissione Anno Zero, che raccontò a milioni di italiani di aver scoperto «volantini di Al-Qaeda» e di aver registrato una khoutba, predica, «jihadista», a cura dell´imam Mohammad Kuhaila. Tutte notizie, sembra proprio, senza fondamento. Poco oltre la Dora, e già in Barriera di Milano, e precisamente in via Chivasso 10, troviamo l´Associazione islamica delle Alpi, diretta dal commerciante ´Abderrahim Braidih, un marocchino che vive in Italia da molti anni. Non si tratta di una vera moschea, quanto piuttosto di un centro culturale, dove un centinaio di musulmani si ritrovano per gli incontri di preghiera, per lo studio dell´italiano, dell´arabo e dei testi sacri, e per organizzare attività sociali. È un´organizzazione di tendenze pacifiche e nonviolente, legata al movimento marocchino Al-Adala wa al-Ihsan (Giustizia e carità). Tra le caratteristiche di questa comunità, molto unita e attiva socialmente e nel sostegno reciproco, vi è l´aspetto «mistico»: oltre alle preghiere canoniche, infatti, recitano il dhikr, una sorta di mantra in cui ripetono frasi o parole del Corano accompagnate dall´iperventilazione ventricolare. Come nella tradizione sufi. «Per noi sono fondamentali la giustizia, la disciplina, la preghiera, la spiritualità e le buone opere - spiega Braidih - Chi vuole unirsi a noi deve condividere i nostri principi etici e morali e rigettare ogni forma di violenza e di estremismo, che non sono consone all´islam». I musulmani che frequentano i luoghi di culto torinesi non sono certo la maggioranza dei circa 40 mila cittadini provenienti da paesi islamici: al venerdì, giorno di preghiera comunitaria, soltanto un 10-15 per cento prega in moschea, mentre la percentuale sale al 30-35 durante il periodo di ramadan, il mese sacro di astensione e digiuno del calendario islamico, o nelle festività principali - Eid Al-Fitr e Eid al-Adha. In quei giorni, migliaia di fedeli affollano le mega-strutture messe a disposizione dall´amministrazione comunale, lasciando riecheggiare nell´aria le invocazioni e i versetti del Corano, come in uno dei tanti paesi della mezzaluna. (22 agosto 2007)