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mercoledì 29 agosto 2007

Dounia Ettaib e il Sushi Halal

Sicuramente tutti voi ricorderete Dounia Ettaib. Dounia era una giovane sconosciuta di nazionalità marocchina che combatteva la burocrazia per ottenere la cittadinanza italiana fin quando non è balzata agli onori della Cronaca in quanto Minacciata (secondo la sua denuncia in piena mattinata e nel bel mezzo di Viale Jenner a Milano da parte di due ceffi che purtroppo non sono stati ancora rintracciati). Fu in quel momento che scoprii che la giovane Ettaib era nientepopodimeno che la "leader delle donne marocchine in Italia", carica ricoperta fino a tempi neanche tanto lontani dalla mitica Souad Sbai, un'intraprendente signora che invocava - dall'alto di un impeccabile italiano (sic) - esami di lingua italiana per tutti gli immigrati. Peccato che mi siano sfuggite le elezioni in cui è stata eletta Ettaib: doveva essere un gran bello spettacolo, davvero. Mi riferisco all'affluenza di centinaia di migliaia di donne marocchine residenti in Italia covenute per le votazioni. Uno spettacolo che avrebbe sicuramente tappato la bocca a chi affermava che le donne islamiche in Italia sono sottomesse e segregate (come Souad Sbai, ad esempio).
Ebbene, la giovane Ettaib - diventata in meno di 48 ore cittadina italiana con tanto di scorta - è stata ospite del recente Meeting di Comunione e Liberazione che si è svolto a Rimini, significativamente inaugurato da Magdi Allam sotto l'egida dello slogan "Salviamo i cristiani". Il suo intervento non era in programma, ma il PezzoGrossoMagdiAllam ha assolutamente preteso la sua presenza. Chissà che spettacolo, con le loro scorte riunite. Se quella di Allam già rassomigliava a quella del Gran Moghul, assieme a quella di Ettaib, probabilmente eguagliava solo il seguito di Francesco Sforza in occasione del matrimonio con Bianca Maria, figlia illegittima di Filippo Maria Visconti. Ettaib, dal palco, ha ringraziato Allam con un tono emozionatissimo, da strappa-lacrime. Non poteva essere altrimenti: il palco del Meeting di Comunione e Liberazione è ambitissimo. Un must per ogni politico o aspirante tale. Non mi meraviglia che non ci fosse Souad Sbai, ormai declassata (era infatti presente all'ultima edizione del Meeting) e a quanto pare fuori dai piani politici di Allam.
A differenza di Allam, che non perde occasione per ricordarci come la violenza sia insita nella natura stessa della religione islamica, la Ettaib ci teneva a dire che l'Islam è una religione di pace, che non invita a perseguitare i cristiani o gli ebrei. Peccato però che ogni tanto si lasciasse sfuggire frasi come "perché, nei paesi musulmani, uno deve arrogarsi il diritto di imporre una religione? Oppure uno non è libero di vivere la propria religione, la propria fede?", e altre cose (incluso un feroce, ridicolo e delirante attacco all'Egitto (dal minuto 32 della registrazione) in cui ha affermato che le donne cristiane egiziane sono costrette a convertirsi "perché frequentano le università" (sic)), cose che - dette cosi, generalizzando e senza fare i distinguo del caso - hanno totalmente vanificato lo sforzo costruttivo con cui era partita. Ho avuto la sensazione che la Ettaib volesse accontentare tutti, ma proprio tutti: sia quelli che credono in un Islam pacifico, che quelli che sostengono l'idea di un Islam violento. Insomma: un'altra moderata last-minute.
Ovviamente, quelli convinti della sola natura violenta dell'Islam potevano benissimo rinfacciare a Ettaib la sua scarsa conoscenza della religione islamica. Come ben sapete, infatti, questo tipo di pubblico tende sempre a gareggiare con l'interlocutore di turno citando, a fronte dei versetti coranici pacifici menzionati, altri versetti decontestualizzati e malinterpretati, presentati come incitamento alla violenza e all'odio. Temo però che, se lo avessero davvero fatto, Ettaib non avrebbe saputo per nulla difendersi e probabilmente si sarebbe nascosta sotto il palco, nonostante abbia infarcito il suo breve discorso di citazioni coraniche e di detti di Maometto a dimostrazione della natura pacifica dell'Islam (tra una generalizzazione e l'altra, of course). La sua conoscenza della religione islamica è, purtroppo, davvero scarsa. Lo dimostra un episodio che sembrerebbe insignificante, ma che è davvero grave per chi se ne intende, anche superficialmente, di religione e storia.
Nel corso del suo intervento, Ettaib ha infatti voluto sottolineare la natura aperta dell'Islam citando un detto di Maometto (Dal minuto 33 della registrazione) : "Mi ricordo in un hadith (detto di Maometto, ndr): il profeta diceva "Se volete la cultura, andate a cercarla nell'estremo oriente, riferendosi al Giappone". Al Giappone??? Ebbene, adesso provate a seguire il mio ragionamento fino in fondo. Sembra una questione insignificante, ma non lo è. Innanzittutto perché il citatissimo hadith non parla genericamente di "Estremo Oriente" ma dice testualmente: “Cercate la scienza foss’anche in Cina”. Proprio cosi: Cina. Non Estremo Oriente. E tanto meno Giappone. Va beh, direte voi, che differenza fa? Dopo tutto hanno tutti gli occhi a mandorla! Cina, Giappone, che differenza vuoi che faccia? (Tipico ragionamento da analfabeti)
Una grande differenza. Innanzittutto perché l'hadith in questione non è qualche detto oscuro da rintracciare in un polveroso volume, ma uno dei detti più famosi (e tradotti) di Maometto. Accompagna il musulmano in ogni testo scolastico, di religione o di letteratura araba, dall'asilo fino all'università. Lo potete vedere tracciato sulle mura degli edifici scolastici, pronunciato nelle prediche delle maestre infuriate, insomma: è impossibile non conoscerlo a memoria. I termini "Cina" e "Giappone" in italiano sono vicinissimi a quelli arabi, quindi non si può attribuire l'errore ad un lapsus. E tanto meno alla scarsa conoscenza dell'italiano: Ettaib mi sembra molto più preparata della Sbai, almeno sul fronte linguistico. E poi, ammesso e non concesso di averlo dimenticato, basta un minimo di conoscenze storiche per escludere assolutamente il Giappone. Ai tempi di Maometto, e molti secoli dopo, l'unica regione dell'Estremo Oriente che poteva avere legami commerciali che sfioravano l'Arabia tramite la via della Seta nonché la fama di un paese ricco e all'avanguardia tanto da giustificare un'eventuale riferimento era la Cina. Il Giappone, invece, era un'isola abitata da pescatori e fortemente influenzata in primo luogo dalla civiltà cinese.
Questo cosa dimostra? Dimostra che persino l'eventuale difesa della buona immagine dell'Islam è in mano a dilettanti allo sbaraglio. Ci dobbiamo accontentare di gente che afferma che le cristiane sono costrette a convertirsi in Egitto perché frequentano le università (e non, invece, perché in alcuni casi si innamorano dei compagni di università e scappano dalle famiglie cambiando religione suscitando le ire della Chiesa locale, tra l'altro autorizzata a cercare di convincerle a ripudiare l'Islam e tornare alla fede di origine) e che Maometto invitava la sua gente a cercare la cultura in Giappone (sic), in barba a qualsiasi superificiale conoscenza religiosa e storica. Uno non pretende mica la presenza o il discorso dell'accademico di turno, ma un minimo di preparazione, un cenno di cultura generale, un pizzico di prontezza di spirito o - come minimo - la dignità di stare zitti. Ma come si fa a chiedere a Ettaib di non affrontare discorsi che lei non è in grado di sostenere con un'intera platea di boccaloni che si consumano le mani applaudendo?