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lunedì 20 agosto 2007

Duisburg. Nel solco della tradizione.

Una favoletta consolatoria che molti italiani raccontano o ascoltano ben volentieri recita più o meno cosi: "Quando emigravamo noi, rispettavamo le leggi e ci comportavamo da ospiti per bene. Mica come questi qua che arrivano adesso da noi!". Che tutti gli italiani, nessuno escluso, fossero rispettosi delle leggi e ospiti perbene nei paesi in cui emigravano lo dimostra ovviamente il fatto che negli Stati Uniti dovettero imbastire un'intera "Sezione Italiana" presso la polizia di New York. Il loro comportamento esemplare spinse persino il "New York Herald" a titolare nel 1903: "Lo Stivale scarica i suoi criminali negli Stati Uniti. Le statistiche dimostrano che la feccia dell'Europa meridionale si riversa sulla porta della nazione in orde rapaci di fuorilegge senza coscienza" (Cosa Nostra, A History of the Sicilian Mafia, di John Dickie). Dello stesso parere era gran parte del popolo egiziano (Magdi Allam escluso, of course), con una piccola differenza: la feccia dell'Europa meridionale si riversava sulla porta del Palazzo reale. La corrottissima corte di Re Farouk (deposto nel 1952) era composta infatti quasi interamente da italiani specializzati nella ruffianeria. Colpa loro se ha perso il trono. Non è mica casuale se persino il Console italiano dovette scrivere in patria per lamentarsi di chi riusciva ad "indurre giovani donne a emigrare in Egitto con la speranza di essere collocate a servizio, ma in realtà per essere gettate nella malavita". Tra l'altro, sempre al Cairo, nel 1927, fu un autista italiano - tale Eduardo Moramarco - e il suo amico, tale Grimaldi Dagaro, ad assassinare, con la complicità di altri immigrati europei (uno presumibilmente italiano privo di documenti e l'altro greco), il ricco uomo d'affari di religione ebraica Solomon Cicurel, proprietario della catena di negozi Cicurel, all'epoca famosa quanto le Galleries Lafayette di Parigi e Selfridges a Londra. Ovviamente, in quanto "intoccabili", non furono soggetti alla legge egiziana ma estradati e processati di fronte alla corte d'assise di Ancona. Chissà con quale esito. Negli Stati Uniti, invece, erano più furbi. Non si facevano mica menare per il naso: nel 1890, i siciliani sospettati dell'omicidio del Capo della Polizia di New Orleans, David Hennessy, furono linciati per strada.
Quanto sopra riportato si prefigge di ricordare a coloro che lo hanno dimenticato - e sono in tanti oggigiorno - che l'immigrazione italiana negli altri paesi del mondo (incluso l'Egitto, diventato oggi - pensate un po' - paese di emigrazione verso l'Italia) era tutt'altro che pura, candida e scevra di fenomeni di feroce criminalità e deviazione. Il massacro di Duisburg, in Germania, in cui sei italiani hanno trovato la morte nell'ambito di una faida scatenata in Italia da futili motivi è tutt'altro che un fatto isolato: esso si iscrive a pieno titolo in una lunga tradizione di fatti ed episodi che vedono coinvolti mafiosi, assassini, truffattori e criminali tutti di cittadinanza italiana. Sconvolti? Indignati? E perché mai? Forse perché abituati all'altra favola - quella degli italiani brava gente - e per questo totalmente indisposti ad accettare l'idea di un immigrato che è contemporaneamente criminale, assassino e - Orrore! Sacrilegio! - italiano? O perché sempre disposti, invece, a scambiare questa cruda e nuda realtà storica, comune a ogni fenomeno immigratorio, per un'inqualificabile, indecorosa, insopportabile ed offensiva generalizzazione a danno dell'intero popolo italiano? Io non credo di generalizzare quando dico che per lungo tempo molti immigrati europei sono venuti nei nostri paesi - si, quelli arabi e musulmani - per fare i loro sporchi comodi e poi andarsene in totale immunità ed impunità. E per questo, oggi, veniamo ricambiati con insulti, diffamazioni ed offese. Spero che non venga qualcuno a dirmi che anche in Italia gli extracomunitari godono dell'immunità: non mi risulta che in Italia valgano leggi egiziane, o che i domicili degli egiziani siano inviolabili o che gli egiziani non paghino le tasse come succedeva invece con gli italiani in Egitto fino a tempi neanche tanto lontani. Un po' di decenza, please.
In realtà, a generalizzare e ad offendere gli italiani sono essenzialmente altri italiani, soprattutto politici. Dopo il massacro di Duisburg, nel momento in cui era (ed è) alto il rischio che in Germania comincino a pensare che tutti gli italiani sono mafiosi, e quindi applicare loro la logica mediatica che si è soliti applicare in Italia a tutti gli immigrati, il segretario dei Radicali Rita Bernardini non ha trovato nulla di meglio da dire che «Rilevo che attorno a questi Palazzi (romani, ndr) la lingua che si parla sempre di più è il napoletano, nei locali bar e ristoranti. Sono ingressi recenti, e centinaia di migliaia di euro sono spesi in ristrutturazioni di locali che non sono certo mal messi. Fatevi un giro nelle vie intorno al Palazzo, in via Torre Argentina o a Largo Sant’Eustachio, ad esempio, e vedrete che ci sono molti locali che sono stati rilevati, non so se dalla camorra. La cosa, da cittadina, mi insospettisce, perché non insospettisce anche i magistrati? Perché non si fanno indagini serie?». Sono d'accordo con Rita Bernardini: i cittadini onesti dovrebbero chiamare la polizia ogni volta che sentono qualcuno parlare in napoletano o calabrese. Per quanto mi riguarda, va tutto bene finché si lasciano gli immigrati extracomunitari - che lavorano e forse per questo vengono quotidianamente insultati e diffamati - in pace. Ma il prossimo che viene a dirmi che gli extracomunitari si devono prima integrare in Italia, lo mando dalla Signora Bernardini a prendere un corso accelerato di integrazione all'italiana. Strana gente: vede il permesso di soggiorno nell’occhio/tasca del fratello ma non il napoletano all'angolo.