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giovedì 23 agosto 2007

E’ la stampa, bellezza

La foto - risultata poi un fotomontaggio - realizzata dalle due cugine di Chiara Poggi dopo il suo barbaro assassinio, e finita persino sui rotocalchi con tanto di descrizione delle circostanze in cui sarebbe stata addirittura scattata, è diventata una specie di tormentone mediatico. Il padre delle gemelle respinge tutte le accuse ed insinuazioni rivolte alle figlie, e nega qualsiasi valenza investigativa da ascrivere all'episodio: «Da lomellino con i piedi per terra dico che se basta questo a far nascere un sospetto di omicidio, allora Kafka era un dilettante». Ovviamente sarà l'inchiesta a far luce sulla faccenda in generale e su questo episodio in particolare, per cui mi astengo dall'esprimermi in merito. Mi preme sottolineare però altre dichiarazioni del padre: «Le mie figlie sono state bersaglio di giudizi malevoli, in contraddizione anche con il codice deontologico giornalistico e con la legge sulla privacy» e poi «Fotomontaggio è una parola brutta; semplicemente le mie figlie volevano avere un ricordo insieme a Chiara. Sono andate da un fotografo di Garlasco e gli hanno chiesto se fose possibile: a questo punto vorrei venire dalla vostra parte con un microfono in mano a chiedere cosa c'è che non va».
In un certo senso, il padre delle gemelle ha ragione: cosa c'è, che non va? L'informazione italiana è tutta un sistema truccato, falso, basato sulle manipolazioni e le manomissioni. I musulmani che vivono in Italia ormai lo sanno benissimo che basta un montaggio tagliuzzato, una traduzione falsificata, con il giusto contorno di personaggi discutibili, per farli passare per demoni e tagliagole. Altri invece sanno che bastano le stesse cose per far carriera e costruire fortune. Questo sistema, minato alla base, difettoso in partenza, di cui abbiamo avuto un assaggio (l'ultimo di una serie) con la puntata della trasmissione di Anno Zero sull'Islam (a breve su questo blog un altro esempio, se possibile ancora più grave), pretende di mettere alla gogna due adolescenti che - se non hanno altri interessi di mezzo - probabilmente volevano solo ciò che desiderano percentuali sempre più elevate di adolescenti italiani: diventare famosi. Possibilmente subito. Scrive il cronista del Corriere: "cosa, meglio di due cugine dell'assassinata che si truccano prima delle interviste e poi allungano il curriculum all'operatore di Mediaset?"
Dall'alto di quale reputazione ed obiettività, quindi, vengono processate dai media? Ha ragione il padre quando chiede ai giornalisti di venire dalla loro parte con un microfono e chiedere cosa c'è che non va. E' tutto, che non va. Ecco perché trovo debole il suo riferimento al "codice deontologico giornalistico" e alla "legge sulla privacy". C'è un codice deontologico giornalistico in Italia? Esiste un Ordine? Davvero? Con quei titoli insultanti, tipo "Italiani, non sposate gli islamici"? Con le accuse a raffica ad Azouz Marzouk, il marito tunisino indicato ingiustamente come autore della strage di Erba? Con la totale indifferenza nei confronti degli attentati alle moschee, alle macellerie islamiche, alle proprietà dei musulmani in Italia? Con gli immigrati sbattuti sui giornali solo ed esclusivamente quando commettono reati (anche presunti)? Con gente che collaborava coi servizi che continua a scrivere scemenze tutt'oggi sui quotidiani? E la legge sulla privacy? Solo ultimamente il Garante ha condannato testate e canali televisivi per violazione della privacy dei musulmani in questo paese. Prima di allora era (e lo è tuttora) tutto un via vai di telecamere nascoste, finti musulmani/e in giro per le strade, con annessi reportage e servizi insignificanti, con il solito corredo di falsificazioni e manomissioni, tesi ad alimentare l'antislamismo. E qualcuno ha il coraggio di invocare la Privacy, in queste circostanze?
La prospettiva di vedere Paola Cappa, una delle cugine protagoniste della vicenda, fare la giornalista, magari a fianco di qualche Vicedirettore o presentatore di prima serata, non è del tutto lontana. Ha tutte le carte in regola per fare questo mestiere all'italiana, e riuscirci pure. D'altronde, in questo paese combinarla o spararla grossa, o con superficialità, è sempre foriero di sfolgoranti carriere. Basta leggere le interviste che concede in giro: "Sono molto predisposta a scrivere, sa? Sono quasi una giornalista. Studio comunicazione allo Iulm. Ho fatto una specie di praticantato all'Informatore Lomellino, il settimanale di Mortara. Articoli su Natalie Wood, sulla prima bomba a raggi X, su personaggi storici. Mi hanno dato anche una rubrica, "Accadde oggi" (...) "Montano foto finte e fotografano verità montate: Paola Cappa non ha mai dato una riga all'Informatore Lomellino, smentiscono i responsabili del settimanale («sì, la conosciamo, ma non ha scritto niente»). E il suo memoriale sulla cugina assassinata, «non voglio sfruttarla », in realtà è bell'e pronto: lo pubblica il settimanale Oggi, già in edicola".
Un memoriale memorabile: il fotomontaggio è descritto come "un'immagine bella e pura che difendo come un mio tesoro personale e che mi accompagnerà sempre. E' lo splendido ricordo di una notte irripetibile, in cui ne abbiamo combinate di tutti i colori". Ancora più interessanti le circostanze in cui la foto sarebbe stata fatta: "Una delle cose più divertenti era la sera prima di uscire, (...) Una sera l'abbiamo sfidata. «Dai», le abbiamo detto, «mettiti un bel top colorato che ci facciamo fare qualche bella foto». E quando lei ha preso dal cassetto quella camicetta rossa (risultata poi un asciugamano colorato di rosso al computer, ndr), io e Stefania subito ne abbiamo scelta una dello stesso colore. È nata così la foto che io e mia sorella abbiamo portato davanti alla casa di Chiara, il giorno in cui l'hanno massacrata". Il gesto di portare il fotomontaggio davanti alla casa viene descritto anche come "un gesto che abbiamo fatto con la massima spontaneità, che forse avremmo dovuto evitare. Nel ciclone di questi giorni abbiamo letto e sentito di tutto. In quell'immagine, dove eravamo tutte vestite allo stesso modo, c'è stato addirittura chi ha visto la prova di un legame morboso. Di morboso io vedo solo la volontà di speculare su una tragedia". Già.
E’ la stampa, bellezza. E tu non ci puoi fare niente. Niente.
Perlomeno in Italia.