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mercoledì 22 agosto 2007

Hegazi, e il pericolo islamocinese

"Mentre in Egitto un 25enne di nome Mohamed Hegazi viene condannato a morte perché cristiano, nel silenzio colpevole delle istituzioni della Repubblica, il cui governo si limita a farfugliare timide prese di posizione, a Roma, nel cuore della cristianità, nasce una nuova moschea, questa volta a piazza Vittorio. In un quartiere già infestato dalla strabordante invasione di stampo cinese, ora nasce a fianco di una parrocchia un nuovo luogo di culto che ospiterà chissà quanti fondamentalisti, come se non bastasse la moschea che c'è a Roma nord. Non ci si vuole rendere conto che i cittadini romani non ne possono più di tanto buonismo e saggezza vorrebbe che si imponesse uno stop prima di andare avanti. Quanti altri imam devono predicare terrorismo in Italia?".
Francesco Storace, La Repubblica
Per quanto riguarda il caso del Sig. Mohamed Hegazi. Ebbene, nonostante quanto viene affermato in Italia, per quanto mi risulta egli non è stato condannato a morte da nessuno, tanto meno dall'Università di Alazhar: a sostenere tale versione sono individui e organizzazioni, soprattutto di ex-cittadini egiziani, di estrazione e stampo neoconservatore all'estero. Solo un Imam, secondo la rete Alarabiya, ha fatto causa per far dichiarare Hegazi non aderente all'Islam, una causa che - ironicamente - coincide con i desideri dello stesso Hegazi. In Egitto l'abbandono dell'Islam non è considerato un reato punibile né con la morte né con il carcere e il governo permette persino alle autorità ecclesiastiche di avvicinare e convincere i cristiani che hanno abbracciato l'Islam a tornare sui loro passi, e quindi - tecnicamente - di abbandonare appunto l'Islam. Il sig. Hegazi ha solo avuto un problema burocratico - in Egitto di certo non mancano (solo per fare un esempio, una vedova che deve ritirare la pensione per la prima volta deve presentare anche un certificato controfirmato da due impiegati pubblici che affermano è ancora in vita (!), anche se si presenta in persona e con tanto di carta d'identità) - derivante anche dal fatto che è la prima volta in assoluto che viene avanzata una richiesta simile alle anagrafi locali. Per questo il sig. Hegazi ha fatto una causa allo Stato e ha nominato un avvocato. Se si sentisse tanto minacciato da un clima talmente ostile, di certo non l'avrebbe fatto, per di più facendosi fotografare e concedendo interviste. Va detto però, che ultimamente sono emersi sulla stampa egiziana alcuni dettagli curiosi sulla vita del Sig. Hegazi: è passato dall'ideologia marxista a quella islamista (numerosi quotidiani egiziani affermano di essere in possesso di documenti scritti a mano in cui Hegazi loda Ayman Al Zawahiri, leader di AlQaida) e si è convertito al cristianesimo solo dopo che i suoi genitori si sono rifiutati di aiutarlo economicamente a sposare una giovane ragazza. Fonti egiziane sostengono che è possibile che abbia appositamente scatenato questo caso proprio per ottenere asilo politico all'estero con annesso assegno di mantenimento. Gli unici, finora, ad aver preso le distanze dal sig. Hegazi sono i suoi genitori: il padre, in particolare, ha fatto causa per farlo dichiarare incapace di intendere e di volere. Anche il padre della moglie auspica il suo divorzio. Ora, c'è solo da aspettare che la giustizia egiziana prenda il suo corso, senza interferenze esterne, evidentemente interessate a danneggiare l'immagine del paese all'estero strumentalizzando private tragedie famigliari, e possibilmente ancor più interessate a mettere in pericolo proprio la vita del sig. Hegazi istigando qualche integralista ad ucciderlo.