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lunedì 3 settembre 2007

Lavavetri. A Destra e a Sinistra.

Diciamocelo: in questo mondo non c'è giustizia. Da una parte, ci sono governi davvero sfigati che se la devono vedere con le accuse mosse da mezzo pianeta di sviluppare programmi nucleari offensivi di fatto inesistenti, altri che devono dimostrare di non avere armi chimiche (che poi non vengono ritrovate), ed altri ancora che si devono difendere dalle accuse infondate di perseguitare le proprie minoranze religiose. Dall'altra parte, invece, ci sono quelli che si occupano per giorni e giorni di una questione di vitale importanza, imprenscidibilmente legata alla Sicurezza Nazionale (con la S e la N maiuscole) tanto da richiedere un vertice congiunto del Presidente del Consiglio, del Ministro degli Interni, del Ministro della Giustizia e - udite, udite - del Ministro della Difesa. Il Vertice in questione si svolgerà domani, annunciato da un titolo in caratteri cubitali de La Stampa di ieri: "Lavavetri, vertice da Prodi". Proprio cosi: Lavavetri. Insomma, c'è chi può e chi non può. l'Italia, per fortuna, può. Eccome se può.
Tre giorni fa, un Assessore del Comune di Firenze - de Sinistra, ovviamente - tale Graziano Cioni, se n'è uscito con un provvedimento che la dice lunga sullo stato in cui versa la Sinistra italiana, quella per cui abbiamo tifato e che abbiamo appoggiato alle ultime elezioni: sbattere in galera per tre mesi quei poveracci - in gran parte stranieri - che rimediano pochi euro al giorno lavando i vetri ai semafori. Certo, si tratta di un mestiere abusivo ed irregolare. Magari danno pure fastidio e intralciano la circolazione. E infatti l’ordinanza del sindaco di Firenze sembra fondarsi sul Testo unico degli enti locali che consente al sindaco di intervenire per prevenire o eliminare "gravi pericoli". Ma i tre mesi che i sindaci di mezza Italia invocano e promettono ai lavavetri sono equivalenti alla pena minima "inasprita" (sic) con una legge del 21 febbraio 2006 per "le lesioni personali gravi e gravissime" conseguenti ad un incidente stradale.
In altre parole, chi lava i vetri ai semafori è equiparato agli ubriaconi e ai drogati italiani che falciano mamme, giovani e persino neonati con corse spericolate in piena città, lasciandoli magari con un piede, un occhio solo o qualche altro danno. Ma, a differenza di questi, che si ritrovano liberi di scorazzare ancora a lungo con tanto di patente prima di travolgere qualcun altro, gli extracomunitari-lavavetri, se clandestini, vengono rimpatriati in quanto "gravi pericoli pubblici". E pensare che persino le modelle lavavetri di Kenwood (sopra raffigurate), che a suo tempo avevano destato non poca curiosità, se la sono cavata con 22 euro di multa per la stessa attività e lo stesso "reato". Ecco come la Sinistra italiana intende mettere in atto il suo programma e fare le riforme che tutti aspettano invano: rincorrendo i lavavetri per le strade. Con la Destra che la accusa solo di "buttare fumo negli occhi". Già.
L'aspetto tragicomico della faccenda è che l'inqualificabile provvedimento dell'Assessore fiorentino ha impegnato i media a pieno ritmo per una settimana e più: l'opinione pubblica che si spacca fra pro e contro, i sindaci che si dicono d'accordo preparandosi a prendere provvedimenti simili, tre-quattro ministri che lo criticano, il Ministro degli Interni che scrive una lettera aperta al Corriere, il Presidente della Camera che annuncia la sua contrarietà, e persino il Presidente del Consiglio che scende "pirsonalmente di pirsona" in campo, con tanto di titolo in grassetto sulla prima pagina de La Stampa, per dire che lui non è tanto d'accordo, ma solo perché - secondo lui - si doveva cominciare con quelli che scrivono sui muri. Voglio dire...ma ci rendiamo conto?
La Sinistra tenta di rincorrere la Destra in materia di legalità e sicurezza ma sul terreno delle baggianate. Invece di occuparsi della mafia che promette nuove stragi e che colpisce persino all'estero, del lavoro nero e del precariato, dell'evasione fiscale, della legge Bossi-Fini che genera e produce criminalità (dallo sfruttamento lavorativo basato sul ricatto all'utilizzo della manovalanza straniera per attività di spaccio e prostituzione), ci si occupa dei...lavavetri. E giù a proporre sequestri di secchielli e strofinacci, inseguimenti di venditori ambulanti e multe alle venditrici di fiorellini e ai mendicanti. Persino Beppe Grillo invoca il carcere per i clandestini. Come se essere clandestino fosse sinonimo di criminalità. E i clandestini che lavorano nelle fabbriche, nei cantieri, nelle case, che sono? Dove li mettiamo? Perché lo Stato non esegue controlli e obbliga i datori di lavoro a scegliere fra il carcere e la regolarizzazione dell'immigrato?
Come si fa a non essere d'accordo con quanto scrive l'ottima Barbara Spinelli su La Stampa di ieri: "D’un tratto, nulla sembra più criminoso del lavavetri, del posteggiatore abusivo, del venditore ambulante, e in particolare del nomade. (...) Quel che conta è fare subito qualcosa di spettacolarmente repressivo che però non costi inimicizie di lobby troppo potenti: lavavetri o nomadi sono ottimi, essendo senza difesa. Ancora una volta, come accade da tempo, chi dà spettacolo di simili severità selettive vien onorato con l’aggettivo Coraggioso, perché sfida quei molti che in realtà son pochi. Gli altri sono pavidi asserviti a un Dna." o con Alberto Asor Rosa, quando - dimettendosi da intelletuale di Sinistra - scrive al direttore del Corriere per dire che trova: "indecente l’ordinanza del Comune di Firenze sui lavavetri di strada, non perché rappresenta un’offesa alla morale rivoluzionaria, ma perché è una cialtronata (...) Sarebbe come se, in presenza di una gravissima emergenza igienica, le autorità preposte andassero in giro ad ammazzare le mosche con i giornali arrotolati (...) quando io vado a caccia di mosche a casa mia con il giornale arrotolato (retaggio, me ne rendo conto, di abitudini antiche, sorpassate dalle alte tecnologie contemporanee), meno tali fendenti che il mio cane spaventato corre in un'altra stanza: lui crede che sia scoppiata la Terza Guerra Mondiale. Nello stesso modo si comportano i sindaci di casa nostra (come me; non come il mio cane). Menano fendenti sulle mosche: così il pubblico si distrae e non pensa ad altro. (...) A me fa impressione anche che, nella catena infinita dei problemi, i nostri amministratori comincino esattamente dagli ultimi (ultimi in tutti i sensi: in ordine di importanza; e dal punto di vista della miserabilità della condizione umana dei soggetti interessati). Ma questo è un riflesso condizionato d'ordine morale: cosa d'altri tempi".
Credo che la Sinistra debba tenere a mente che il suo elettorato non è fatto di soli Poverini. E' fatto anche di gente che ragiona con la propria testa, e a cui non piace che la parte politica per cui si è impegnata si appiattisca sulle posizioni della Destra. Che tenti di rimbambire i suoi votanti con questioni di infima importanza, ricalcando le farneticazioni e i deliri di chi vede l'origine dei mali negli extracomunitari in generale e nei musulmani in particolare. Di questo passo dovremmo aspettarci anche che un esponente de sinistra dia ragione a Storace quando chiede al Sindaco di Roma il motivo per cui "se vuole combattere la criminalità, autorizza le moschee nella capitale"? E poi di quali moschee parla, Storace? Lo stesso Sindaco de Sinistra che lui attacca si è affrettato a chiudere il cantiere di una moschea perché non avrebbe esposto un cartello di inizio lavori ristrutturazione, quando in giro vengono commessi reati ben più gravi e pericolosi per la collettività. Persino il Ministro degli Interni de Sinistra si vanta del controllo effettuato sui "luoghi di aggregazione islamica", come se questi fossero per definizione ritrovi di delinquenti e terroristi, quando i delinquenti e i terroristi sono quelli che hanno portato a segno non meno di sei attentati incendiari nella sola Lombardia contro le moschee, rimasti tuttora impuniti.
La legalità, si è detto una volta, non è nè di Destra nè di Sinistra. Hanno proprio ragione: gli unici chiamati a rispettarla sono infatti gli stranieri e i poveracci.