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sabato 25 agosto 2007

Perugia, non devi aver paura

Pubblicato su QN (Il resto del Carlino - la Nazione - Il Giorno)
STAMATTINA (10 agosto, ndr) il tribunale del Riesame ascolterà Mostapha El Korchi (nella foto), imam della moschea di Ponte Felcino arrestato con l’accusa di «addestramento con finalità di terrorismo internazionale». L’imam, difeso dagli avvocati Diana Iraci e Luciano Ghirga, è pronto a negare tutte le accuse che gli vengono mosse in seguito al blitz compiuto il 21 luglio dalle forze dell’ordine. Ieri, intanto, si è levata forte la voce della «Islamic anti-defamation league», l’associazione che difende il ‘buon nome’ dei musulmani in Italia. La portavoce nazionale dell’organizzazione, l’ex deputato Dacia Valent, ha scritto una lunga lettera dedicata proprio al capoluogo umbro e alla vicenda di Ponte Felcino. «Cara Perugia—dice la Valent — qualche settimana fa ti sei svegliata e ti hanno raccontato che tre uomini progettavano di uccidere e terrorizzare persone innocenti, avvelenando gli acquedotti e facendo esplodere bombe. Estranei ‘pericolosi’ che pur vivendo tra le tue mura complotterebbero per farle crollare, perché ti odierebbero. Quante parole hanno usato per terrorizzarti, eh? Ma le parole ormai sono solo parole: oggi chiamiamo progresso il mercato e missioni di pace le guerre, i profughi sono diventati clandestini e la progressiva perdita delle nostre libertà civili la chiamiamo sicurezza. La storia di questi tre ‘terroristi’ è anche la tua storia, è quella dell'umanità che cammina ogni giorno per le tue strade e i tuoi vicoli. E i piedi consumati dalla vita che passano, nella fatica quotidiana del lavoro, sulle tue pietre sono solo piedi umani. Uguali agli innumerevoli piedi che da secoli ti regalano il loro peso, a volte lieve a volte greve. Spesso l'incontro tra italiani e stranieri è difficile proprio perché le frustrazioni degli uni si riversano sugli altri. Perché questo sistema di vita, costruito per garantire privilegi a chi non potrà mai essere toccato da insicurezza e povertà, è fatto in modo che lo scontro si svolga sempre tra i più poveri. Un detto recita: ‘la paura mangia l'anima’. In Italia questa paura sta mangiando la nostra anima: la paura del terrorista, del musulmano, ma anche del comunista, dell'anarchico, dell’antimperialista e di chiunque pensi in maniera diversa e lo dica. E a forza di farcela mangiare, l’anima, la stiamo perdendo». La Valent continua: «E ve lo dico io come: cedendo alla paura, cedendo al terrore che vuole farci vedere terroristi ad ogni angolo delle nostre città. Una paura che ci porta ad accettare l’abbattimento delle nostre libertà civili sull’altare di una sicurezza davvero malata. Affermare che un Abdul non ha il diritto di visitare i siti internet che decide di visitare o di aderire a una determinata visione del conflitto mondiale, solo perché “Abdul” è musulmano, apre la strada a che domani questo diritto venga negato anche al resto di noi. Io non ti chiedo, Perugia, di assolverli prima che la magistratura, la coraggiosa magistratura che rende il nostro un paese nobile e democratico, abbia finito il suo lavoro. Una cosa però è sicura: è stata questa magistratura a dire chiaramente che nulla fa pensare che gli arrestati volessero compiere azioni contro il paese che li ospita. Ti chiedo di pensare a loro come fratelli, Perugia, di pensarli come figli, ti chiedo di sentire i desideri di quest’umanità oggi forse straniera ma da domani parte della tua storia futura. Ti chiedo di sentire l’ingiustizia di un processo condotto sui media e non nei tribunali. Ti chiedo di essere la città di tutti. Anche la nostra. E te lo chiedo in nome di quello che per tutti noi è uno solo: Dio. Abbi cura di te, Perugia cara, anzi, abbi cura di tutti noi».