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mercoledì 1 agosto 2007

San Grato, ascoltaci tu!

La gratitudine e il frumento crescono solo in buon terreno. Proverbio.
Tutto è nato da un equivoco con un paio di ragazzini lunedì sera in un quartiere popolare di Bolzano. L'albanese, sposato e padre di due figli, regolarmente in Italia da quattro anni e addetto alla raccolta dei rifiuti, stava ultimando il suo lavoro quando si è messo a scherzare con un paio di ragazzini, uno di 10 e uno di 12 anni, che si trovavano vicino al punto di raccolta delle immondizie. Uno dei due bambini è stato inavvertitamente toccato alla nuca dall'albanese mimando un gioco. Il ragazzino è andato a casa, ha raccontato la cosa alla madre che si è agitata e l'ha raccontata ad altre donne interpretando male quello che invece poi si è rivelato uno scherzo. Quasi un centinaio di persone, tra cui molte donne, hanno circondato l'albanese aggredendolo a calci e sberle. Sono dovute intervenire due pattuglie della polizia che hanno messo al sicuro, tra non poche difficoltà, l'extracomunitario. Poi, tramite testimoni, le forze dell'ordine hanno ricostruito l'accaduto e hanno appurato che si era trattato di un equivoco. (Leggi su Il Corriere)
Una vicenda in cui la psicosi collettiva e il pregiudizio contro gli zingari si sono coniugati, producendo un mostro sbattuto in prima pagina per tre giorni. Questo il senso - e in alcuni casi anche le parole - usate dal gip di Palermo Maria Elena Gamberini nel provvedimento con cui ha ordinato la scarcerazione di Maria Feraru, 45 anni, la donna romena accusata di avere tentato di sequestrare, sabato pomeriggio, un bambino di tre anni davanti al «Lido del ferroviere» di Isola delle Femmine (Palermo). (...) Al di là delle decine di testimonianze raccolte dagli stessi cronisti dopo il presunto tentativo di sequestro, l'unica persona che aveva effettivamente visto qualcosa era stata A.D., una donna che sin dalle prime battute dell'interrogatorio reso domenica ai carabinieri, aveva ammesso di essere letteralmente «terrorizzata dagli zingari». (...) Durissimo il gip in alcuni punti: «Se lo stesso gesto di piegarsi verso il bambino l'avesse compiuta una qualsiasi altra bagnante, sarebbe stato interpretato come manifestazione di comportamenti tutti leciti. Invece è stato visto come un atto idoneo a configurare un rapimento solo e soltanto perchè posto in essere da una zingara». (Il Corriere)
Dragan aveva 31 anni e due figli in Bosnia (pare fosse un serbo bosniaco, ndr). Era un orfano della mattanza balcanica degli anni Novanta. Dragan non sapeva nuotare, ma quando ha sentito quei bambini chiedere aiuto si è buttato in acqua lo stesso. Ha visto i suoi figli in quei piccoli che l'acqua stava portando al largo. Ha preso per un braccio una bimba e l'ha salvata con l'aiuto di un marocchino. Poi un'onda si è portata via Dragan, per sempre. L'altro bimbo è stato portata a riva da dei ragazzi. Nessuno e tantomeno i parenti di Dragan sono stati ringraziati dai genitori dei piccoli, una coppia di Roncade che dopo il fatto se ne è andata tra gli insulti dei bagnanti. (Leggi su La Nuova)