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venerdì 10 agosto 2007

Si credono patrioti

Nella notte di ieri, il centro islamico di Abbiategrasso, comune dell'hinterland milanese, è stato bersaglio di un attentato incendiario. Intorno a mezzanotte e mezza, alcuni ignoti hanno piazzato due tubi di metallo, riempiti con benzina e altri materiali infiammabili, davanti all'ingresso. Uno degli ordigni è esploso danneggiando il portone. Solo due settimane prima, nella notte tra il 26 e il 27 luglio, lo stesso centro era stato oggetto di un altro attacco incendiario. In quell'occasione gli attentatori avevano lanciato gli esplosivi nel cortile della moschea. Appena due giorni prima, due bottiglie molotov avevano danneggiato una parete della moschea di Segrate e trasformato in una carcassa l'auto del giovane Imam. Non meno di quattro mesi prima acora, è bruciata la sede della Coreis, un centro islamico gestito da italiani convertiti. Due giorni dopo quell'attentato era la volta dell’Islamic Relief, un’Ong islamica con sede in via Amedeo. In un articolo su Il Manifesto, risalente a qualche mese fa, denunciai l'escalation di attentati contro i luoghi di ritrovo e di preghiera della comunità islamica in Italia: dall'autobomba miracolosamente disinnescata a Montebelluna, all'ordigno collocato davanti al Ristorante Sud di Milano, alla serie di attentati contro ristoranti arabi e non in Trentino Alto Adige.
Ovviamente, tutto questo si è consumato nella totale indifferenza della classe politica e nel menefreghismo non meno assordante dell'opinione pubblica. Le efficienti forze dell'ordine italiane non sono mai riuscite, purtroppo, a rintracciare i responsabili per assicurarli alla giustizia. Tanto, anche se dovessero essere individuati finirebbero per pagare una multa ridicola o ad essere condonati. Eppure in altri paesi civili, come negli Stati Uniti - che l'Italia si guarda bene dal seguire come esempio su queste tematiche - è bastata una molotov inesplosa davanti ad una moschea per condannare un intollerante cittadino americano a ben 14 anni e tre mesi di carcere. Avete letto bene: 14 anni e tre mesi. Per una molotov inesplosa. All'epoca commentai la notizia scrivendo: "Gli Stati Uniti hanno i loro musulmani e se li tengono ben cari, perché al pari di tutte le altre etnie o confessioni, contribuiscono - con il loro lavoro, con la loro ricerca, con le loro tasse - a rendere quel paese sempre più forte e più ricco. Ovvio, la Fallaci può tuonare contro gli islamici da New York. Ma guai a chi si azzarderà a provare a mettere in pratica le sue minacce di appiccare, per esempio, il fuoco ad una tenda piena di extracomunitari o, per estensione, alla moschea dei musulmani. E' pura tradizione statunitense: puoi essere completamente fuori di testa, indossare un casco o perfino un' armatura medievale, avere un arsenale in casa e addirittura un carro armato nel garage del tuo attico. Puoi anche chiamare a raccolta ed addestrare un esercito di fuori testa come te, fornirli di divise e di armi superavanzate e nessuno te lo vieta. Ma nel momento in cui cominci a mettere in pratica le tue c********, scatta una legge impietosa come quella che ha messo al fresco quel fallito "piromane" texano per 14 anni e tre mesi".
In Italia, invece, sembra che i piromani e i bombaroli anti-musulmani possano agire indisturbati e in totale impunità. Le leggi Mancino e affini sono puro folclore imposto al Bel Paese affinché si adegui e si allinei al resto dell'Europa in materia di diritti civili. Non si pretenderà mica di applicarle sul serio, quelle leggi. O di mandare un italiano in galera per 14 anni e tre mesi solo perché si è divertito a buttare una molotov diffettosa davanti ad una moschea. Non mi meraviglierebbe, invece, se un giorno dovessero processarlo davanti a qualche simil-tribunale padano proprio perché era diffettosa. Questo dovrebbe spingere la comunità islamica a valutare ben attentamente il clima circostante. E a prendere le misure adeguate per contrastarlo. Blindando le case e le attività commerciali, per esempio. O chiedendo il porto d'armi. Se non erro, una bella legge - voluta dalla Lega tra l'altro - autorizza la Difesa personale. L'importante è essere preparati a simili attacchi, tutt'altro che rari ed isolati, ed agire nei limiti concessi dalla Legge. La frequenza di simili azioni denota una continua escalation. E come potrebbe essere altrimenti, se persino nell'articolo in cui formalmente se ne dissocia, Magdi Allam - vicedirettore onorario del Corriere della Sera - insinua che gli attentati alle moschee potrebbero essere frutto di "dinamiche interne all'eterogenea e conflittuale realtà dell'islam". Per carità, tutto è possibile: ma non mi verrà mica a dire che l'intera serie di attentati è ascrivibile alle liti tra "i musulmani di professione" (o perché lo dice un musulmano di professione come lui, dovremmo credergli sulla parola?) quando conclude il suo editoriale affermando che "l'Italia, al pari dei Paesi musulmani" potrebbe trovarsi "costretta a dover far intervenire l'esercito e le forze dell'ordine per difendere la propria sovranità e sicurezza dalla minaccia delle moschee trasformate in centri di eversione e covi di terroristi".