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venerdì 3 agosto 2007

Non stare nella pelle. Questione di cervello?

Alcuni giorni fa, un senatore della Lega, tale Piergiorgio Stiffoni, ha proposto agli italiani di fregiarsi con un tatuaggio "contro la presenza della cultura islamica in Italia" che riporti, a fianco al simbolo della stella alpina, lo slogan "Sono un Padano, sono un Cristiano". Quando me l'hanno detto, speravo si trattasse dell'ennesima leggenda metropolitana, come quella che girava su internet tempo fa e che affermava che alcuni professionisti si divertivano a tatuare i simpatici maialini (* Importante: Vedi nota sotto). Invece era tutto vero: la proposta era tutt'altro che una leggenda metropolitana. Si tratta, evidentemente, di una variante del famoso tatuaggio impresso ai detenuti ai lager: non avendo il coraggio di proporne uno con cui marcare direttamente i musulmani, il nostro ha cercato di farla passare come una proposta che "nasce da questa esplosione dei tatoo" e quindi diretta agli italiani. L'effetto, però, è lo stesso: distinguere i musulmani dagli altri. Il Senatore in questione afferma anche: "noi della Lega non vogliamo un Paese islamizzato, in cui ci dobbiamo nascondere come sta succedendo in tante parti del mondo ai cristiani''. Evidentemente non sa che, per esempio in Egitto, sono proprio i cristiani a marcarsi la pelle, in modo sempre più vistoso sul braccio, con una croce. A dimostrazione del fatto che nei paesi "islamizzati", e ad eccezione dell'Arabia Saudita, i cristiani non hanno nessun timore nel dichiarare pubblicamente la propria fede.
"Tutti gli Ebrei dovrebbero essere cacciati dall'Italia. Non solo le sinagoghe grandi e piccole, ma tutte le diecimila sale di preghiera ebraica presenti in Italia, sono focolai di cellule lobbystiche". Indignati? Credo e spero proprio di si. Arrabbiati? Si deve, assolutamente. Peccato che le affermazioni non fossero esattamente quelle. Non si parlava di Ebrei né di sinagoghe (per fortuna). "Tutti i musulmani dovrebbero essere cacciati dall'Italia. Non solo le moschee grandi e piccole, ma tutte le diecimila sale di preghiera musulmana presenti in Italia, sono focolai di cellule terroristiche". Queste deliranti affermazioni non sono state espresse da un gerarca nazifascista. Né da Magdi Allam (anche se dice più o meno quello, ogni volta che scrive sul Corriere). Né tanto meno da Borghezio (Idem come quello prima). Sono di Carlo Taormina, ex sottosegretario all'interno, che dovrebbe sapere - proprio in virtù della carica allora ricoperta, che i luoghi di culto islamico in Italia non sono affatto diecimila ma appena 735 (Dati della relazione semestrale dei Servizi Segreti al Parlamento).
Ora, la domanda sorge spontanea: come fanno alcuni a negare l'evidenza dei fatti? Come si fa a negare, dopo simili dichiarazioni, il fatto che la propaganda anti-islamica in Italia abbia raggiunto gli stessi livelli della propaganda nazista antisemita? Solo nella Germania Hitleriana e nell'Italia Mussoliniana si sono sentite proposte di espellere la gente sulla base della fede professata. Solo in quel preciso periodo storico si è detto che tutti i luoghi di culto frequentati dagli Ebrei erano centrali dove si pianificava la distruzione della Germania. Solo nella Berlino della II guerra mondiale è stata inventata ed istituzionalizzata la pratica di marcare o tatuare le persone per poterle distinguere le une dalle altre. Ma la domanda più importante è: costoro credono davvero di poter mettere in pratica i loro propositi? Può anche darsi. Evidentemente non si rendono conto che oggi nessuno si farà portare al macello senza reagire. E che l'Italia - grazie a Dio e a Prodi - fa parte dell'Unione Europea, che - grazie a Dio e al Parlamento europeo- annovera, fortunatamente, anche paesi civili dove non viene votata gente simile e che difficilmente li lascerebbero portare a termine i loro piani diabolici. Persino gli Stati Uniti, il paese più duramente colpito dal terrorismo e che in virtù di questo capeggia una coalizione guerrafondaia che combatte tutto tranne che il terrorismo, non permetterebbe simili azioni irresponsabili.
Sorge quindi spontanea la domanda: a cosa servono, esattamente, quelle boutades? A farsi belli davanti al proprio elettorato? A tenere alta la soglia della tensione e della paura? Se così è, non può che essere così, si tratta di manovre non solo meschine ma estremamente pericolose. Certo, ci sono i terroristi, per cui ogni occasione è buona per rivendicare di "difendere i musulmani". Ma si mette a rischio anche l'immagine e la reputazione dell'Italia nel mondo islamico, con cui intrattiene proficue relazioni diplomatiche ed economiche. E, soprattutto, si spinge all'esasperazione il milione e passa - nonché sempre in aumento, volenti o nolenti - di musulmani che risiedono in Italia e che - volenti o nolenti - fanno e faranno parte stabilmente di questo paese, checchè ne pensino i Taormina e gli Stiffoni. Vale quindi la pena di soffermarsi e fare una riflessione molto semplice e molto pragmatica: sapendo che è del tutto impossibile espellere i musulmani in massa senza rischiare un intervento del mondo civile e dello stesso mondo islamico (fortuna vuole che, a differenza degli Ebrei della Seconda guerra mondiale, i musulmani abbiano dei paesi di origine. Sgangherati e disorganizzati quanto vogliamo, ma li hanno). Che è impossibile farlo senza trascinare l'Italia nel fango della storia e della miseria economica (non c'è mica solo il petrolio, sapete: c'è anche l'enorme mercato mediorientale, le ditte italiane e gli alberghi italiani in Medio Oriente, con relative ambasciate e consolati) e senza rischiare, come minimo, la guerra civile, possiamo qualificare questi politici che non stanno nella loro pelle mentre fanno quelle dichiarazioni quantomeno come irresponsabili che non hanno affatto a cuore il popolo italiano e il bene dell'Italia? Ed ora, si scatenino pure quelli che diranno che da questo blog "si minaccia" il Bel Paese.
* NB: Tengo a precisare, visto che da queste parti girano persone in malafede, che non è affatto mia intenzione paragonare italiani, "padani" e cristiani ai maialini. Era evidente, ma meglio ribadirlo: tra l'altro non ho nulla contro i simpatici maialini, protagonisti del primo cartone animato che vidi da bambino. Anzi, visto che ci siamo ed essendo in tema, vi consiglio di guardarne questa simpatica variante, realizzata da Walt Disney durante la II guerra mondiale.