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mercoledì 15 agosto 2007

Vuoti a rendere

di Massimo Gramellini, La Stampa
La notizia che la compagna di bisbocce romane dell’onorevole Mele diventerà un’attrazione dell’imminente stagione televisiva ha gettato parecchi genitori nello sconforto più cupo. A cosa sono serviti anni di sacrifici per dare un’istruzione alla prole, se poi la fortuna arride sempre e soltanto a chi si segnala per vicende violente o cafone? Invece che a medicina o ad architettura, sarebbe stato meglio iscrivere i ragazzi a un corso accelerato di estetica della mutanda e filosofia del nulla: docenti Corona, Costantino e la Lecciso. Eppure c’è un po’ di giustizia a questo mondo. Magari non nelle aule di tribunale e negli uffici di certe procure. Ma nei santuari del consumismo. Là dove il fumoso Famoso, premiato dall’Auditel e venerato da minoranze urlacchianti a favore di telecamera, si sottopone all’unica prova che conta: quella del mercato. Entrate in una jeanseria e chiedete quante magliette e slip di Corona hanno venduto negli ultimi mesi. Poi passate da un negozio di video e domandate se il film del tronista Costantino ha ottenuto più o meno spettatori di una partita di C2. Infine, fate un giro in una di quelle discoteche che affittano come ospiti d’onore la Lecciso e gli altri cloni che la tv produce a getto continuo, con l’unico requisito che non sappiano fare niente. Vi imbatterete in una scoperta interessante. Gli italiani, fin quando c’è da rincretinirsi gratis, sono i più avidi divoratori di scemenze del mondo. Ma appena si tratta di pagarle, le scemenze, diventano saggi come un santone (indù, ché per quelli nostrani quest'estate marca male).
Nota del sottoscritto: Non so quante magliette e slip di Corona sono stati venduti negli ultimi mesi, ma sarebbe interessante sapere invece quante copie vendono le riviste tipo Chi e similiari, che sulle foto vendute da Corona e Co campano tutto l'anno. Leggo sul sito della Mondadori che "Chi rappresenta uno dei fenomeni editoriali più importanti degli ultimi anni, con una diffusione in continua crescita". Sarebbe interessante quantificare proprio questa diffusione e crescita per vedere se Gramellini ha ragione o meno. Quanto alle discoteche, sono stato più volte testimone delle scene di delirio collettivo all'annuncio della presenza del "Famoso/a" di turno. Tra l'altro non credo che una discoteca sarebbe disposta a sborsare 15.000 euro ad un cosiddetto VIP se non fosse sicura di ricavarne almeno il doppio. Gramellini si è dimenticato della prima regola del mercato: a domanda corrisponde offerta. E difficilmente chi offre/si offre lo fa per beneficenza.