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giovedì 27 settembre 2007

Che noia, che barba

Che noia, che barba, che barba, che noia. Ogni volta che si parla di musulmani in Italia, gli argomenti presi in considerazione - tanto da suscitare dibattiti e risse che durano addirittura settimane - sono identici e immutabili come la Sfinge che si erge sulla Pianura di Giza.
L'immaginazione dei giornalisti all'italiana (incluso Magdi Allam'atriciana) è talmente sterile, che non devia dai binari definiti da cinque argomenti: Terrorismo (tema assolutamente in-dis-pen-sa-bi-le quando si parla di musulmani), Moschee, Poligamia, Violenza sulle donne e Velo. Una specie di riedizione dei cinque pilastri della fede su cui si basa l'Islam (Testimonianza di Fede, Preghiera, Elemosina, Digiuno e Pellegrinaggio meccano).
I nuovi pilastri della fede mediatica sono: "Non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani", "Nessuna moschea per gli indonesiani fin quando non costruiscono una cattedrale in Arabia Saudita", "Nè uno, né trino: ai musulmani piace l'Harem quattrino", "I musulmani battono le donne come i tappetini di preghiera" e, l'ultima, "il Velo è simbolo di un' ideologia “imperialista islamica” che vuole dominare il mondo". Quest'ultima, manco a dirlo, l'ha inventata il nostro impareggiabile Allam.
Possibile che un miliardo e passa di invidui di fede islamica, di cui il 20% circa arabi, che vivono nei paesi più disparati del mondo, con diverse eredità storiche e culturali, con differenti usi e costumi, all'ombra di svariati modelli politici, abbiano una vita che non devia da questi "pilastri"? Non ci sono musulmani che si accontentano di una moglie sola a cui portano i fiori ogni giorno? Neanche dieci su un miliardo e passa di esseri umani? Non c'è neanche un predicatore che parli di amore e pace durante la predica del venerdi? In neanche uno dei paesi islamici?
Alzi la mano - o lasci un commento in questo caso - chi ha sentito parlare sui media di Islam o di musulmani ed arabi abbinati a qualcos'altro (Kebab e danza del ventre a parte). La cosa dovrebbe risultare quantomeno sospetta, per un pubblico un po' sveglio: ma questo ovviamente non è il caso italiano. Qui ci accontentiamo delle trasmissioni di Santoro, dove le cartomanti discettano di diritto internazionale e le prediche vengono montate su misura. O degli editoriali di Magdi Allam che - a cadenza regolare - ci ripropina una delle cinque tematiche che ha predisposto all'uso da quanto è approdato al Corriere.
Allam fa il giornalista cosi: propone uno dei cinque argomenti, e dopo qualche settimana passa al successivo. Quando l'intero ciclo finisce, comincia di nuovo con il primo: tanto i lettori hanno già dimenticato di cosa si parlava alcuni mesi prima. Dopo le moschee, la poligamia, siamo quindi tornati al velo, argomento non certo nuovo per il l'indefesso Vicedirettore Onorario del Corriere. Ed è tornato a parlane per dirci che il velo portato dalle signore che vediamo spesso per strada strattonate dalla prole è nientepopodimeno che un simbolo di un' ideologia “imperialista islamica”. Ammazza o'.