Notizie

Loading...

sabato 15 settembre 2007

Fuck you, Fallaci

Oriana Fallaci (29 giugno 1929 – 15 settembre 2006)
di Rina Gagliardi, Liberazione, 13 aprile 2002.
Confesso di non aver mai letto un libro di Oriana Fallaci: di romanzi e saggi da leggere - classici o moderni che siano - prima (e invece) dei suoi ne ho sempre individuati un'infinità. Chissà fino a quando questa libertà di scelta sarà consentita: dopo lo straripare de La rabbia e l'orgoglio, che effettivamente trovi in mano quasi a chiunque, vengono in mente incubi da Brave New World del mai abbastanza compianto Aldous Huxley. Un mondo prossimo (o presente?) nel quale gli articoli, i pamphlet e i romanzi della Nostra son diventati testi obbligatori di lettura in tutte le scuole del regno: di modo ché bambine e bambini assumano il turpiloquio, e la violenza verbale, come sovrana lingua letteraria e, soprattutto, imparino fin dalle elementari a diffidare del tormento del dubbio, ad aborrire l'assillo critico, a precludersi il gusto della ricerca. Un timore che trova cupa conferma nel numero di Panorama da ieri in edicola: contiene l'ultimo "manifesto" dell'Oriana e - ahimé - abbiamo dovuto leggerlo. Intanto, possiamo giurarci: è solo un essai, un'anticipazione ben montata (alla quale non vorremmo contribuire neppure per una parte infinitesima) del prossimo best-seller della Rizzoli o della Mondadori (che invece non leggeremo). Si tratta di un aggiornamento della solita tecnica del j'accuse, questa volta il tema è l'antisemitismo: di esso vengono incolpati tutti, ma proprio tutti, coloro che non piacciono alla Fallaci (a Panorama, alla destra, e così via): vale a dire, la sinistra, i palestinesi, la Chiesa cattolica, la Francia, l'Europa. il movimento pacifista. Non ci sono argomenti, ma solo acidità, insulti, infamie piccole, medie e grandi. Non ci sono analisi, ma conati di vomito. Non ci sono proposte, ma grida scomposte, bizzarramente condite di pretese morali. In futuro - se ci sarà un futuro migliore dei tempi attuali - un testo come questo potrebbe essere utilmente studiato come un documento a suo modo esemplare della decadenza culturale dell'occidente.
Eppure, la Fallaci non ha sempre sofferto degli attuali furori oltranzisti. Nel pieno del Sessantotto, per esempio, era tutta dalla parte del movimento: si trovò a vivere in prima persona la strage della Piazza delle Tre Culture, a Città del Messico, dove rimase ferita ad un braccio. Si scoprì, certo, che quel colpo non era stato poi così accidentale, ma accortamente guidato alla meta - intanto, però, l'episodio fece gran scalpore, la causa degli studenti ne guadagnò in tutto il globo terracqueo, e i libri della Fallaci fecero un balzo. In quegli anni e in quelli successivi, insomma, la Nostra era socialista, progressista, schierata a sinistra: così era il trend, la moda, l'egemonia, se vogliamo scomodare una parola nobile. Ma Il vero tic della Fallaci, forse la chiave di volta delle sue giravolte politiche e dei suoi così detti "scandali", è sempre stato uno spasmodico bisogno di far parlare di sè. Perciò si è travestita da Personaggio che si sente investito dal sacro fuoco di una missione - la missione di se stessa. Un ego talmente smisurato che, accoppiato a una grande astuzia, a uno spiccato senso del business, nonché alle relazioni "giuste", è spesso in grado di determinare il massimo dell'effimero, cioé il successo della cronaca. Chissà se, anche per lei, verrà il giorno in cui chiedersi se ne valeva davvero la pena: non sembra che tutto questo fragore, tutto questo piacere di indossare comodi elmetti, tutto questo rotolarsi nella più vieta volgarità da cortile - e tutti questi soldi abilmente mercanteggiati - le abbiano regalato grandi felicità.
Intanto, un'autrice che vivacchiava in fondo alle classifiche e che rischiava di passare nel dimenticatoio, con un paio di colpi magistrali ha risalito di botto la china. Questa sua ultima fatica usa il consueto artificio retorico di una frase che si ripete, all'infinito, all'inizio di martellanti e raccapriccianti capoversi: "Io trovo vergognoso.... ", tuona la scrittrice. L'intero manifesto poggia su questa ossessiva ridondanza, su una Prosopopea senza fine, su una vera e propria cacofonia stilistica - sembra di ascoltare uno dei pezzi peggiori del peggior Mascagni. E di che si vergogna, la Fallaci? Per esempio, del "corteo di individui che vestiti da kamikaze berciano infami ingiurie a Israele... e pur di rivedere gli ebrei nei campi di sterminio, nelle camere a gas, nei forni crematori.... venderebbero a un harem la propria madre". E ancora: si vergogna "degli studenti palestinesi che spadroneggiano nelle università europee", dei "soliti parassiti che sfruttano la parola Pace", dell' Osservatore romano, della sinistra che ha dimenticato il contributo degli ebrei all'antifascismo, "del signor (si fa per dire) Arafat... eterno bugiardo... eterno terrorista... ". Vi bastino frasi di questa tenore - tutto il resto è in sintonia - che si possono ascoltare al bar, se si ha voglia di andare al bar, o nei congressi di base, se se ne fanno, del partito di Bossi. Colpisce soltanto, verso la fine, un passaggio autobiografico: "Con gli israeliani ho litigato spesso, di brutto, in passato... " Quale delicata modestia! Con chi volete che interloquisca la Nostra, se non con interi popoli, Stati, governi? Che cosa di meno può distribuire se non assoluzioni, condanne, vendette, diritto alla vita e alla morte?
Dicevamo: tutto ruota attorno a un senso dell'Io così grande, che viene davvero da chiedersi come una persona possa fare a convivere con una se-stessa di questa entità. Si spiega così - forse - il delirio d'onnipotenza di cui è preda, la furia distruttiva che scaglia addosso ai suoi molti avversari, il desiderio di morte da cui si lascia pervadere, il radicale disprezzo per gli altri e per le altre. Chi pensasse che questo velenoso micromanifesto di incitamento alla violenza - verso i popoli, le civiltà, le culture, le persone - offre un buon servizio alla causa israeliana, si sbaglia radicalmente: nel già tragico clima che viviamo ogni giorno in Medio oriente, un testo come questo non serve proprio, come ha detto autorevolmente Giulio Andreotti. Cioè serve solo a seminare razzismo e incultura, ad aggiungere intolleranza a intolleranza, odio a odio. "Io trovo vergognoso... " ripete ad ogni riga. Ma si tratta di un lapsus: in realtà, va letto "Io mi trovo vergognosa... " E come darle torto? Fuck you, Fallaci.
Nota: Ringrazio il noto portale di informazione Canisciolti per aver riproposto, nella sua homepage e nella rubrica "In Evidenza", l'articolo intitolato "Cattivi maestri" pubblicato ieri su questo blog.