Notizie

Loading...

venerdì 28 settembre 2007

La legge è uguale per tutti (gli altri)

Ricevo e pubblico volentieri questa lettera inviatami da un caro amico che di professione fa l'avvocato. Da assiduo lettore silenzioso di questo blog, ha deciso di condividere con noi questa storia allucinante accaduta in un tribunale italiano. E' opportuno sottolineare, in questa occasione, che non è la prima volta che si verifica un episodio che denoti la discriminazione dei musulmani - per il semplice fatto di essere musulmani - nei tribunali della Repubblica. Già in passato un giudice della IX Sezione Penale di Milano, il Dr. Michele Montingelli, aveva respinto le testimonianze dei musulmani coinvolti nel caso (e l'ha pure rivendicato in un'intervista al Corriere del 1 maggio 2005) perché secondo lui appartenenti ad "un ambiente culturale i cui membri spesso non hanno modo di distinguersi per inclinazione al rispetto delle leggi italiane e degli obblighi dalle medesime scaturenti, quale ad esempio quello di dire, come testimoni, il vero dinanzi ai Giudici della Repubblica, essere «in re ipsa» considerata contraddistinta da determinante efficacia scagionante”. Poi - nel caso non fosse chiaro - ha stabilito pure il collegamento "ambiente culturale-religione" chiarendo che «Mi riferisco a un'area culturale dove il vincolo di solidarietà, discendente dal credo religioso, nella mia esperienza può portare a violare la legge». Ciononostante, qualcuno ha il coraggio di sottolineare che in "Occidente", tutti sono uguali di fronte alla legge indipendentemente dalla fede o dal sesso. A differenza di ciò che accade, manco a dirlo, nei "paesi islamici". Ma fatemi il piacere...
Caro Sherif
Devo confessarti che, piu' passa il tempo, piu' credo di trovarmi in un altro pianeta. Pensa che ieri, nel corso di un'udienza svoltasi presso il Tribunale di ****, mi è capitato di sentirmi dire dal Giudice in persona (!) che la mia assistita, la quale presenziava con l'Hijab, doveva togliersi il velo in segno di rispetto verso il Giudice......(Nota del sottoscritto: eppure in molte tradizioni religiose e non, proprio il coprirsi il capo è ritenuto segno di rispetto. Basti pensare a come si devono vestire le donne ammesse all'udienza con il Papa)
Dopo aver segnalato la presenza del crocifisso alle spalle dello stesso Giudice, egli ha svolto la sua rimostranza in nome dello Stato laico. Si è peraltro detto disposto a togliere il crocifisso (lui è ateo, ha detto...), a condizione che la mia assistita togliesse il velo. Il mercato è andato avanti per circa due minuti ("io tolgo il crocifisso ma lei tolga il velo") allorchè il sottoscritto, nel ruolo di "casco blu" ha fatto notare che, nell'attuale Stato e a mente della Costituzione che lo stesso Giudice è tenuto a rispettare, sono ammesse liberamente tutte le espressioni religiose, ragion per cui erano da mantenere sia il crocifisso sia il velo.
Dopo aver questionato per circa cinque minuti su Stato Laico e Stato confessionale (argomento interessante ma al di fuori completamente della causa trattata), il Giudice si è ripreso dallo stato di trance e, dando atto di responsabilità, nulla ha piu' detto ed è andato avanti, come doveroso, nella trattazione della causa sorprendentemente (attese le premese) dando ragione alla signora con l'hijab...!
Sottolineo come, ieri, in contemporanea fosse uscito l'articolo di Magdi Allam proprio sul velo islamico: un curioso processo di osmosi?
Questa è l'Italia!